Matteo Muoio

L’ultim’ora, in casa Lazio, è l’imminente passaggio di Cataldi al Benevento. A titolo definitivo, non in prestito. La bocciatura è quindi definitiva, probabilmente ha influito anche lo strappo con la tifoseria dopo i fatti dell’ultimo Genoa-Lazio. Tutto fatto tra Vigorito e Lotito, manca solamente l’accordo tra i campani e il giocatore: alla Lazio andranno 5 milioni più 2,5 di eventuali bonus. Si parla pure di un possibile diritto di recompra fissato a 12 milioni da esercitare entro 2 anni. Allo stupore per l’accelerata della trattativa e la modalità di trasferimento si è aggiunto quello sul papabile sostituto: la candidatura più forte è quella di Davide Di Gennaro, 29 anni, senza squadra dopo la fine dell’esperienza al Cagliari. Oggi il Corriere dello Sport scriveva addirittura di un affare già fatto, da ufficializzare dopo la cessione di Cataldi. Uno scempio di mercato dal punto di vista tecnico e tattico oltreché dell’immagine. Vi spieghiamo perché.

perdonate cataldi

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Di Gennaro, regista “inventato”

Alla Lazio, oltre al sostituto di Biglia, serve un altro centrocampista. Serve numericamente, perchè c’è da affrontare l’Europa League e dietro al terzetto titolare – contando pure il nuovo regista – ci sono solo Lulic e il giovane Murgia. Dal punto di vista delle caratteristiche servirebbe qualcuno più o meno simile a Parolo, che tra l’alto ha accusato una forte tendinite e rischia di saltare l’intera preparazione. Di certo non lo è Di Gennaro, un altro dei tanti che hanno cercato fortuna ripetendo l’esperimento alla Pirlo: nato trequartista, si è riciclato regista puro per via dell’ottimo piede e di una buona visione di gioco che fanno da contraltare ad un passo troppo blando per rendersi pericoloso negli ultimi 30 metri. Non ha la corsa, la quantità e i tempi di inserimento di Parolo né la fisicità e la potenza di Milinkovic. In generale, non è una mezzala e a questa Lazio non serve. Potrebbe fare il vice-Biglia, pardon, il vice di chi ne raccoglierà l’eredità, ma lì Inzaghi ha già scelto Murgia. Tornerebbe buono solo per le norme federali che prevedono la presenza in rosa di un certo numero di calciatori cresciuti nei vivai: forse questa è la chiave di lettura più sensata, altrimenti la sua candidatura non si spiega. Anzi, spiega la confusione e l’approssimazione del mercato biancoceleste, al 10 di luglio ancora condizionato e bloccato dalle complicate situazioni dei 3 big in scadenza, Biglia, Keita e De Vrij. Magari Lotito non era neppure nell’ordine di idee di disfarsi definitivamente del centrocampista di Ottavia ma l’occasione di fare cassa, in questo momento, era troppo ghiotta.

Di Gennaro contro Banega nell’ultimo Inter-Cagliari

L’ESORDIO COL MILAN E UNA VITA IN B
Come quella di sostituirlo con uno svincolato, evitando così una spesa imprevista. Davide Di Gennaro, classe 1988, è tornato quest’anno a calcare i campi di Serie A dopo l’esordio con la maglia del Milan, datato 2006-2007, una fugace apparizione con quella del Genoa e le esperienze a Reggio Calabria e Livorno tra il 2008 e il 2010. Prodotto del vivaio rossonero, di cui ai tempi della Primavera si diceva un gran bene, è rimasto legato contrattualmente al Diavolo fino al 2012, quando venne acquistato a titolo definitivo dallo Spezia. Aveva già cominciato da un paio di stagioni il lungo peregrinare in cadetteria, facendo tappa prima a Padova e poi a Modena; l’esperienza con i canarini, chiusa con 10 reti in 32 presenze, rimane la migliore della carriera, almeno in termini realizzativi. In Liguria, invece, si compie il cambio di ruolo accennato poc’anzi, con mister Cagni che porta a compimento l’esperimento già tentato da Atzori e lo sposta definitivamente in cabina di regia. E’ a Palermo per il 2013/2014 ma trova poco spazio sia con Gattuso che con Iachini, un’ottima annata col Vicenza gli vale la chiamata del Cagliari di Giulini, dov’è grande protagonista dell’immediata risalita in A. Nell’ultima stagione ha giocato poco – appena 20 presenze e 2 gol -, l’esplosione del giovane Barella gli è costata il posto da titolare. Non gli è stato offerto il rinnovo e il procuratore aveva allacciato contatti con le neopromosse Spal e Benevento, ora le infinite vie del mercato potrebbero portarlo addirittura ad Auronzo di Cadore, sede del ritiro biancoceleste.