Redazione

Gli obiettivi della serata biancoceleste erano due: tenere il passo dell’Inter (e di qualsiasi avversaria in grado di strappare i tre punti in una giornata che si preannuciava semplice) e soprattutto superare una Lazio leggendaria, quella di Maestrelli, nel computo punti delle prime dieci partite. Missione riuscita in pieno, perchè nonostante un paio di intoppi la Banda Inzaghi porta a casa da Bologna la posta piena e probabilmente sale l’ultimo gradino che da sorpresa la trasforma in realtà consolidata. Una vittoria fondamentale quella contro la squadra di Donadoni, che, nonostante un primo tempo da incubo, non si è arresa e ha tentato di mettere i bastoni tra le ruote alla Lazio.

La Lazio si complica la vita da sola

Che in realtà ci ha provato più di una volta da sola, prima con Ciro Immobile che termina a dodici la sua striscia positiva di rigori in biancoceleste colpendo il palo dagli undici metri, e poi con qualche bizza di troppo da parte della squadra. Ma fa parte del gioco e soprattutto del paragone, perchè parlare di Maestrelli e della sua Lazio significa portare alla luce ricordi molto particolari. Una squadra che nello spogliatoio era divisa in clan, con tanto di battibecchi un po’ troppo accesi, ma che in campo si muoveva con la determinazione e l’inesorabilità di una perfetta macchina da guerra. Che è un po’ quel che fa la versione di Simone Inzaghi, prendendo a modello gli illustri predecessori in tutto e per tutto.

Lulic-Inzaghi, vola qualche parola di troppo

Sul risultato e sull’impresa poco conta, ma l’occhiataccia che Lulic, proprio il capitano, si becca dal suo allenatore per qualche parola di troppo dopo la sostituzione, lascia presumere che il bosniaco passerà una giornataccia quando la squadra sarà di ritorno a Formello. Certo, un po’ di nervosismo latente è comprensibile da parte del numero 19, dato che è una sua autorete che riapre la gara, facendo passare alla Lazio un secondo tempo in apnea, ma l’impressione è che il tecnico non gliela farà passare liscia, seppur con tutte le cautele del caso. Per mettere su la sua creatura, Inzaghi ci ha messo un anno. Ma ora la Lazio gioca, crea, segna e diverte e sogna. E mettere tutto a repentaglio per qualche insulto post-sostituzione non conviene a nessuno.

Lazio di Maestrelli come modello da imitare e…superare

Soprattutto non conviene alla Lazio tutta, che conferma un ritmo da Champions League, per non dire da Scudetto, dato che se la media punti di Eriksson era già bella che superata, anche quella del Maestro, della Lazio forse più amata, al momento è relegata all’album dei ricordi. Ma se quella squadra di folli (e mai definizione fu più affettuosamente azzeccata) è riuscita a entrare nella storia nonostante le liti e le spaccature, Inzaghi non vuole certo correre il rischio di vedere il giocattolo rompersi tra le sue mani. Meglio mantenere una sana armonia all’interno dello spogliatoio. Del resto superare significa andare oltre, fare qualcosa in più. E migliorare la Lazio di Maestrelli dal punto di vista disciplinare può essere il primo passo.