Matteo Muoio

Bel gioco e sorrisi, questa la ricetta del Las Palmas, vera sorpresa della Liga nelle ultime 2 stagioni. Nell’estate del 2015 i canari ritrovavano la massima serie dopo 13 anni di purgatorio e inferno tra Segunda Divisiòn e Segunda Divisiòn B: se l’11esimo posto del 2015-2016 sembrava un miracolo, quest’anno i gialli sono riusciti addirittura a migliorarsi in termini di punti. Vero, sono 12esimi, ma l’Europa League dista solo 7 punti e i ragazzi di Quique Setièn ci credono. La scorsa settimana hanno sfiorato il colpaccio al Bernabèu, sabato ne hanno rifilati 5 all’Osasuna. Ad impressionare è, soprattutto, la qualità del calcio espresso dal Las Palmas, che gioca e diverte (quasi) come le più grandi di Spagna; l’azione del gol di Boateng contro il Villarreal dello scorso ottobre può essere considerato la summa del concetto calcistico dei canari. Una squadra che in campo mette tutto l’orgoglio isolano degli spagnoli di fuori – le Canarie, ricordiamo, sono comunità autonoma – e interpreta il cacio come la vita, con fantasia e spensieratezza. La rosa è stata allestita con lungimiranza e ottime idee a fronte di un budget ridottissimo: c’è il giusto mix di giovani e uomini d’esperienza, in più, sotto il sole delle Canarie, si stanno rilanciando diversi giocatori reduci da stagioni sottotono.

Le stelle

Il pezzo pregiato dell’11 di Setièn gioca centrale di difesa: si tratta dell’uruguagio Mauricio Lemos, classe ’95. Arrivato lo scorso anno in prestito dall’Anzhi – e riscattato per 4 milioni – si sta imponendo come uno dei migliori centrali della Liga. Veloce, tecnico, forte in marcatura, in estate ha rifiutato il Barcellona perché non voleva fare panchina. Pare ci stia pensando il Real, per meno di 20 milioni non si muoverà. Bene pure il suo compagno di reparto, il maiorchino Pedro Bigas, meno appariscente ma assolutamente affidabile. Il metronomo del centrocampo è il figlio di Las Palmas Roque Mesa: nato e cresciuto sull’isola, ha iniziato col Levante per poi tornare subito alle Canarie, prima al Tenerife, poi al Las Palmas. Ha esordito in Liga a 26 anni, oggi è considerato uno dei migliori centrocampisti del campionato e il ct Lopetegui lo sta studiando. Davanti il pericolo numero è il canterano Jonathan Viera, 27 anni. Ex nazionale u.21 spagnolo, da giovanissimo era considerato un crack, ha deluso le attese. Lo scorso anno, dopo le deludenti esperienze tra Spagna – Valencia, Rayo – e Belgio con lo Standard Liegi, è tornato nella squadra della sua città, quella che lo ha cresciuto e lanciato; è rinato, si sta esprimendo su livelli altissimi e in estate, molto probabilmente, avrà di nuovo la possibilità di lasciare Gran Canaria. Ci pensi bene.

Las Palmas-Liga

Mauricio Lemos, al Las Palmas dal 2015

BOATENG, JESE’ E GLI ALTRI. RINASCERE A GRAN CANARIA
L’aria di Gran Canaria, come detto, ha rivitalizzato diversi elementi reduci da esperienze deludenti o già dati per bolliti. Boateng su tutti. L’ex Milan, a 29 anni, sembrava già un giocatore sul viale del tramonto. Ha scelto di ripartire da una piccola realtà, a cifre ben diverse da quelle percepite negli ultimi anni. Mai scelta fu più azzeccata: 7 gol e 2 assist in 22 presenze, da trequartista o falso nueve, ora può anche vantarsi di essere l’unico giocatore in attività ad aver segnato nei 4 maggiori campionati europei. Sta facendo molto bene anche un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano, l’ex Inter ed Empoli Marko Livaja: il talento c’è sempre stato, il carattere difficile lo ha limitato ovunque sia andato. Quest’anno no, sapeva di non poter più sbagliare, si è messo al servizio di squadra e compagni e con 5 gol e tante prestazioni importanti è risultato spesso decisivo. A gennaio ha scelto Gran Canaria pure l’ex Real Jesè Rodriguez, che a Las Palmas ci è nato: al Real era chiuso da mostri sacri, pure al PSG lo spazio era pochissimo, ora è tornato a sentirsi importante. Contro l’Osasuna ha trovato i primi 2 gol con la nuova maglia, è in prestito secco ma ha già fatto sapere di voler restare. Non è facile, considerando che i francesi lo hanno pagato 25 milioni. Sempre a gennaio, l’Amburgo ha deciso di mandare sull’isola felice Alen Halilovic, il talento croato che fino a qualche tempo fa veniva considerato il nuovo Modric. Classe ’96, tre estati fa il Barcellona investiva 10 milioni per strapparlo alla Dinamo Zagabria. Dopo una buona stagione nella formazione B ha fatto bene pure l’anno passato allo Sportin Gijon, in prestito. In estate però i blaugrana hanno deciso di rinunciarci, cedendolo agli anseatici, seppur con la classica possibilità di recompra: in Germania il ragazzo non s’è ambientato, al Las Palmas sta ritrovando minutaggio e convinzione.

Jesè in azione contro la sua ex squadra