Matteo Muoio

Biglia è andato, finalmente. E’ paradossale, ma in casa Lazio i tifosi sono arrivati al punto di dover sperare di perdere i propri gioielli; per avere chiarezza, capire come si muoverà la società, fare la conta dei reduci. L’estate della conclamata e attesissima svolta è iniziata malissimo e prosegue anche peggio. Tre giocatori chiave in scadenza 2018, uno è già partito, a breve dovrebbero emularlo pure Keita e De Vrij. La Lazio ripartirà senza il suo capitano, il suo faro, perderà pure la colonna del reparto arretrato e il calciatore potenzialmente più forte. E li perderà al ribasso, perchè con i contratti in scadenza ha poca forza in sede di trattativa. Con Biglia è andata relativamente “bene”, perchè il Milan sta spendendo come fosse l’ultima sessione disponibile e per Montella l’argentino era una priorità: 20 milioni – bonus compresi – è un incasso accettabile per un 31enne in scadenza, difficile ipotizzare che per Keita e De Vrij si arrivi a più di 15; cifre irrisorie per giocatori del genere, specie in questo mercato. I giorni passano, l’olandese non ha mai preso in considerazione il rinnovo, Keita, nonostante qualche presunto spiraglio di apertura e la grossa professionalità mostrata in questi giorni ad Auronzo, ha possibilità di permanenza ancora più basse: ha tanto mercato e i rapporti tra la dirigenza laziale e il procuratore Calenda sono praticamente inesistenti. I due sono monitorati dalla Juventus, che con Keita ha preso contatti da tempo e starebbe pensando all’olandese come ottima soluzione qualità-prezzo per il dopo-Bonucci.

Keita e Immobile, 39 gol in due nell’ultimo campionato

Lazio senza ambizione e prospettive

Perchè i big vanno via dalla Lazio? Sempre, sistematicamente, che si venga da una stagione importante o fallimentare. Perché, in entrambi i casi, non vedono ambizione e prospettive di crescita. Non è più il calcio delle bandiere e di sicuro non ci si può aspettare che lo diventino ragazzi stranieri, più o meno giovani, arrivati da altri campionati con la voglia di mettersi in mostra su palcoscenici importanti. Emblematico l’esempio di Biglia, che l’accordo per il rinnovo ce l’aveva da 3 o 4 mesi. Non l’ha mai messo nero su bianco, poi è arrivato il Milan. Due conti in tasca – l’offerta della Lazio era comunque importantissima – e qualcuno in più su palmarès e carta d’identità. A quasi 32 anni poteva prendere l’ultimo treno importante della carriera e lo ha fatto. Alla Lazio quelle prospettive non c’erano, Lotito continua ad essere ancorato a princìpi e dettami mai così anacronistici. Quello delle idee è un bell’immaginario ma se si vuole puntare a qualcosa di più servirebbe anche altro. Soprattuto ora che la Juve fattura oltre 500 milioni l’anno, Napoli e Roma provano a stare al passo e a Milano è arrivato il capitale cinese. Se si considera che anche un club di fascia media come il Torino sia arrivato ad offrire 20 milioni per Zapata e 15 per Imbula, senza aver ceduto Belotti, capiamo come la Lazio abbia bisogno di adeguarsi per non estinguersi. Lotito il famigerato “salto” non l’ha mai realmente preso in considerazione, ha portato – se vogliamo anche con merito – la Lazio ad una dimensione che sembra bastargli. Tare è bravo, fa quello che può e alle volte anche più di quanto ci si aspetti ma non può sempre tirare fuori il jolly dal mazzo.

Lucas Leiva contro Ibrahimovic in Inter-Liverpool della Champions 2008

NERVOSISMO E CONFUSIONE SUL MERCATO
Intanto, la Lazio è una polveriera. Inzaghi pensava di vantare un bel credito dopo l’ottima stagione e le condizioni in cui aveva preso la squadra l’estate scorsa, invece non è stato accontentato in sede di mercato e per il secondo ritiro di fila deve fare pure da psicologo. I calciatori risentono di quanto succede fuori e intorno, la comparsata di Biglia ad Auronzo, nonostante le parole al miele degli ex compagni, ha alimentato ruggini, tensioni e nervosismi. Ieri la mini-rissa tra Anderson e Hoedt, che ha coinvolto pure Wallace e Radu, con i tifosi che da fuori chiedevano ai litiganti di coalizzarsi contro Biglia e la conseguente reazione di Immobile, che calciava stizzito un pallone verso il pubblico e qualche ora dopo si giustificava dicendo fosse un regalo per i bambini. Non ha calibrato il piede, evidentemente. Ad Auronzo ci sono calciatori che non dovrebbero essere lì, altri che non lo vorrebbero, altri ancora si chiedono se arriveranno rinforzi adeguati. Di nuovi c’è il carneade Marusic, che di sicuro non sposta gli equilibri, l’erede di Biglia sarà il brasiliano Lucas Leiva del Liverpool: fino a 2-3 anni fa sarebbe stato un gran colpo, ora è in fase calante e, soprattutto, non è un regista. Tanta legna e grande saggezza tattica, ma di impostare a Liverpool non gliel’hanno mai chiesto. Resta vivissima l’ipotesi Di Gennaro per rimpolpare la mediana, anche senza l’uscita di Cataldi, che ha rifiutato il Benevento: svincolato e panchinaro al Cagliari nell’ultima stagione, la sua candidatura rimane poco comprensibile. Azmoun e Falcinelli sono le piste per il vice-Immobile ma pare l’eventuale arrivo di uno dei due sia legato all’uscita di Keita, di cui in teoria andrebbe preso un sostituto all’altezza: dopo le difficoltà per Gomez e Muriel, definitivamente sfumati, di nomi non ne sono più circolati, Inzaghi potrebbe essere costretto ad avanzare Anderson seconda punta nel 3-5-2, con Luis Alberto come alternativa. Non si muove nulla neppure sul fronte esuberi. Mauricio si allena ancora a Formello in attesa di una nuova sistemazione, Djordjevic sembrava vicinissimo al Genoa che poi ha virato su Lapadula. Ora sta per raggiungere i compagni in ritiro, in attesa di nuovi acquirenti. Come Cataldi, che è stato messo alla porta e valuta altre ipotesi dopo aver scartato il Benevento. Poi andrebbe chiarita pure la situazione portieri: Strakosha è stato scelto come primo, bisogna trovare un secondo all’altezza che possa fargli da chioccia ed eventualmente prenderne il posto qualora il giovane albanese non offrisse le giuste garanzie. Marchetti è sul mercato ma nessuno vuole corrispondere a Lotito i 3-4 milioni che chiede. Vargic va piazzato ma nessuno lo vuole, neppure in patria, uno tra Guerrieri e Adamonis rimarrà come terzo. Tanto lavoro da fare, tanta confusione. L’estate biancoceleste prosegue così.