Francesco Cavallini

Neanche un mese dall’inizio della nuova stagione e Allegri dà già i numeri. No, il tecnico della Juventus non è impazzito, ma sta sfruttando questa calda estate per sperimentare, in modo da non farsi trovare impreparato ai nastri di partenza del prossimo campionato, quando ci saranno da difendere ben sei titoli consecutivi. E nonostante le amichevoli di luglio non siano esattamente il banco di prova più affidabile, lasciano comunque indicazioni interessanti per capire che Juve sarà, ma anche per Marotta e Paratici, che cercano giorno dopo giorno il modo migliore per migliorare questa rosa. Che è ottima, ma che continua ad aver bisogno di qualche aggiustamento.

Una Juventus, tante idee tattiche

Il tecnico aveva avvisato tutti durante una conferenza stampa, quest’anno la Juventus potrà anche utilizzare l’opzione di un centrocampo a tre. Idea sensata, vista anche la sofferenza della mediana a due durante la finale di Cardiff. Ciò che Allegri non aveva pubblicizzato invece era l’idea di poter sperimentare (grazie a Douglas Costa al posto di Cuadrado) addirittura un 4-2-4, con il buon Mandzukic a sostegno di Higuain e uno spostamento laterale di Dybala. Esperimento durato poco, almeno nell’amichevole con la Roma, ma che rappresenta l’ennesimo tentativo, dopo il 4-2-3-1 fantasia della scorsa stagione, di far convivere il più alto numero possibile della potentissime bocche da fuoco bianconere.

Juventus record

Mario Mandžukić

A tal proposito, i segnali dei nuovi sono incoraggianti. Douglas Costa è la freccia che tutti ricordavano, nonostante qualche panchina di troppo al Bayern. De Sciglio è diligente, non si fa notare granchè in fase offensiva, ma che non fosse Dani Alves non era certo un segreto. L’esordio di Bernardeschi invece risolve un equivoco tattico, il numero 33 può giocare su entrambe le fasce e si accomoda prima sulla sinistra e poi sulla destra, scambiandosi continuamente con il brasiliano. Insomma, in avanti tutto molto bene, con un Mandzukic che ha già messo in chiaro che la sua maglia da titolare non sarà regalata al primo che capita e che se vorranno spedirlo in panchina ci sarà da sudare. La concorrenza è l’anima del commercio, Allegri lo sa bene, e non può che essere felice dell’abbondanza nel reparto offensivo.

Manca un regista arretrato

Ma ci sono anche delle spine in questa rosa bianconera. Delle piccole problematiche ben evidenziate dalla serie di match in Nord America e su cui stanno lavorando sia il tecnico che i dirigenti. La difesa, ad esempio, non convince al 100%. È scontato ripeterlo, ma l’assenza di Bonucci (nonostante le dichiarazioni al riguardo di Chiellini), si sente, sia dal punto di vista difensivo che, soprattutto, da quello dell’impostazione. Appare abbastanza evidente che nel corso degli anni la Juventus si sia abituata a giocare con il doppio playmaker e che nei meccanismi di gestione del possesso l’addio dell’ex numero 19 bianconero non sia stato ancora metabolizzato.

Quando la palla ce l’hanno gli altri, Rugani offre tutte le garanzie del mondo, continua a migliorare e pare pronto per prendersi finalmente la maglia da titolare al centro della difesa. Ma non è un regista arretrato, non ne ha le caratteristiche e nell’economia del gioco si nota. Benatia è lontano dall’essere il difensore dominante ammirato nell’anno in giallorosso e a volte latita anche quando c’è da affrontare l’avversario. Chiedergli di gestire la palla, almeno in questo momento, non è una grande idea. Chiellini sopperisce con l’esperienza a una condizione fisica non ancora ottimale, non certo aiutata da uno scontro non proprio tranquillo con un altro colosso come Dzeko. Stesso discorso vale per Barzagli, che dei quattro dietro è certamente il più adatto a impostare, ma che comincia a sentire il peso degli anni, come dimostra la facilità con cui si fa passare dietro le spalle dall’attaccante giallorosso in occasione del pareggio della Roma.

A centrocampo alla lunga si soffre

E se dietro nessuno gestisce il pallone, come si esce dal pressing alto che ormai quasi tutti applicano per non far ripartire serenamente l’avversario? Semplice, scendono a prendersi la sfera, uno alla volta o addirittura tutti e due assieme, i due centrocampisti. Pjanic e Marchisio (che continua a migliorare partita dopo partita) hanno arretrato di parecchio il loro raggio d’azione per garantire un avvio della manovra fluido e liberare i difensori dall’incombenza del lancione a scavalcare il centrocampo. Ma questo significa coprire una porzione di campo ben più ampia e alla lunga la fatica incide sui titolari in mediana. Non è un caso che alle prime avvisaglie di crollo Allegri lanci il 4-3-3 che, a parte l’esperimento di un Bentancur alla Pirlo, garantisce maggior copertura soprattutto con l’inserimento di una mezzala di quantità. Eppure è proprio nel momento in cui diminuisce il traino offensivo che la Juventus non riesce a ripartire con facilità, si chiude troppo dietro la linea della palla e subisce di più. Coincidenze?

Marchisio juventus

Claudio Marchisio, finora uno dei migliori di questa nuova Juventus

In sintesi, la tournée americana rimanda in Italia una buona Juventus, che grazie ai meccanismi già ben rodati (come dimostra il primo tempo con la Roma, con la squadra composta per dieci undicesimi di reduci della scorsa stagione) può sperare in un buon avvio di campionato. Ma… Ci sono quei due ma, che la società spera di risolvere nell’ultimo mese di mercato. Serve, è abbastanza evidente, il famoso centrale di difesa in grado di impostare dalle retrovie e di liberare di tanto in tanto Pjanic dal compito di scendere quasi al limite della sua area per gestire la palla. Come serve (e i tifosi continuano a chiederlo a gran voce) il centrocampista di quantità e qualità che possa equilibrare una mediana tanto forte quanto fragile, che è capace di dominare le partite e poi spegnersi sul più bello. Marotta e Paratici lo sanno bene, non per niente stanno girando l’Europa alla ricerca di questi due profili.