Redazione

di Matteo Muoio

“Al momento non è prevista alcuna azione legale ad opera della Lazio verso lo stesso giocatore” assicurava due giorni fa il legale della società biancoceleste Gianmichele Gentile, interrogato sul caso Keita. Tra l’esterno spagnolo-senegalese e la Lazio è rottura totale dopo il mistero sui presunti malanni al ginocchio non riscontrati dallo staff medico biancoceleste e l’inevitabile mancata convocazione dell’ex Barça per la prima di campionato. La società è al lavoro per trovare una soluzione, l’esterno è sul mercato ma, al momento, mancano acquirenti in grado di soddisfare le richieste di Lotito – 25/30 milioni – e pure l’ipotesi di inserirlo nell’operazione Dirar pare non prendere piede.

Quindi? Dovesse rimanere in biancoceleste Keita potrebbe finire fuori rosa, essendo ai ferri corti pure con buona parte dello spogliatoio. Un danno economico e d’immagine pesantissimo per la Lazio, ma non sarebbe certo la prima volta. Da qui ci ricolleghiamo alle parole di Gentile; nei giorni scorsi era stata paventata l’ipotesi di un’azione legale della società nei confronti del giocatore. Soluzione scongiurata per il momento, ma con Lotito si sa, mai dire mai. Qualora Keita dovesse finire in tribunale, sarebbe il tredicesimo tesserato in causa contro Lotito. Al momento il presidentissimo vanta ben 12 battaglie legali, praticamente una per ogni anno di gestione. Un bottino niente male.

Appassionato di cultura classica, il divo Claudio ha collezionato tante controversie giudiziarie quante le fatiche del mitico Eracle. In principio fu Negro, l’ultimo Marcelo Bielsa, che presto verrà chiamato in causa per inadempienza contrattuale dopo le dimissioni rassegnate il 6 luglio scorso senza nemmeno aver messo piede a Roma. Analizziamo nel dettaglio le fatiche Lotitianekeita-balde-diao-lazio-serie-a_1rlvmntyaflf41o953ps4xaohi

Il proemio – Negro e Dino Baggio
A leggere questi nomi viene in mente un’altra Lazio, riecheggiano storie di glorie lontane, anche se di quelle glorie i calciatori in questione furono più testimoni che protagonisti. Comunque, l’èpos lotitiano, nella fattispecie, inizia con loro. In squadra quando Lotito acquista il club nel luglio del 2004, vengono messi fuori rosa per essersi rifiutati di adeguare i rispettivi contratti in base alla situazione economica che stava attraversando il club. Muovono causa alla società per mobbing e la vincono, obbligando Lotito a versare più di 5 milioni di euro.

I primi dissidenti: da Bonetto a Stendardo
Intorno al 2008, dalle parti di Formello, inizia ad echeggiare il termine ‘dissidente’: è quello scelto dalla stampa per indicare giocatori che, per un motivo o per l’altro, finiscono fuori rosa o ai margini della squadra. I primi saranno Bonetto e Manfredini; fuori dal progetto tecnico, non viene permesso loro di allenarsi con i compagni e nel frattempo devono cercarsi una sistemazione. Poi è la volta di Mutarelli. Tutti e tre faranno causa e la vinceranno. Bonetto percepirà 45mila euro, Manfredini 80mila e Mutarelli 180, ottenendo pure lo svincolo dalla Lega. Arriva poi il turno di Stendardo: il difensore campano litiga con Delio Rossi reo di averlo lasciato in panchina nella sfida di Champions contro il Real Madrid, la società appoggia il tecnico e mette sul mercato il futuro avvocato. A gennaio Stendardo si accasa alla Juve in prestito, in estate i bianconeri vorrebbero pure riscattarlo ma Lotito chiede 12 milioni. Dopo una stagione in prestito al Lecce torna tra le fila biancocelesti, ma Ballardini avvalla la scelta della società di metterlo fuori rosa. Stendardo muove causa e la vince, donando i 180mila euro di risarcimento in beneficienza. Con l’arrivo di Reja appiana le divergenze con la società e ritrova un posto da titolare.

