Vincenzo Marangio

Ci sono due mantra nella filosofia della Juventus. Uno è riconosciuto anche perché apertamente dichiarato e di bonipertiana memoria: vincere è l’unica cosa che conta. L’altro invece fa parte quasi del lato oscuro, il lato negativo della medaglia o se vogliamo un sorta di difetto di fabbrica (che in fondo hanno tutti). Non è un slogan ma, più che altro, una necessità: i bianconeri che fanno della fame la propria arma segreta che spinge a successi in serie, ha bisogno di sfide e di strade in salita per svuotare lo stomaco da una serie incredibile di successi. La paura di perdere per riaccendere la voglia di vincere.

È accaduto spesso nella storia della Juventus, complicarsi la vita per rialzarsi e la storia si è ripetuta anche contro il Tottenham. Sembrava tutto troppo facile, ma non lo era. E nei primi dieci minuti si è anche dato a tutti la parvenza che potesse esserlo, ma no, non lo era affatto. Probabilmente andare a Wembley convinti di avere la vittoria già in tasca sarebbe stato pericoloso, certo chiudere i giochi già all’andata sarebbe stato meglio, ma non da Juve. Perché se è vero che per i bianconeri vincere è l’unica cosa che conta, è altrettanto vero che senza una vera sfida i bianconeri tendono a perdersi. Specie in Champions League.

CI SONO ANCHE GLI AVVERSARI

Se qualcuno pensava che avremmo dovuto vincere contro il Tottenham 4-0 allora non serve un dottore, ne servono tanti… Partiamo dalla fine, dalle dichiarazioni nel post gara di Massimiliano Allegri. Soltanto chi non conosce il Tottenham di “Uragano” Kane ma anche di Dembele, Eriksen, Dele Alli, Erik Lamela (etc..) poteva pensare una cosa simile. Chi conosce davvero gli Spurs era pienamente consapevole che le dichiarazioni alla vigilia di Allegri, la qualificazione si giocherà a Londra, non erano di facciata ma nascondevano una traccia, così come affrontare una squadra inglese (anche se quinta nel proprio campionato) nasconde tante insidie. E poi ci sono gli infortuni: Dybala, Matuidi, Cuadrado, Barzagli, Howedes, Lichtsteiner, sei assenze che tolgono, gioco forza, imprevedibilità, qualità e alternative al tecnico livornese che ha commesso un solo, fatale, errore: tirare i remi in barca troppo presto.

In Champions non funziona il metodo campionato

Le recenti prestazioni della Juventus sono andare in onda quasi come una replica: partenza feroce, alla ricerca del gol (magari due) e poi tutti dietro la linea della palla, con una difesa tornata super, a risparmiare energie e portare a casa il massimo risultato. In campionato, anche quando si è affrontato il Napoli al San Paolo, tutto ciò è bastato. Ma in Champions League, evidentemente, questa formula non funziona. La linea deve restare alta, la concentrazione pure e non si può prescindere da giocatori di qualità ma anche esperienza. Sempre tornando all’analisi di Allegri nel post gara, il tecnico livornese, facendo una lista delle squadre più forti in questa edizione della Champions, ha messo la sua Juve dietro Bayern Monaco, Barcellona, Real Madrid, Psg e City. Ma la Juventus è assolutamente in grado di poter centrare la qualificazione a Londra contro il Tottenham. Eccola la montagna da scalare, magari recuperando anche qualche infortunato per non rischiare…