Adriano Stabile

Marcello Lippi inizia oggi ufficialmente la sua avventura come commissario tecnico della Cina. L’ex ct dell’Italia sarà presentato a Pechino in seguito all’accordo siglato quattro giorni fa con la federcalcio del Paese asiatico. Per lui è un ritorno dopo la felice esperienza nel Guangzhou Evergrande, che ha portato al successo in tre campionati cinesi e nella Champions League asiatica del 2013. Lippi è uno dei dieci italiani (cinque giocatori e altrettanti allenatori) che hanno lavorato nel calcio cinese: il primo fu il tecnico Giuseppe Materazzi nel 2003 mentre tra i calciatori l’apripista è stato nel 2009 Damiano Tommasi, oggi presidente dell’Associazione Italiana Calciatori. 

I dieci italiani del calcio in Cina

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Tommasi nel Tianjin Teda nel 2009

DAMIANO TOMMASI, IL PIONIERE COL MAL DI CINA
Nel febbraio 2009, a quasi 35 anni, Tommasi lascia i Queens Park Rangers, dopo pochi mesi in Inghilterra, per emigrare in Cina e diventare il primo calciatore italiano a giocare in quel Paese. Viene ingaggiato dal Tianjin Teda che oggi, come allora, milita nella Super League cinese. L’ex centrocampista della Roma, che nel paese asiatico guadagna 40 mila dollari al mese, colleziona 29 presenze e un gol in campionato ma non riesce a trascinare la propria squadra oltre il sesto posto. Dopo nove mesi, alla conclusione della Super League, Tommasi se ne torna in Italia moderatamente soddisfatto dell’esperienza fatta. «Quel che mi porto dietro – racconta in occasione del suo ultimo match nel Tianjin Teda – è l’aver provato a conoscere la Cina da dentro. Avvertire la differenza fra due mondi. Imparare a ridimensionare quello che noi magari prendiamo troppo sul serio. Quello che mi aspettavo: la mancanza di pianificazione, anche nel breve periodo. Lo sforzo maggiore: la comunicazione. Perché più che tradurre, occorre decodificare. Anche in campo, con i compagni. E l’interprete non basta». Nel 2011 Tommasi pubblica un libro Mal di Cina, che raccoglie i suoi appunti di viaggio e diversi articoli di una rubrica (“Pagine gialle”) scritta per la Gazzetta dello Sport, e apre un’attività nel calcio giovanile cinese con la società Tps, creata insieme all’ex calciatore Werner Seeber e all’agente Fifa Andrea Pretti.

FABIO FIRMANI, L’EX LAZIALE SOLITARIO
Dopo un ex romanista (Tommasi) è un calciatore della Lazio, Firmani, a emigrare in Cina. All’inizio del 2011, ormai ai margini del  club biancoceleste, il 33enne centrocampista romano lascia la Capitale per approdare allo Shaanxi Renhe. Chiude al nono posto la Super League collezionando 18 presenze e 2 reti, di cui una in quella che è la sua ultima gara da professionista, il 2 novembre 2011 contro il Qingdao Jonoon. Di lì a poco annuncia l’addio all’attività agonistica. «È stata un’esperienza indimenticabile e intendo anche l’aver superato tante problematiche – racconta Firmani nel marzo 2012 a Lalaziosiamonoi.it a proposito della sua annata in Cina – momenti non semplici, sopratutto all’inizio anche perché stavo a 20 ore da casa. Quando sono andato a prendere la seconda coincidenza, e il posto più vicino a Pechino era a 3 ore di aereo, c’erano 300 passeggeri e non c’era uno straniero. Ci sono state difficoltà legate qualche volta alle solitudine, però mi sono divertito. Avevo un canale italiano dove facevano vedere un po’ di tutto. Quando c’era “Porta a Porta” per me era un evento. La Lazio cercavo di vederla su internet». 

ALESSANDRO DIAMANTI, CAMPIONE CINESE CON LIPPI
I budget dei club cinesi crescono vertiginosamente e nel febbraio 2014 Diamanti lascia a campionato in corso il Bologna per cedere alle lusinghe del Guangzhou Evergrande allenato da Marcello Lippi. Il club cinese mette sul piatto un triennale da 3 milioni di euro all’anno che per Diamanti sono irrinunciabili. Il centrocampista toscano va a corrente alternata, tra prestazioni di alto livello e altre meno brillanti, collezionando 4 reti in 24 partite di Super League, vinta proprio dal suo Guangzhou. Dopo appena un anno se ne torna in prestito in Italia, alla Fiorentina, nel gennaio 2015. «Sono felice di essere qui – dice al momento del ritorno – Toscana, Cina, Inghilterra per me è uguale. Io do sempre tutto a prescindere, mi svuoto completamente durante la gara pur di dare ciò che ho. Questo mi ha portato fino alla nazionale. Comunque da 12mila km adesso gioco a 12 chilometri da casa, un record. Il 15 novembre, a campionato finito, pensavo di rimanere in Cina. Poi ho saputo dell’interesse viola e ho subito accettato». 

