Matteo Muoio

Luis Alberto arrivava a Roma sul finire della scorsa estate, quasi al gong della sessione di mercato. La Lazio era impegnata nell’affannosa ricerca dell’erede – a livello numerico – di Candreva e dopo un lungo tira e molla per Dirar del Monaco, Tare portò in biancoceleste il fantasista del Liverpool passato da Malaga e A Coruña nelle due annate precedenti.

Nove mesi di apprendistato…

Un fantasista, un trequartista puro capace di adattarsi sull’esterno, queste le referenze che lo accompagnavano allo sbarco nella Capitale. Una mezza verità: fantasista sì, ma non chiedetegli di giocare largo. Non ha il passo, i tempi, il guizzo. E infatti fatica ad entrare nelle gerarchie di Inzaghi, che nel 4-3-3 di inizio campionato non sa dove piazzarlo. Appena 2 scampoli di partita fino a gennaio, il ragazzo chiede di tornare al Depor. Tare però è convinto della bontà dell’investimento – 5 milioni – e gli chiede di rimanere per dimostrare qualcosa con l’aquila sul petto. Lo spagnolo comincia ad ambientarsi e in primavera inizia ad entrare nelle rotazioni: il 3-5-2, poi, gli consente di giocare da seconda punta, ruolo più congeniale.

Una rondine che fa primavera

Il pubblico laziale ne scopre la bontà del piede in un complicato pomeriggio d’aprile, al Ferraris contro il Genoa: la banda di Inzaghi è sotto 2-1 a pochi giri d’orologio dal termine, l’ex Liverpool s’inventa un fendente dai 25 metri su cui Lamanna non può nulla. Tare gongola, Inzaghi scopre una freccia in più: non lo fa partire mai dall’inizio ma sa di poterci contare in determinati momenti del match. Gli regala una maglia nell’undici di partenza in Fiorentina-Lazio del 13 maggio, a tre giorni dalla finale di Supercoppa: Luis è il migliore dei suoi, una prestazione eccellente impreziosita da due assist al bacio per Keita e Murgia. Alla penultima, contro l’Inter, il tecnico piacentino lo schiera da mezzala a centrocampo: l’esperimento non dà i frutti sperati ma segna l’inizio della metamorfosi su cui sta lavorando il ragazzo andaluso.

Un’estate da regista

Perché la Lazio arriva ad Auronzo orfana di Biglia, che sotto le Tre Cime di Lavaredo farà solo una breve comparsata prima di legarsi al Milan. La squadra è senza regista e Inzaghi ci prova: chiavi del centrocampo in mano a Luis Alberto. Bene in allenamento e contro le selezioni amatoriali venete. Calcio d’estate, di ritiro, roba poco probante. Poi arriva Leiva, la mediana ha un nuovo padrone. Che però non è un regista. Inzaghi lo sa e ad Alberto in mezzo al campo non rinuncia. Nell’amichevole contro la Spal il brasiliano si muove da mezzala, davanti la difesa giostra sempre l’ex compagno al Liverpool, che fa girare bene squadra e palla. Si vola in Austria, c’è subito un test di cartello contro il Leverkusen: Leiva parte addirittura in panchina, Luis Alberto è sempre lì, in mezzo al campo. La prestazion è da 7 in pagella. L’estate dello spagnolo proseguirà da regista, Inzaghi vuole insistere, potrebbe aver pescato il jolly dal mazzo.

Luis Alberto in Lazio-Bologna dell’ultimo campionato

Luis Alberto a centrocampo: pro e contro

Che Luis Alberto, dopo un’annata di rodaggio, dovesse di fatto considerarsi il primo rinforzo dell’estate biancoceleste era il leitmotiv dirigenziale da fine maggio. Nessuno immaginava però prospettive del genere. Certo, è calcio d’estate, ma Inzaghi ci pensa seriamente. Sa che alla Lazio manca un regista, Di Gennaro può farlo ma di certo non si affiderà all’ex Cagliari, considerato un rincalzo e nulla più. Magari proprio dello spagnolo. Leiva giocherà titolare, ma qualora lo spagnolo offrisse garanzie si muoverebbe da mezzala, slegato da compiti di impostazione e libero di occuparsi a tempo pieno della fase d’interdizione in cui è maestro. Di certo l’eventuale ‘scalata’ alla regia dell’ex Depor darebbe ad Inzaghi più soluzioni in mezzo, con la possibilità, magari, di scegliere il faro della mediana in base all’avversario e, contemporaneamente, affiancare a Parolo un alter ego di valore con lo spostamento di Leiva sulla mezzala. Murgia, per caratteristiche, è il vice-Milinkovic, Di Gennaro non ha la corsa per rilevare l’ex Parma e Cesena. Saranno decisive le prime uscite di campionato per testare la fattibilità della conversione. Lo stesso Di Gennaro si è regalato una carriera diversa, probabilmente migliore, emulando l’esempio di Pirlo, fortunatissimo capostipite della genia di fantasisti scalati in mediana, di certo può riuscirci anche Luis Alberto. Piede, rapidità di pensiero e visione di gioco non si discutono, occorre valutare quanto riuscirà ad apprendere e riproporre di una fase finora sconosciuta: filtro e contrasti, raccordo con la difesa, tempi di gioco. Inzaghi, di certo, non ha paura d’osare e c’è da scommettere che non si tirerà indietro nemmeno stavolta.