Luigi Pellicone

Il match con la Spal ha lasciato in eredità un paio di certezze: il Milan ha dei cecchini dal dischetto. In compenso, però, la convivenza fra Silva e Kalinic è quanto mai complicata. Più volte, nel match contro i ferraresi, si è avuta la netta impressione che i due andassero a cercare la stessa zona di campo. Stessi movimenti, zone identiche. Quanto basta per indurre Montella al cambio e scegliere Suso come seconda punta. Una scelta che potrebbe essere confermata contro la Sampdoria.

Chi deve adattarsi è Kalinic

Uno è di troppo? Difficile dirlo dopo appena 90’ giocati insieme. L’unica certezza è che, qualora i problemi persistessero, bisognerà adattarsi. E in questo senso, chi deve fare un passo indietro, in tutti i sensi è Kalinic. Il croato abbina fisico e movimenti da centravanti ai piedi e alla visione di gioco di un trequartista. Si muove meglio lungo il fronte d’attacco e ha più soluzioni rispetto al collega di reparto. Kalinic ha il fisico per reggere il contrasto alle spalle dei difensori e anche la sensibilità tattica per muoversi spalle alla porta, ricevere il pallone difenderlo e smistarlo, sdoppiandosi nel ruolo di centravanti rifinitore. Caratteristiche che, in assoluto lo avvantaggiano: dovendo scegliere, Montella preferirà lasciare in campo un calciatore che gli offre più soluzioni tattiche e la capacità di segnare gol in tutti i modi. Partendo da lontano, lanciandosi in profondità, scambiando con il compagno o attaccando il primo o il secondo palo.

Silva è piu freddo ma meno completo

Silva non ha le doti di Kalinic. In compenso ha un quoziente reti migliore. Se messo a tu per tu con il portiere difficilmente sbaglia. E in generale si muove e vive più per il gol rispetto al croato. I suoi movimenti sono più da centravanti puro. Il croato si muove come regista offensivo, il portoghese cerca il pallone dettando il passaggio in profondità oppure ingaggiando duelli fisici per prendere posizione. Silva, come Kalinic, sa fare perno sul marcatore, ma non ha la sua visione di gioco. Il suo movimento è più da attaccante puro. Stop, controllo, difesa del pallone, giravolta e tiro. Non ha tecnica e piedi particolarmente raffinati, quindi deve muoversi, per forza di cose, di agilità e forza.

Si pestano comunque i piedi

Kalinic e Silva, sebbene di razza diversa, sono e restano due “animali da area di rigore”. Silva più rapace, Kalinic più gazzella. Tuttavia la convivenza è quanto mai difficile. Entrambi cercano lo stesso punto di riferimento: il difensore centrale. Sia l’uno che l’altro svariano ma in verticale e mai in orizzontale. Uno si smarca usando il fisico, l’altro l’intelligenza tattica. Tuttavia hanno una dote in comune: saper aggirare il difensore alle spalle e dettare il passaggio in profondità. Ecco perchè, con alle spalle un trequartista e dividendosi l’area, uno a destra e l’altro a sinistra, potrebbero anche giocare insieme. 3-4-1-2 con Calhanoglu-Kalinic-Silva. Più di un’ipotesi.