Matteo Muoio

La Lazio torna da Verona con i 3 punti. Una vittoria che si materializza nella magia di Milinkovic e nella corsa liberatoria di Inzaghi. Loro 2 i maggiori artefici, capaci di mascherare con classe e tenacia le lacune della rosa biancoceleste. Cui manca ancora qualcosa, in primis i sostituti di Hoedt e Keita. “Abbiamo bisogno di 2 innesti”, la richiesta di Inzaghi si è fatta litania, quasi disperata. Perchè a 72 ore dalla fine del mercato, con il senegalese ancora da piazzare, il rischio di rimanere col cerino in mano è sempre più alto. I precedenti laziali di fine mercato, poi, non incoraggiano.

Inzaghi e Milinkovic esultano dopo il gol vittoria contro il Chievo (ph. dal profilo ufficiale della S.S. Lazio)

Il centrale: Paletta vicino, in alternativa Jach

Più facile arrivare al nuovo centrale di difesa. Le soluzioni sono low cost: Paletta è il preferito e pare molto vicino, nonostante Inzaghi avesse chiesto un mancino. Un vezzo tecnico per la dirigenza, che da giorni ha trovato l’accordo con il Milan a 2 milioni di euro e ora tratta con l’agente dell’ex Parma, da oggi in Italia. La richiesta iniziale prevedeva un triennale a 2 milioni a stagione, la fumata bianca dovrebbe consumarsi a 1,5. In alternativa Tare segue il giovane polacco Jach dello Zaglebie Lubin, mancino e classe ’94 come Hoedt: il costo del cartellino si attesta sempre sui 2 milioni, molto più contenuto l’eventuale esborso per l’ingaggio.

Paletta con la maglia del Parma

Rebus Keita: tra nuove offerte e possibili eredi. Forse in casa…

Il nuovo centrale costerà poco, gran parte dei soldi incassati per Hoedt rimangono in cassa. Per il sostituto di Keita? Al momento è difficile sbilanciarsi. Per Inzaghi è una priorità, aveva chiesto la risoluzione della querelle già ad Auronzo e invece il tira e molla si è prolungato fino agli sgoccioli di mercato. Vuole un degno sostituto, la società potrebbe pensarla diversamente: Tare, a margine dei sorteggi di Europa League, dichiarava come le soluzioni interne fossero da considerare estremamente valide. C’è il redivivo Luis Alberto, pupillo del ds, il giovane Palombi e soprattutto Felipe Anderson, che quest’anno giocherà vicino alla porta, da seconda punta. Con la Spal e contro il Chievo, però, si è vista l’assoluta necessità di un nuovo innesto: la Lazio di Inzaghi, nella passata stagione, ha costruito parte delle sue fortune sugli strappi di Keita e Anderson. Ora, il senegalese non c’è (quasi) più e il brasiliano è ai box per una fastidiosa tendinopatia che potrebbe dargli noia per l’intera annata. Serve un altro elemento con quelle caratteristiche, in grado di saltare l’uomo, creare superiorità, infiammare match bloccati e con pochi spazi a disposizione. Luis Alberto rifinisce alla grande ma il passo è compassato, Palombi deve avere il tempo di crescere con calma, Anderson da seconda punta è comunque da testare. La Lazio avrebbe già in cascina un tesoretto importante da destinare al nuovo attaccante ma nulla si muoverà prima dell’uscita di Keita. E l’impressione è che tutto possa risolversi nelle ultime ore della sessione. Radiomercato accreditava l’Inter come squadra più vicina al giocatore, Tare nel prepartita contro il Chievo ha praticamente smontato l’opzione: i paletti del fair play finanziario costringono i nerazzurri ad impostare l’operazione su un prestito biennale con obbligo di riscatto ( fissato a 20 milioni più ricchi bonus ) legato al necessario rinnovo di Keita con la Lazio. E’ di stamane la voce di un nuovo accordo tra Lotito e De Laurentiis per il trasferimento a Napoli del numero 14: offerta da 25 più bonus, la migliore pervenuta dall’Italia. Il ragazzo però non è convinto, sa che per entrare negli schemi e nelle grazie di Sarri avrebbe bisogno di parecchio tempo. Sullo sfondo poi, c’è sempre la Juve. Nel frattempo tornano a circolare nomi per l’eventuale sostituzione: da Hèlder Costa del Wolverhampton al turco Emre Mor del Dortmund, che gli agenti stanno provando a piazzare un po’ ovunque, passando per il figlio d’arte Kluivert jr., classe ’99. Il tempo stringe: poco più di 72 ore per fare ciò che non è stato fatto in 3 mesi.

Simone Inzaghi e Keita