Redazione

Kali “ni”. Colpa sua o di Montella? L’unica certezza è che a questo Milan mancano, e parecchio, i gol degli attaccanti. Anche la vittoria in casa del Sassuolo è figlia di due situazioni anomale, piuttosto che della stoccata del bomber. Un colpo di testa di Romagnoli e una invenzione di Suso. E Kalinic?

Tanto movimento, poca concretezza

Kalinic non è un goleador. E stupisce chi si stupisce. Kalinic è sempre stato un attaccante molto mobile e abile a creare spazi e agevolare il gioco offensivo, ma non è mai stato uno spaccaporte. Ha una discreta confidenza con la rete, ma non è l’uomo da 30 gol a stagione o quello che ti risolve la partita. Nè Dzeko, né Higuain, tantomeno Icardi. Quelli che, non a caso, hanno fatto la differenza negli scontri diretti. Kalinic ama partire da lontano, scambiare il pallone, lavorarlo, dettare e attaccare la profondità. É un punto di appoggio più che di riferimento. E non ha il killer instinct.

Il suo rendimento resta comunque molto deludente. Un cosa è segnare a raffica, ma nessuno glielo chiede. Un’altra è trovare la via della rete con il contagocce. Tre gol in dieci partite di campionato sono uno score inaccettabile per il centravanti titolare del Milan. Kalinic ha solo un’attenuante e neanche troppo generica. É un finalizzatore, che ha bisogno dei compagni per trovare la porta con continuità. E in questa ottica, il gioco di Montella non lo aiuta più di tanto.

Anche il Milan ci mette del suo

Le prestazioni sono largamente al di sotto delle attese, anche per via di alcune scelte particolarmente penalizzanti. Questione di equilibri mai trovati: quando il Milan segnava parecchio, subiva tantissimo. Adesso che ha trovato un certa impermeabilità difensiva, costruisce pochissimo in zona gol. Il nuovo modulo, fra l’altro, è premiante sopratutto per Suso e Calhanoglu, due che non hanno esattamente il senso dell’assist, anzi: appena vedono lo specchio della porta, non si fanno pregare e calciano. Da tutte le posizioni e con effetti, a volte, anche irritanti.

Il Milan vive sulla ricerca delle soluzioni personali

Il paventato tiki-taka veloce e ragionato, che dovrebbe trovare la propria esplicazione nei piedi del croato, è solo un’idea celestiale, ma non tangibile. I numeri, invece, no. Sono terreni. E spietati. Kalinic ha giocato appena 22 palloni, nonostante la continua ricerca (da parte sua) dei compagni. E allora i casi sono due: o è diventato antipatico e nessuno gli passa il pallone, o il Milan non ha un gioco adatto alle sue caratteristiche e più premiante, ad esempio, per un uomo d’area come Silva. La sosta chiarirà parecchio: se Kalinic si ritrova con la Croazia, è più di un indizio….