Mattia Deidda

Lavoro. La parola preferita da Marco Parolo. Il centrocampista è uno dei pilastri della Lazio, e da qualche anno è entrato anche nel giro della Nazionale. Un’ascesa sempre più marcata, che lo vede attualmente come uno dei giocatori più affidabili del campionato. Non sarà mai un calciatore da prima pagina, ma non è un problema. L’azzurro lascia lo spettacolo e le grandi giocate ad altri, lui si prende l’amore e la stima di tifosi e addetti ai lavori, che conoscono bene l’importanza di averlo nella propria squadra.

Stessi dubbi, stesse risposte

Il sogno è poter schierare in campo i giocatori tecnicamente più bravi, la realtà dice che non si può. L’equilibrio è alla base di ogni formazione: senza calciatori che garantiscano una buona fase difensiva, qualsiasi squadra è destinata a cadere. Parolo è l’immagine del calciatore di cui ogni allenatore avrebbe bisogno. Ordinato, costante, sempre pronto al sacrificio. Mai nessuna polemica o atteggiamento da prima donna, nonostante un’importanza sempre maggiore nella Lazio. In una formazione di figurine può essere tenuto fuori, ma in una che scende in campo e corre, no. Definirlo giocatore da lavoro sporco è anche limitante: bravo nei tempi di inserimento, vede la porta senza grossi problemi. Al suo primo anno di Lazio conquistò tutti con dieci gol, quest’anno dopo sei giornate si trova a quota due centri.

Il lavoro paga

Nessun procuratore in grado di portarlo in alto, nessuna Primavera importante in cui è cresciuto a spianargli la strada. Tutto ciò che Parolo è riuscito a raggiungere lo deve a se stesso. Parlare di gavetta è poco. Prima dell’esordio nella massima serie, il centrocampista ha militato in serie C e in serie B. Il cambio di categoria non ha influito sulle prestazioni dell’azzurro: lavoro, tanto lavoro. In campo lo stesso impegno che metteva in Lega Pro. L’occasione arriva con la Lazio, squadra di cui adesso è vice capitano. Insostituibile. L’inizio stagione dei biancocelesti è incoraggiante. Immobile non smette di segnare, Luis Alberto ha stregato tutti, Lucas Leiva non ha fatto rimpiangere Biglia neanche per un secondo. Sempre poche le parole spese per Parolo, nonostante dal campo non sia mai uscito. Titolare, sempre, per novanta minuti. Anche in Europa League, dove solitamente si applica più turnover per far respirare un po’ i titolari: discorso che per lui non vale, Parolo gioca sempre.

Sogno Azzurro per Parolo

In pochi lo avrebbero detto. Un calciatore che a ventiquattro anni si trova in Serie B, difficilmente può raggiungere la Nazionale. Parolo c’è riuscito. Niente Under-16 né Under-21, l’esordio con l’Italia arriva direttamente con la Nazionale maggiore. Qualcosa che non accade sempre, anzi, che in realtà succede molto raramente. L’Italia è come una famiglia, la maggior parte dei calciatori vive tutta la stessa trafila prima della chiamata tra i grandi. La storia di Parolo è diversa, ma poco importa, il risultato alla fine è lo stesso. Domani contro la Macedonia il laziale sarà in campo. Così come quando l’Italia sarà costretta a giocare i play off per raggiungere il Mondiale in Russia.