Redazione

Bentornato Kalinic, certo che ce ne ha messo di tempo. Beh, San Siro senza dubbio porta fortuna l centravanti croato: una tripletta nella sua prima apparizione alla Scala del Calcio. Una doppietta all’esordio da titolare con la maglia del Milan. Kalinic si prende la scena e crea, suo malgrado, l’ennesimo dualismo.

Il tempo è galantuomo

Strano davvero, il destino di Kalinic: il centravanti ha atteso a lungo il Milan. Inseguito per due mesi, e poi finito in panchina. Esordio alla quarta giornata. Non se l’aspettava nessuno. Probabilmente, neanche lui. L’unico suo difetto? Un acquisto poco “mediatico”, vittima probabilmente anche dei grandi nomi che sono circolati prima del suo arrivo Milano. Le trattative legate e nomi più prestigiosi, lo hanno relegato al ruolo di “ripiego”. Cosi non è. Anzi. E però, sempre per un destino quanto mai curioso, potrebbe tornare nuovamente in panchina sin da mercoledì prossimo.

Il centravanti ideale per Montella

Tecnicamente e tatticamente Kalinic è l’attaccante giusto per il gioco di Montella. Sa aprire gli spazi ai compagni, attacca la profondità, gioca per i compagni e, sopratutto, si adatta perfettamente a qualsiasi modulo. Il croato sa muoversi sia con gli esterni che come punto di riferimento in avanti con Suso trequartista. Il tecnico ne apprezza inoltre l’innata capacità di realizzare gol “sempre nuovi”. Fisico da centravanti e piedi da trequartista.

Ha il 7 ma vuole giocare da nove.

Contro l’Udinese, Kalinic si è mosso come unico terminale d’attacco. Da principe dell’area di rigore non ha perdonato, tesaurizzando i palloni giocabili. La sua presenza ha permesso di lasciare intatto il 3-5-2, trasformato, per l’occasione nel 3-5-1-1. Quanto basta per aprire l’ennesimo dualismo. E adesso? Come si fa a lasciarlo in panchina? E, sopratutto, considerando l’insostituibilità di Suso, possibile che non ci sia più spazio per Silva. E Cutrone? Calma, la stagione è lunga e, come dimostra l’Europa Legaue, c’è spazio per tutti.