Redazione

Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Ma cosa c’è dietro una grande squadra? Esiste qualcuno che lavora nell’ombra per armonizzare tutto ciò che concerne la gestione umana di venti, o addirittura trenta teste, spesso poco più che ragazzi e non sempre inclini a disciplina e professionismo? Certo che esiste, si chiama team (o club) manager. È una posizione fondamentale nell’economia del gruppo, che spesso viene ricoperta da ex calciatori che per carisma e palmares possano incutere se non timore, perlomeno quella giusta dose di rispetto. Claudio Lotito, che nella sua Lazio alle regole ci tiene parecchio, in questo senso è andato sul sicuro. Ha scelto qualcuno che per statura fisica, morale e sportiva a nessuno verrebbe mai in mente di contraddire. Il team manager biancoceleste è infatti Angelo Peruzzi.

L’Angelo Custode dello spogliatoio 

Il credo dell’ex numero uno azzurro è molto semplice e allo stesso tempo di difficile applicazione. Regole. Condivise e rispettate. Niente protagonismi, niente eccezioni, tutti sono uguali agli altri e chi sbaglia paga. Non solo metaforicamente, perchè nulla ferisce di più che una bella botta al portafogli. E quindi multe, più o meno salate, con ricavato devoluto in beneficienza. Questa è solo una delle tante novità introdotte dal codice etico, approvato all’unanimità dalla rosa biancoceleste, disegnato da Peruzzi per la gestione interna ed esterna del gruppo a disposizione di Inzaghi.

Il tecnico è protagonista della clausola forse più interessante, in quanto è per regolamento infallibile, un po’ come il Papa. Si esagera ovviamente, ma il succo è quello. Le lamentele per le scelte tecniche dell’allenatore non sono gradite e saranno punite. Come, ovviamente, sono stigmatizzate le risse tra compagni, che nelle ultime stagioni hanno accompagnato più o meno spesso gli allenamenti della Lazio.

Peruzzi, l’Angelo custode dell’armonia dello spogliatoio

Il nuovo regolamento, composto da ben diciannove punti, copre il comportamento in campo della rosa, ma pone soprattutto dei paletti per ciò che riguarda la vita di squadra al di fuori del rettangolo di gioco. C’è ad esempio una imposizione molto vecchio stile, quella di vietare l’utilizzo del cellulare quando si è sul pullman societario. E a proposito di stile, guai a presentarsi in ciabatte, Peruzzi potrebbe fulminare il malcapitato con lo sguardo ed esigere il pagamento della sanzione prevista. Se poi alle ciabatte si abbina anche il ritardo, la frittata è pressochè completa. Materiale tecnico e divisa sociale in ogni occasione, come si addice ai grandi club. Questo il diktat, che di certo soddisferà l’amore di Lotito per l’estetica e la formalità.

Un codice etico che pagherà

Tornando agli altri punti interessanti del codice etico, spicca l’assoluto divieto per i calciatori di incontrare i propri procuratori all’interno del centro tecnico di Formello e durante le trasferte, oltre all’impossibilità di concedere interviste, se non espressamente autorizzate dal club. Un giro di vite che andrà anche a colpire le esternazioni esagerate sui social, come i recenti post di Keita riguardo le esclusioni dall’undici titolare nelle prime amichevoli. Tra i tanti divieti spunta anche qualche imposizione un po’ più gradevole, come la partecipazione della squadra e dei singoli a diversi eventi sociali e appuntamenti di rappresentanza.

C’è da scommettere che il metodo Peruzzi pagherà. Indipendentemente dal palmares, il carisma dell’ex portierone è innegabile, come lo è il suo ascendente sulla variegata truppa di stanza a Formello. Non per nulla un suo ex compagno come Ledesma, storico capitano biancoceleste, ha consigliato a Lotito di inserire altri grandi ex nei quadri dirigenziali, sia per una questione di prestigio che, soprattutto, per riempire l’ambiente di figure che possano trasmettere a tutto il mondo Lazio, squadra, società e tifosi, l’identità ed i valori del club.