Mattia Deidda

Secondo tour de force della stagione: Nizza, Cagliari e Bologna in sette giorni. La Lazio affronta ogni partita con l’entusiasmo alle stelle. Vincere a Torino contro la Juventus non capita tutti i giorni, vincere in rimonta con un rigore parato al novantesimo non capita quasi mai. In Europa League gli uomini di Inzaghi si preparano ad affrontare il Nizza, eliminato dal Napoli nei play off di Champions League. I francesi sono l’altra grande del girone, anche loro a punteggio pieno (6 punti), ma vivono in campionato un momento negativo, con due sconfitte consecutive. Buono a sapersi, ma poco importa. La Lazio è diventata grande, e prima di tutto pensa a se stessa. L’attenzione si sposta quindi sulla formazione che scenderà in campo: in pole position Nani che, oramai recuperato, studia un nuovo ruolo.

Nuova squadra, nuovo ruolo per Nani

Una vita da esterno. Principalmente nel 4-3-3. Nani è il fiore all’occhiello del mercato biancoceleste. Arrivato non al meglio della condizione fisica, ha dovuto lavorare per più di un mese per essere considerato a tutti gli effetti arruolabile. Un mese ricco di emozioni e grandi prestazioni per la Lazio, che dopo un avvio difficile (0-0 con la SPAL e 2-1 all’ultimo respiro con il ChievoVerona), è riuscita a trovare le giuste distanze in campo. Difesa a tre, esterni di centrocampo sempre pronti ad avanzare, e Luis Alberto a giocare sulla trequarti. In un modulo simile, Nani non ha un posto in campo. Già pronta la soluzione di Inzaghi: trasformare il portoghese in una seconda punta. L’ex Manchester United ha tutte le carte in regola per farlo. Corsa, qualità, altruismo, capacità di leggere l’azione per capire quando sfruttare i movimenti del centravanti. La speranza è che Inzaghi possa riproporre un caso Keita. Come esterno, Nani non è mai stato un calciatore da doppia cifra. Le cose, però, sono pronte a cambiare, con Inzaghi che l’anno scorso è riuscito a portare Keita a raggiungere quota sedici gol.

Vietato tornare indietro

Nani è un giocatore in grado di trasformare la squadra, ma cambiare modulo per riuscire a farlo giocare nel suo ruolo naturale è un errore. Specie perchè, in un 4-3-3, risulta essenziale anche l’inserimento di Anderson, ancora fermo ai box. Inzaghi è stato bravo a trovare il giusto equilibrio dopo appena otto giornate di campionato: mischiare le carte in tavola sarebbe un suicidio. Il discorso è rimandato a quando tornerà disponibile anche Felipe Anderson. Il problema dell’abbondanza, se così può essere definito il sogno di ogni allenatore, verrà risolto da Inzaghi con la stessa intelligenza con cui ha portato Luis Alberto ed Immobile a diventare una delle migliori coppie d’Europa.