Pandev e Ledesma
I due casi più eclatanti, scoppiati all’inizio della gestione Ballardini. Uomini chiave per l’11 biancoceleste, vengono messi fuori rosa perché rifiutano il rinnovo di contratto. I calciatori passano alle vie legali. L’accusa dell’italo-argentino viene rigettata per un vizio di forma e con l’arrivo di Reja viene reintegrato in rosa. La trafila per Pandev, invece, sarà molto lunga, ma il processo lo vedrà vincitore. Nel gennaio 2010 il macedone passa all’Inter di Mourinho a parametro zero e conquista il triplete da protagonista. Lotito prova a fare ricorso ma viene respinto. Pagherà 10mila euro di spese legali e 285mila euro di risarcimento danni al giocatore.

Goran Pandev con la maglia della Lazio, stagione 2007-2008

Goran Pandev con la maglia della Lazio, stagione 2007-2008

Odi et amo – Mauro Zarate
Un grande amore finito in tribunale. Succede ad Hollywood come pure nella quotidianità, è successo anche a Mauro Zarate con la Lazio. La motivazione ufficiale per la quale il calciatore viene messo fuori rosa è la mancata risposta alla convocazione per il match Lazio-Inter del 15 dicembre 2012. Da lì, il calvario: allenamenti in solitaria, trasferimenti rifiutati e schermaglie verbali durate anni. Fino al giorno in cui il calciatore intenta una causa per mobbing contro la società romana. Il collegio arbitrale, per il mobbing, dà ragione alla Lazio, ma per il calciatore il contratto con i capitolini è da considerarsi nullo e si avvarrà dell’articolo 14 della FIFA per svincolarsi unilateralmente. Si trasferirà in Argentina, dove tornerà a giocare per il Velez nel luglio del 2013, nonostante fosse legato ai capitolini fino al 30 giugno 2014. Zarate, inoltre, avrebbe voluto farsi dare le mensilità per i primi tre mesi (circa 900mila euro) del 2014, ma dovette alzare bandiera bianca, poiché il Tribunale diede ragione ai biancocelesti, visto che il calciatore non tenne fede agli impegni contrattuali. Ovviamente tutta la vicenda legata allo svincolo e al trasferimento provvisorio concesso all’argentino (che la Lazio ha contestato) passerà per il tribunale.

Quasi due anni dopo la rescissione del 2013, la Camera di Risoluzione delle controversie della Fifa condanna Mauro Zarate e il Velez Sarsfield. L’attaccante dovrà sborsare cinque milioni e 300mila euro di penale alla Lazio più gli interessi del 5% accumulati dal settembre 2013 a oggi (circa 600mila euro). Ora Zarate è pronto al processo d’appello ed ha accusato Tare e il segretario generale Calveri di falsa testimonianza. I due avevano affermato che il giocatore non si era presentato agli allenamenti dopo il mese di marzo 2013 e fino all’inizio del mese di giugno 2013. Il tutto, secondo l’accusa, per avallare la decisione di non pagare gli stipendi arretrati. Dovranno essere ascoltati nelle sedi opportune il prossimo 17 ottobre.

Gli allenatori – Petkovic e Bielsa
Nel gennaio del 2014, dopo una serie di risultati negativi, l’eroe del 26 maggio Vladimir Petkovic viene esonerato e licenziato per giusta causa. Almeno secondo i vertici della società capitolina, poiché Vlado aveva già firmato per guidare la nazionale svizzera dal luglio dello stesso anno, quando sarebbe scaduto il suo contratto con la Lazio. Petkovic contesta il licenziamento, la causa è ancora in corso. Si arriva quindi alla storia recente, con il lungo corteggiamento a Bielsa e Calveri che a fine giugno torna da Rosario con la firma del tecnico argentino. Ad inizio luglio però del Loco non c’è traccia e Lotito non riesce neppure a raggiungerlo telefonicamente; per tutelarsi deposita comunque il contratto in lega. Accade poi l’incredibile: Bielsa si dimette senza nemmeno aver messo piede a Roma perché – spiega in un comunicato – non accontentato in sede di mercato entro la data del 5 luglio, termine concordato con Tare e Lotito per assestare almeno 3 colpi. Quindi la conferenza stampa con Lotito, Tare e Calveri in cui viene annunciata la causa all’argentino per inadempienza contrattuale. Entro Natale se ne saprà di più.

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