Luigi Pellicone

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Montella, in vista della partita di Europa League con l’Austria Vienna, cala gli assi di coppa. Giocano Kalinic e Silva. Il momento degli esperimenti è finito. Il 4-1 subìto a Roma con la Lazio è per certi versi una lezione salutare. Uno schiaffo, a volte, è ciò che serve per ritrovare contatto con la realtà. L’Europa League è il palcoscenico ideale per ritrovare fiducia. Del resto, la competizione internazionale è la riserva di caccia per eccellenza dei rossoneri.

Silva, una bocca da fuoco

Vai, Silva. Sinora poco impiegato, ma era la bocca di fuoco del Porto e della nazionale Campione d’Europa ma già “battezzato”. I più cattivi hanno già etichettato l’attaccante come “sopravvalutato” e sostengono che la quotazione sia legata ai buoni uffici di Jorge Mendez. Oh, calma: il portoghese non è l’ultimo arrivato. É il “figlio” calcistico di Cristiano Ronaldo. Un nove a tutti gli effetti che si sta ambientando a un calcio diverso, molto più tattico. Certo ha una dote che non si può acquistare: la “garra”. Il ragazzo pecca di cattiveria. Gli manca il “killer instinct”, nonostante riesca sempre a farsi trovare smarcato. Evidentemente ha senso della posizione e buone qualità tecniche. Adesso può muoversi da attaccante di manovra e giovarsi dell’aiuto di Kalinic. E la sensazione è che qualcosa, anche nelle gerarchie, potrebbe cambiare. D’accordo dietro Cutrone, che trasforma ogni palla in rete. Borini, però, oggettivamente no. Silva è altra pasta di giocatore.

Kalinic è il partner ideale

Esordio stagionale anche per Kalinic, sbarcato a Milano dopo una trattativa infinita che, essendosi protratta in contemporanea con l’accostamento di grandi nomi, si è trasformata in un boomerang mediatico. L’acquisto del centravanti è sembrata una seconda o una terza scelta, dietro Belotti e Aubemayang. In realtà Montella lo ha fortemente voluto: quasi sponsorizzato. Ne apprezza lo spirito di sacrificio e la capacità di adattamento a più moduli di gioco. Kalinic sa dialogare con i compagni cercare la conclusione personale, attaccare lo spazio o aprirlo per l’inserimento dei compagni a rimorchio. Fra l’altro, in una squadra che presto vivrà la metamorfosi fra il 4-3-3 e il 3-5-2 Silva e Kalinic possono convivere serenamente. Il portoghese potrà concentrarsi su ciò che gli riesce meglio, ovvero capitalizzare gli spazi aperti dalla prima punta. Kalinic ci metterà il cuore e la tecnica. E probabilmente cambierà tutto.