Redazione

L’Inter degli olandesi? Oh mamma. Forse è meglio studiare la storia, prima di lasciarsi andare a certe gaffe. In tal senso eccone una. Inizia, così: Zenga; Bergomi, Brehme; (tedesco), Matteoli, Ferri, Mandorlini; Bianchi, Berti, Diaz, Matthaus (tedesco) Serena. Questa non è una squadra qualsiasi. É l’Inter dei record. quella che ha frantumato ogni record della storia del calcio italiano nei campionati a 18 squadre. Scudetto vinto con 58 punti su 68 disponibili, frutto di 26 vittorie sei pareggi e due sconfitte. Un campionato a senso più raro, che unico.

L’Inter dei panzer, altro che tulipani

La stagione 1988-1989 resterà per sempre. Quella Inter resterà per sempre. Nata come risposta al dominio rossonero: nel 1987-1988 il Milan degli olandesi (loro, si) conquista uno scudetto attesto nove anni. Anche l’Inter è in attesa dal 1980, ma, come spesso le accade, parte sempre con grandi ambizioni per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. La vittoria del Milan è troppo, però. E allora il presidente Ernesto Pellegrini non ci sta. Rivoluzione: via Scifo, Altobelli, Passarella. Arrivano due panzer. Lothar Mattthaus e Andreas Brehme. E il caso porta in dote un argentino dal fiuto del gol: Ramon Diaz. (Doveva arrivare Madjer ma problemi fisici ne impediscono l’acquisto). Chiudono il cerchio due ragazzi di belle speranze: Alessandro Bianchi, nome e cognome banale ma due p…olmoni così. L’altro è Nicola Berti.

L’Inter non è una squadra. É un moloch inarrestabile.

Non serve altro. Sotto la guida di Giovanni Trapattoni, l’Inter, non vince. Stravince. Non corre. Vola. 8 vittorie e due pareggi per prendere il largo e poi tanti saluti. Una marcia trionfale che porta alla vittoria dello scudetto con 4 giornate d’anticipo. É il 28 maggio del 1989. Si gioca Inter-Napoli. Careca prova a rovinare la festa ai nerazzurri. Una sfortunata autorete di Fusi pareggia i conti. Una folgore di Matthaus su punizione chiude la pratica. 2-1 un destro potentissimo, angolato, lì, dove si annidano i nemici dell’igiene. La rete contiene a stento il pallone. E San Siro una gioia attesa per nove anni. Scudetto strappato al Milan, che si rifarà con una straordinaria vittoria in Coppa dei Campioni.

L’Inter dei record festeggia lo scudetto

L’arrivo del terzo panzer: Jurgen Klinsmann

L’anno successivo l’Inter parte con grandissime ambizioni. Senza mezzi termini, vuole tornare in cima all’Europa. Per riuscirci acquista un ragazzo nato e cresciuto a pane e gol. Storia di Jurgen Klinsmann. Fornaio come tradizione di famiglia. Poi, però, considerato che sfornava molti più gol che dolci, e che giocare a calcio gli riusciva anche molto meglio che impastare, cambia strada e diventa uno dei bomber più prolifici d’Europa. Gol a badilate nello Stoccarda. Arriva l’Inter e subito la maledizione. Fuori al primo turno di Coppa dei Campioni, eliminati dagli svedesi del Malmoe. Una sconfitta che destabilizza il gruppo: l’Inter chiude con una Supercoppa Italiana una stagione iniziata con ben altre ambizioni.

L’Europa arriva in…ritardo: 1990-1991 l’anno della prima Coppa UEFA

Intermezzo: nell’estate del 1990 Matthaus, Brehme e Klinsmann diventano campioni del mondo. La sbornia mondiale non intacca la fame di vincere dei panzer. Il Napoli di Maradona è irraggiungibile, ma l’Europa è alla portata. I nerazzurri iniziano un’agonica marcia verso la coppa UEFA. Perdono a Vienna, contro il Rapid, ma ribaltano al ritorno. 3-1 ai supplementari. Un “do” di petto che cancella l’amarezza dell’anno precedente. Il cammino è e resta di una sofferenza inaudita. É solo il primo passo. Quello che accade dopo, è leggenda.

Klinsmann festeggia il gol dell’1-0

Secondo turno di coppa UEFA. Inter-Aston Villa

Sedicesimi. L’Inter pesca l’Aston Villa. Brutta e cattiva. Infatti, in terra d’Albione rimedia due schiaffoni. Irrecuperabile? Tecnicamente si. Ma nulla è impossibile per l’Inter che scrive una delle più belle pagine della propria storia. San Siro sogna una rimonta storica, proprio come quell’Inter – Liverpool del 1965. San Siro trabocca di passione. E diventa emozione dopo 6′. Jurgen Klinsmann. Il disegno comincia a prendere forma. Nel secondo tempo, punizione di Matthaus, arriva Berti 2-0. Il terzo gol è di Bianchi, quello con un nome italiano ma con due p…olmoni tedeschi.

Da li in poi è tutta discesa.

Cadono, nell’ordine, Partizan Belgrado, Atalanta e Sporting Lisbona. Finale tutta italiana con la Roma. Andata a San Siro, pratica liquidata con un 2-0 che mette quasi in ghiaccio la Coppa. Champagne in frigo all’Olimpico. Brehme, Klinsmann, Matthaus. Ancora lì. Ancora una finale. Un anno dopo. Questa volta italiani e tedeschi festeggiano insieme. Il muro interista resiste agli assalti giallorossi. 1-0. Sconfitta dolcissima. Bergomi alza la coppa Uefa al cielo. L’Inter torna a festeggiare in Europa dopo 25 anni. É la coppa degli addii, la fine di un ciclo. Brehme, Matthaus e Klinsmann lasciano nel 1992, carichi di gloria. Erano tedeschi. Thohir, sarai anche lontano, ma almeno le basi. E che Diavolo. Ops. Scusate…