Redazione

Il silenzio ancora per poco e poi, statene certi, saranno bordate, perché ognuno dirà la sua in una storia che nessuno in casa Lazio si sarebbe mai aspettato. Lucas Biglia ha la valigia sul letto, è pronto per un altro viaggio. Un viaggio verso Nord voluto in prima persona con la regia del suo procuratore. L’argentino ha deciso: meglio il Milan dei cinesi che la Lazio di Lotito. Meglio mettersi alle spalle un sentimento e scartare l’offerta di Tare. Un’offerta eccezionale, fuori dalla logica del bilancio degli ultimi anni. L’amore e il senso di appartenenza per una squadra ormai sono soltanto optional. La moda dei giorni nostri prevede annullamenti di memoria e fughe schizofreniche verso lidi differenti, sperando in scudetti mirabolanti e chissà quanto possibili. Metteteci le percentuali dei procuratori e il gioco diventa meno complicato del previsto.

Un gioco da ragazzi in cui Biglia ha manifestato la propria volontà. Preferibile andare da Montella per un’avventura non così lunga e più ricca di quella che avrebbe potuto fare con la maglia della Lazio, di cui sarebbe stato ancora il Capitano indiscusso. Il rifiuto di Biglia, maglia da onorare a parte, non avrebbe contemplato durate e cifre. Eppure, dire ancora sì alla Lazio sarebbe stato bello, quasi esclusivo. Sarebbe stato un altro tassello non indifferente da aggiungere alla lazialità sbandierata dall’argentino nei mesi scorsi. Un trattamento unico, deluxe, ma rispedito definitivamente al mittente. Sì, ancora alla Lazio sarebbe stato diverso. Un altro viaggio lunghissimo che presumibilmente lo avrebbe portato, dopo la fine della carriera, a ricoprire un ruolo dirigenziale.

biglia lazio

Candreva e Biglia, insieme alla Lazio prima della questione capitano

La partenza di Biglia non era più una notizia. Da tempo si sapeva parecchio, diremmo abbastanza, ma dei retroscena sapevamo davvero poco. Un retroscena che, qualora fosse confermato, avrebbe contorni importanti, sarebbe materia per dibattiti infiniti tra i tifosi e non solo. E il retroscena sarebbe clamoroso come l’offerta davvero irrinunciabile, almeno per chi pensa di avere la Lazio nel cuore, valori veri e non calcoli di vario genere nella testa. A 31 anni, dalle parti di Formello, in pochi avrebbero immaginato a una scelta differente. L’offerta di Tare sarebbe stata eccezionale, da super top: due milioni e mezzo a stagione per 5 anni (più l’opzione il sesto) con la maglia della Lazio. Altro che biennali o triennali classici da consegnare alle fredde cronache. Considerata l’età, di fatto, un prolungamento a vita.

Una botta di vita considerevole. Una botta di stima, profondamente laziale. Cinque lunghi anni, per poi prendersi altro in quella Lazio che ora Biglia vuole abbandonare e che alla fine abbandonerà, appena Tare riuscirà ad ottenere almeno 20 milioni più bonus da definire con il Milan. La dirigenza biancoceleste è delusa. Biglia il capitano, sta per mollare la barca. Biglia, imposto su Candreva durante la gestione Pioli, va via mollando la fascia. La guida sul campo prescelta dal club toglie il disturbo. Questa volta Lotito avrebbe fatto il possibile. Come Tare, che non vuole gente che resti controvoglia. E Tare ha ragione: inutile fare le battaglie contro i mulini a vento, trattenere chi ti sbatte la porta in faccia. Biglia vuole solo il Milan e non più quella Lazio che lo avrebbe ricoperto d’oro, di oneri e di onori. I tifosi che ne pensano? È davvero colpa di Lotito anche questa volta? O Biglia ha tradito tutti?