Francesco Cavallini

Juventus-Real, sfida infinita. A partire dagli anni Sessanta, le due squadre si sono incrociate spesso nella regina delle competizioni europee.

1961/62 – Quarti di finale

Per decidere il primo incrocio tra Juventus e Real Madrid ci vogliono addirittura tre tiratissimi match. I Blancos sono quelli di Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás, i bianconeri sono guidati da Cabezón Sivori e dal gigante buono John Charles. La sconfitta nel match di andata a Torino, cortesia della Saeta Rubia, sembra la pietra tombale dell’avventura europea degli uomini di Carlo Parola. Del resto le merengues sono in serie positiva al Bernabeu “solo” da 22 partite.

E invece ci pensa proprio Sivori a espugnare la fortezza del Real e a rimettere la sfida in perfetta parità. Peccato che all’epoca non esistano i supplementari. C’è quindi bisogno di una terza partita per dirimere la spinosa questione della qualificazione alla semifinale. C’è di più, si dovrà giocare in campo neutro. Tra Italia e Spagna, la scelta arriva quasi scontata. La Francia. Ed è quindi a Parigi, al Parco dei Principi, che si gioca questa sfida decisiva. A condannare i bianconeri all’eliminazione sono tre reti, una delle quali viene realizzata da Luis Del Sol, che nelle otto stagioni successive indosserà la maglia della Vecchia Signora. Inutile il temporaneo pareggio del solito Sivori, in semifinale ci vanno le merengues.

1986/87 – Ottavi di finale

Prima dell’introduzione dei gironi e della conseguente scelta delle teste di serie, non accadeva di rado di vedere già nei primi turni della Coppa dei Campioni degli scontri degni di una finale. È il caso della stagione 1986/87, in cui un’urna con parecchio senso dell’umorismo fa incrociare già agli ottavi il Real dell’olandese Leo Beenhakker e la Juventus, appena rimasta “orfana” del Trap e affidata a Rino Marchesi. I ragazzi terribili della Quinta del Buitre sfidano colonne del calcio mondiale come Scirea e Platini (alla sua ultima stagione).

Al Bernabeu il Real porta a casa la posta grazie a una rete di Butragueño, ma la gara di ritorno al Comunale davanti a sessantamila spettatori entra nella leggenda. A riportare tutto in parità è Cabrini. Il bell’Antonio si lascia andare a una cavalcata delle sue ed è al posto giusto per insaccare sul secondo palo un cross proveniente dalla destra. Si va quindi ai supplementari, che però non cambiano il risultato. Ci vogliono i calci di rigore, ma per i bianconeri non è serata. Tre errori su quattro tiri dagli undici metri, con il solo Vignola in grado di segnare a Buyo. Triste addio all’Europa per Roi Michel, a cui la trasformazione di Juanito toglie anche la gioia di calciare il quinto ed ultimo rigore.

1997/98 – Finale

Una pessima serata da vendicare o un dolce ricordo da cui prendere ispirazione. In fondo, dipende da che punto la si guardi. Il primo e unico precedente tra le due squadre nell’ultimo atto di una competizione continentale. Per la Juventus di Lippi la terza finale consecutiva è una sorta di “bella”, dopo la vittoria del 1996 e la sconfitta contro il Borussia dell’anno successivo. Per i Blancos è l’occasione di spezzare una maledizione e di mettere di nuovo le mani sulla Coppa dalle grandi orecchie (che nel frattempo ha cambiato nome e ora si chiama Champions League), ben 32 anni dopo l’ultimo successo.

All’Amsterdam ArenA la Juventus si presenta con un Alex Del Piero in formissima, capocannoniere della competizione con ben dieci reti all’attivo. Il Real dal canto suo ha eliminato in semifinale i tedeschi campioni in carica e punta molto sul ventunenne Raul. In realtà la rete decisiva la segna (molto probabilmente in posizione di fuorigioco) Predrag Mijatović, che è il più veloce a ribadire in rete un tiro ribattuto di Roberto Carlos. Per le merengues è il titolo numero sette, il primo lontano dalla splendida ma ingombrante presenza del Grande Real. Per la Juventus è la quinta finale persa su sette tentativi.

2002/03 – Semifinali

Fosse un film, si intitolerebbe Il ritorno del Re. Zinédine Zidane, ceduto al Real nell’estate 2001 per la modica cifra di 150 miliardi di lire, affronta i suoi ex compagni nelle sfide che devono decidere chi andrà a Manchester a giocarsi la Coppa. Coppa che in quella stagione è nella bacheca degli spagnoli, conquistata quasi un anno prima a Glasgow grazie a una rete da antologia del numero 5 madrileno. Gli uomini di Lippi, alla sua seconda esperienza a Torino, non sono spaventati dal grande ex e affrontano i Galacticos a viso aperto.

A Madrid questo atteggiamento non sembra una grandissima idea, tanto che al minuto 23 i blancos sono già in vantaggio grazie a Ronaldo (no, non Cristiano). Ma anche la Juventus ha un attaccante rapace, che si chiama David Trezeguet. Uno a uno e palla al centro. Il pareggio regge finchè Roberto Carlos non decide di sparare una cannonata dal limite dopo un corner respinto. A Torino i bianconeri sono chiamati all’impresa e rispondono presente. Il solito Trezeguet e Del Piero portano la Signora in doppio vantaggio. Poi salgono in cattedra Buffon, che para un rigore a Figo, e Nedved, che realizza il tris. Ma la gioia del ceco dura poco, perchè a pochi minuti dalla fine rimedia il giallo che gli costerà la finale, poi vinta dal Milan. C’è anche spazio per il gol dell’ex, ma che abbia segnato Zidane sulle tribune festanti del Delle Alpi importa davvero poco.

2014/15 – Semifinali

Anche la strada verso la finale di Berlino, città che a parte della truppa bianconera evoca dolci ricordi, passa per Madrid. La Juventus arriva alle semifinali grazie all’ottima vena realizzativa della coppia Tevez-Morata, mentre il Real tentenna un po’ troppo nei turni precedenti contro lo Schalke e i cugini dell’Atletico. Scontro tutto tricolore sulle panchine, con Allegri che in Europa sta già facendo meglio di Conte e Ancelotti, eroe della decima, che vuole riconfermarsi re di Coppa.

Ma Carletto non ha fatto i conti con il bacio di Giuda, versione castigliana. Morata, che la Juventus ha acquistato dal Real, ma su cui i madrileni detengono il diritto di recompra, è il vero ago della bilancia del doppio confronto. Già nel match di andata realizza la rete del momentaneo 1-0, che viene poi pareggiata dal solito CR7. La differenza la fa Tevez, che si fa tutto il campo in contropiede prima di essere abbattuto nell’area delle merengues e di trasformare il conseguente tiro dagli undici metri. A Madrid al Real basta una rete per passare e dopo neanche mezz’ora già Ronaldo ha insaccato il rigore concesso per fallo su James Rodriguez. Ma poi splende di nuovo Morata, che poco prima del quarto d’ora della ripresa è lesto a raccogliere una sponda di Pogba, zittendo il suo ex (nonchè futuro) stadio, e a spedire la Juventus a sfidare il Barça di Luis Enrique per il triplete.