Mattia Deidda

La Lazio torna da Milano con uno 0-0 ed una qualificazione per la finale da ottenere all’Olimpico. Inzaghi ritrova Immobile, fermo nell’ultima di campionato proprio contro i rossoneri, e continua a scoprire Luiz Felipe, sempre più in crescita da inizio stagione. Non solo luci però. Per un brasiliano che continua a sfruttare ogni occasione in cui scende in campo, ce n’è un altro che fa fatica a tornare ad alti livelli: Felipe Anderson, rientrato oramai da tempo a pieno regime, non riesce ancora ad esprimersi come ogni tifoso biancoceleste vorrebbe.

Luiz Felipe, un occhio sul futuro

Difficile non notare la crescita esponenziale del difensore. Classe 1997, ha conquistato tutti gli addetti ai lavori. Dopo un anno senza luci né ombre alla Salernitana nella passata stagione, quest’anno la società biancoceleste ha deciso di tenerlo in prima squadra. Una scelta giusta, come molte delle ultime decisioni prese da Tare e Lotito. Luiz Felipe ha già dimostrato di avere nelle corde le qualità per diventare un difensore centrale di assoluta garanzia. Uno dei migliori in campo contro il Milan, l’obiettivo adesso è ottenere spazio anche in Serie A. Con Wallace e Bastos che continuano a non regalare certezze, risulta difficile credere che Inzaghi non progetti di inserirlo con più continuità in campionato, dove ha raccolto solamente sei presenze, di cui una da titolare. Sempre presente in Europa League, il calciatore è pronto a continuare a sfruttare ogni occasione che il tecnico gli concede, consapevole di come alla Lazio servirà un leader difensivo nell’immediato futuro. Il brasiliano si candida senza fare proclami.

Felipe Anderson, alla ricerca del sorriso

C’è qualcosa che non va. Non tanto nel modo in cui gioca il brasiliano. Con metà stagione fermo ai box, non è facile tornare ad essere il calciatore in grado di far innamorare ogni tifoso. Per ritrovare la giusta consapevolezza nei propri mezzi, e scacciare la paura di un ulteriore infortunio, serve tempo. Ciò che non lascia tranquilli, è l’aura di infelicità che lo circonda. Troppo spesso triste, poche volte sorridente, neanche dopo una bella giocata, neanche dopo un gol, come quello messo a segno contro l’Udinese. Testa bassa, troppi pensieri in testa. Inevitabilmente, Inzaghi continuerà a regalargli occasioni. Difficile non farlo quando si è a conoscenza del potenziale di cui è in possesso Felipe Anderson. La palla, però, passa al numero dieci: continuare ad essere un giocatore normale o tornare a fare la differenza, con giocate che ha già dimostrato di saper fare.