Luigi Pellicone

C’è modo e modo di congedarsi. Medel e Kondogbia hanno scelto il modo migliore e quello peggiore per dire addio all’Inter. Il cileno a testa alta, salutando e ringraziando, dopo aver dato tutto. Il francese è sparito nel nulla, si è dato alla macchia. Beh, l’Inter, come sempre, non si fa mancare nulla: due addii, profondamente diversi. Uno ratificato attraverso una lettera strappalacrime. L’altro consumatosi di fatto con una fuga disonorevole.

Un ragazzino viziato che non merita la maglia

Kondogbia, complice la sesquipedale stupidaggine commessa, non è più un giocatore dell’Inter. Il francesino ha avuto la geniale idea di non presentarsi agli allenamenti per accelerare la propria cessione. Una mancanza di rispetto verso i compagni, la società che ti paga, l’allenatore. Ennesimo disastro di un ragazzino viziato che preferisce un posto da titolare al Valencia piuttosto che sudare per giocarsi le possibilità di indossare la casacca nerazzurra. Spalletti lo ha già strigliato, la società gli comminerà una multa e poi lo cederà. Il gesto qualifica la statura umana del ragazzo. Potenziale grande giocatore, ma scarsa personalità. Paradossalmente però la sua decisione impulsiva rasserena l’ambiente nerazzurro: si temeva che Kondogbia potesse maturare ed esplodere altrove. Non c’è pericolo. Anzi, prima si vende, meglio è.

Un uomo vero, che nonostante i suoi limiti si merita un “grazie”

Medel non voleva andare via, ma non rientrava nei piani di mister Spalletti. Il cileno però ha lasciato l’Inter come si deve. Prima una foto sul proprio profilo Instagram: un aereo che sorvola San Siro e una faccina triste. Poi una lettera di ringraziamento a tifosi, compagni e società. Il Pitbull ha passato tre anni a Milano. Forse anche troppi, per le sue oggettive qualità. Forse per questo è cosi riconoscente. La sua partenza ha diviso in due i tifosi. Medel non ha mai rubato l’occhio: i puristi di San Siro non ne sentiranno la mancanza. I tifosi più ruspanti, invece, già lo rimpiangono. Perchè Medel non è un fenomeno, ma non serve essere un campione. Basta dimostrare attaccamento alla maglia. Sudarla, onorarla, viverla. Ecco, appunto. Medel è senza dubbio uno “scarpone”: ma neanche il più acerrimo dei detrattori può contestarne l’impegno, e il cuore. Qualità che appartengono a una cerchia ristretta: quella di chi si guadagna comunque il rispetto. Sul campo.