Fernando Orsi

Di Fernando Orsi. Disertare gli allenamenti sembra essere diventato il gioco dell’estate: da Kondogbia, passando per Spinazzola, fino ad arrivare al giovane Bernardeschi (ma casi del genere ci sono sempre stati: pensiamo a Diawara, ex Bologna, che per un mese buono scomparve dalla faccia della terra), l’assenteismo, almeno per questa stagione, esce dal Palazzo e gioca a pallone. Non solo, già che ci siamo buttiamo dentro tutti i mali: e allora ecco la longue durée del mercato estivo; ecco le società in scacco a procuratori e giocatori che vogliono cambiare casacca; ecco contratti che ondeggiano ormai tra il lusco e il brusco, più simili alla carta straccia che a credibili vincoli legali. Come leggere, dunque, queste nuove, sconfortanti direzioni di un calcio che senza esitazione possiamo dire stia veleggiando verso un’inevitabile deriva?

Concentriamoci, per adesso, solo sulle prime due questioni.

Tanto per cominciare è più di una semplice impressione quella di vedere giocatori che sembrano ignorare il rispetto per la propria professione. Presentare un referto medico che certifica un presunto acciacco, del resto, non è secondo me il miglior modo per rendere onore al proprio mestiere. Che poi è vero anche che in questa circostanza con un unico colpo sono state fatte due vittime: non solo è andato a farsi benedire il rispetto per la propria professione, ma anche quello per i propri compagni, che è fondamentale in uno sport in cui la coesione del gruppo è tutto.

Per passare poi alla questione mercato, ritengo eccessiva la sua durata, soprattutto se le operazioni di compravendita proseguono anche a campionato iniziato. Allegri e Inzaghi, nei giorni scorsi, hanno saggiamente proposto: un mese di mercato e stop, altrimenti non se ne esce più. Prendiamo il caso emblematico di Keita: avrebbe dovuto giocare la finale di Supercoppa italiana contro la sua (probabile) prossima squadra, ma qualcosa sembra essere andato storto. Risultato: Keita misteriosamente non convocato. Credo che un mercato che non sia in concomitanza con le competizioni, dal primo al trentuno luglio, per esempio, faciliterebbe incredibilmente le cose.

Veniamo, infine, alle ipotesi finali. Come comportarsi?

Gli allenatori, immobilizzati da un disarmante imbarazzo, non possono opporsi a questo nuovo andazzo; lo stesso vale per le società. Occorre una regolamentazione diversa, più rigida, alla quale la Federazione dovrà provvedere in maniera incisiva, con l’obiettivo di far rispettare i regolamenti per consentire a tutte le parti di avere maggior controllo su simili anomalie.