Francesco Cavallini

Chi gioca a tre, fa per sè. Certo, il proverbio non recita esattamente così, ma ben si adatta alla scelta di Allegri, che contro il Chievo ha sperimentato l’Albero di Natale, ricevendo indicazioni miste. La nota dolente è la prestazione di Douglas Costa, ancora non pronto per fare la differenza in Serie A. Il lato positivo della medaglia è l’ottimo inserimento di Matuidi, che è il vero ago della bilancia dello schieramento bianconero. Con il francese il centrocampo può infoltirsi e regalare copertura ai due trequartisti senza bisogno di scomodare gli esterni del 4-2-3-1. Ma soprattutto il beneficio maggiore della presenza dell’ex PSG si ha proprio in mediana, dove regala alla Juventus un giocatore nuovo.

Schema nuovo, Juventus nuova

Che poi nuovo di zecca non è, visto che Miralem Pjanic è arrivato a Torino lo scorso anno. Ma la sistemazione tattica provata (che, giova ricordarlo, non è definitiva) ha permesso ai tifosi bianconeri di scoprire un calciatore diverso da quello ammirato negli scorsi 14 mesi. Il vero Pjanic verrebbe da dire, quello che con la maglia della Roma ha fatto innamorare la dirigenza juventina. Complice la composizione del centrocampo della Juventus, quel Pjanic allo Stadium non si era ancora mai visto. Ma l’arrivo di Matuidi, il frangiflutti davanti alla difesa, ha finalmente liberato l’estro del bosniaco, che non si è fatto pregare nel dimostrarlo davanti al pubblico di casa.

Ma andiamo con ordine. Nel 4-2-3-1 iperoffensivo della scorsa stagione, Pjanic ha quasi sempre fatto coppia con Khedira, che di certo è più votato a difendere del numero 5, ma che non per questo può essere considerato un vero e proprio mediano. La missione di ripiegare spettava quindi ad entrambi, con risultati non proprio ottimi, almeno a giudicare dalla notte di Cardiff. Al Millennium Stadium, mentre Modric, Kroos e Isco facevano a pezzi il centrocampo bianconero, si è compreso quanto potesse mancare un recupera palloni a questa Juventus. Ed infatti è partito il casting estivo, che alla fine ha portato a Torino il trentunenne francese. Non subito però. E si è visto, soprattutto in Supercoppa contro la Lazio.

Regia avanzata e duetti con Dybala

Pjanic ha preso per mano la Juventus orfana di Bonucci, ma così facendo ha ulteriormente ampliato il suo raggio di azione, cominciando ad andarsi a prendere la sfera direttamente sulla sua trequarti difensiva. Un lavoro utile ma stancante, che col passare dei minuti limitava sempre più l’apporto del bosniaco alla manovra. Poi è arrivato Matuidi e la luce, improvvisamente, si è riaccesa. Soprattutto grazie al nuovo assetto tattico. Coperto dall’ex PSG e spalleggiato da Sturaro (nel ruolo di mezzala che nella Juve dei titolari spetterebbe a Khedira, o in alternativa, a Marchisio) Pjanic si è sentito libero di avanzare la sua posizione in campo e fare quello che sa fare meglio, cioè regalare palloni invitanti ai compagni. La presenza di Dybala alza ulteriormente il tasso tecnico della Juventus e fornisce a Pjanic qualcuno con cui dialogare nello stretto, in un remake bianconero della coppia con Totti di qualche anno fa. A beneficiarne è tutta la squadra e contro il Chievo un cioccolatino del bosniaco è arrivato tra i piedi di Higuain, che non ci ha pensato due volte a scaraventare la palla in rete.

Quello della terza giornata è al momento soltanto un esperimento (seppur riuscito), ma offre ad Allegri un’altra soluzione tattica in una stagione in cui come al solito la Juventus si troverà davanti avversari molto diversi tra loro e quindi da affrontare in maniera differente l’uno dall’altro. Certo, il 4-3-2-1 tiene per forza di cose fuori gli esterni offensivi, con buona pace di Mandzukic che tornerebbe a fare il vice Higuain, ma libera a pieno il talento di Pjanic, mettendolo in condizione di brillare e di aiutare i compagni a rendere ancora di più. Nel corso dell’anno si capirà se il gioco vale la candela. O la lampadina. Quella del genio che si accende quando il bosniaco si esprime al meglio.