Francesco Cavallini

Prima o poi, in ogni squadra ne passa uno. Quel calciatore che ha talento, o che almeno pare averne. Ma a cui manca sempre un soldo per fare una lira, che vive sul rischioso limite tra la consacrazione e il fallimento. Spesso (ma come vedrete non sempre) si tratta di ragazzi sfortunati, o semplicemente inadeguati al palcoscenico che calcano. È ingeneroso definirli scarsi, perché non si arriva in una grande squadra per caso. Ma, almeno ad un occhio esterno, può sembrare che accada. E quando c’è molto da dimostrare qualcosa, la sindrome di Willy il Coyote è sempre dietro l’angolo.

Come il tragicomico eroe dei Looney Toons, questi calciatori le provano tutte. Cadono, ma non mollano mai, volendo citare il celeberrimo brano di Eugenio Finardi. Gli può cadere il mondo addosso, possono finire sotto un masso, ma loro non si arrendono mai. Ed ecco perchè è impossibile non volergli bene. Da errori di mercato, bidoni da scaricare, delusioni profonde, diventano amici da aiutare, da spingere, da spronare. Perchè la voglia di mostrare al mondo di saper giocare a calcio, di non essere capitati in una big per qualche strana congiunzione astrale, di poter raggiungere gli obiettivi preposti, quella non la perdono mai. I più romantici sognano la vittoria decisiva della propria squadra proprio con una loro rete, o un intervento decisivo. Ma parliamo pur sempre di Willy il Coyote. E quindi il lieto fine non è quasi mai un’opzione.

Eccone qualcuno. Ma leggendo queste righe chiunque penserà a un ragazzo che ha indossati i sacri colori della propria squadra. Che ci ha provato, senza riuscirci. Ma per cui tutti hanno tifato fino all’ultimo.

Juan Manuel Iturbe

Il re dei Willy il Coyote della Serie A. Se le prestazioni in campo si valutassero dall’impegno, il romanista sarebbe in cima a ogni classifica di rendimento. Dal primo al novantesimo (quando gli capita di giocare) a correre a testa bassa. Ecco, forse il problema è proprio lì, nella necessità di giustificare il proprio acquisto che attanaglia l’ex Verona sin dal suo arrivo a Roma. Anche la sfortuna, come nella migliore delle tradizioni, ci ha messo del suo. Ottimo inizio, reti in campionato e in Champions League e poi un infortunio. Da quel momento in poi, il buio.

Juan Manuel Iturbe

Nella Capitale c’è chi si chiede che fine abbia fatto il gemello forte, qualcun altro lo ricopre di fischi, anche quando torna in una delle sue sporadiche comparse da ex in prestito. Ma in fondo la tifoseria giallorossa ha adottato il paraguaiano. Il sogno, neanche troppo proibito, di vincere un derby con Iturbe protagonista si è realizzato, ma neppure questo ha svegliato il ventiquattrenne dal torpore. E nel frattempo è passato a velocità supersonica il suo personalissimo Beep Beep, quel Paulo Dybala che di Iturbe rappresenta un po’ la versione di successo. E Juan Manuel? Continua a impegnarsi. Ad autolanciarsi a tutta velocità in contropiedi improbabili, a tentare dribbling con zero possibilità di successo. Testardo. Proprio come Willy.

Filip Djordjevic

Con il serbo della Lazio si entra a piedi pari nel territorio della sfortuna, altra caratteristica tipica del coyote più famoso della storia dei cartoni animati. I suoi piani, artificiosi, pieni di congegni e studiati fino all’inverosimile, falliscono sempre per un intervento esterno, anche minimo, che sconvolge ogni calcolo fino al tragicomico finale, che di solito porta il nostro eroe a schiantarsi. Ecco, Filip Djordjevic rappresenta lo sfigato per eccellenza. Arriva alla Lazio dal Nantes a parametro zero e pronti via schianta il Palermo con una tripletta. Tutto troppo bello per essere vero. E infatti arriva la sfortuna. Infortunio alla caviglia, fuori tre mesi.

La consacrazione è solo ritardata? No, perchè al ritorno fa seguito un’altra bella dose di jella. Finale di Coppa Italia tra Lazio e Juventus, la partita è ai supplementari, quando Filip si trasforma definitivamente in Willy. Lancio di Candreva, stop e sinistro di prima intenzione da fuori area. Il calcolo è perfetto, la sfera non può non insaccarsi nella rete bianconera. Sicuri? Questione di millimetri, perchè la palla cozza contro il palo. Interno. Quante sono le possibilità che la sfera non caramboli in rete? Minime. Eppure accade. E quante sono invece le chances che il pallone decida di colpire anche il palo dall’altro lato? Ecco. Il filo d’erba che cambia la direzione di un millimetro, la roccia che sbilancia il trampolino, un tombino scoperto non segnalato. Insomma, la sfortuna. Che forse non esiste neanche. Ma andatelo a raccontare a Djordjevic, che da quella sera in due stagioni ha segnato solo sette volte nonostante l’impegno.

Leo Messi

Come è possibile? Il più forte calciatore degli ultimi anni in questa lista? Sacrilego, ma sensato. Perchè in comune con Willy, Messi ha un obiettivo che pare irraggiungibile. Il Beep Beep dell’argentino assume varie forme, ma la specie è sempre la stessa. Un successo internazionale con l’Albiceleste. Gli sfugge, a volte per sfortuna, altre per impreparazione. E dire che l’impegno non manca, anche quando, in fondo, la Pulce potrebbe vivere bene anche senza mettere nient’altro in bacheca. Come il coyote, che probabilmente potrebbe nutrirsi di tante altre cose, ma che continua nella sua ostinazione di voler mettere in tavola lo struzzo.

Che lo elude, lo sbeffeggia, gli fa credere di essere finalmente riuscito nel suo intento e poi va via sfrecciando. Lo ha fatto la Coppa del Mondo, con la rete di Gotze che incorona la Germania. Due volte è accaduto in Coppa America, in entrambi i casi contro il Cile e sempre ai calci di rigore. Lo sforzo, la fatica, nulla ha permesso a Leo di raggiungere l’obiettivo. Ma Messi è testardo e continua a provare, pur sapendo che inesorabilmente il tempo passa e le possibilità saranno sempre meno. In realtà lo scorso anno si è scoraggiato. Troppo bruciante la seconda delusione continentale, Willy il Coyote appende il suo arsenale al chiodo. Ma è solo la fine di un episodio. Non poteva essere altrimenti.

E quindi i nostri piccoli grandi Willy continueranno con trappole improvvisate e piani diabolici a provare ad acchiappare i propri sogni, o almeno a scacciare gli incubi che funestano la loro carriera. Ce ne sono tanti altri, in giro per l’Italia e per il mondo. Se volete, raccontateceli. Li ameremo assieme a voi. Perchè in fondo a Willy il Coyote non si può che voler bene.