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Alessandro Diamanti, a destra, nel 2014 nel Guangzhou Evergrande

ALBERTO GILARDINO, SEI MESI E CINQUE GOL
Quattro mesi dopo Diamanti, anche Alberto Gilardino parte per un’avventura nel Guangzhou Evergrande di Marcello Lippi: l’ex centravanti della nazionale nel luglio 2014 firma un contratto di un anno e mezzo dopo essere stato ceduto dal Genoa per 5 milioni di euro. Rientra però in Italia dopo appena sei mesi insieme con Diamanti, nel gennaio 2015, per giocare nella Fiorentina. Il suo score nella Super League cinese, vinta dal suo Guangzhou, è di 14 presenze e 5 reti. «L’esperienza in Cina mi ha permesso di avere un’apertura mentale totale, a livello sportivo e anche culturale», racconta. A giugno 2015 però i viola non lo riscattano e “Gila” è costretto a tornare in Oriente, allenandosi da solo e senza giocare in attesa di un ingaggio dall’Italia. «Sono stati momenti difficili», rivela a fine agosto, quando finalmente viene acquistato a titolo definitivo dal Palermo. 

Gilardino cina

Alberto Gilardino in allenamento nel Guangzhou Evergrande

GRAZIANO PELLÈ, PIATTO RICCO DA 15 MILIONI L’ANNO
Il quinto e ultimo italiano a essere partito per la Cina è Graziano Pellè, baciato dalla fortuna e da un contratto ricchissimo. Nello scorso luglio, nonostante i 31 anni di età e un campionato europeo in chiaroscuro, firma un contratto con il Shandong Luneng di due anni e mezzo da 15 milioni a stagione equivalenti a 42 mila euro al giorno, sesto calciatore più pagato al mondo attualmente. A una giornata dalla conclusione della Super League, che terminerà domenica prossima, la formazione di Pellé è undicesima mentre l’attaccante della nazionale ha collezionato 5 reti in 14 gare disputate. Il suo allenatore è il tedesco Felix Magath, ex gloria della Germania e dell’Amburgo.

Gli allenatori italiani in Cina

GIUSEPPE MATERAZZI, IL PRIMO ITALIANO IN PANCHINA
Il pioniere tra gli italiani in Cina è il papà di Marco Materazzi: nel 2003 approda nel Tianjin, che sei anni più tardi ingaggerà anche Damiano Tommasi. Al suo fianco l’ex allenatore della Lazio porta Giancarlo Oddi, campione d’Italia da difensore in biancoceleste nel 1974. «Là si può ancora lavorare su un terreno fertile o vergine – racconta Giuseppe Materazzi dopo un quarantina di giorni nel Tianjin – mentre in Italia vai al campo e alleni, ma poi intervengono presidenti, dirigenti e procuratori sportivi, per dirla chiara». Nel maggio 2003, nonostante la sospensione del campionato cinese per l’epidemia delle temuta polmonite Sars, Materazzi non lascia il Paese al contrario di altri suoi colleghi europei come il francese Claude Le Roy. A fine stagione conclude al decimo posto l’ultimo campionato della A-League, poi sostituita dalla Super League, e se ne torna a casa. Nel raccontare la sua esperienza cinese ha sottolineato più volte la scarsa organizzazione e la cattiva alimentazione dei suoi giocatori, che mangiavano cibo fritto poco prima delle partite. 

MARCELLO LIPPI, IL PIÙ VINCENTE TRA I NOSTRI
L’italiano più vincente della Cina è Lippi, che è appena stato nominato commissario tecnico della nazionale locale. Nel maggio 2012, grazie anche all’intermediazione del figlio Davide, procuratore sportivo, approda sulla panchina del Guangzhou Evergrande, che porta immediatamente a svariati successi: vince tre Super League, il campionato cinese, una Coppa di Cina e la Champions League asiatica del 2013. Nel febbraio 2014 racconta all’Espresso il suo modo di lavorare in Oriente: «Con tutto il mio staff (sette persone, ndr) abbiamo quattro interpreti. Uno è sempre con me dalla mattina fino a mezzanotte. Poi ho un autista, altrimenti dovrei prendere la patente cinese. Potrei imparare un po’ la lingua, ma ho bisogno di comunicare in modo chiaro con i miei giocatori tra i quali, per esempio, c’è un coreano. Quando parlo con lui, il mio interprete deve tradurre al suo che è cinese-coreano che a sua volta ripete al giocatore! Per la risposta facciamo la stessa cosa al contrario. Non sarà proprio una traduzione letterale ma l’importante è il senso: oltretutto è un difensore molto bravo, per me destinato a fare carriera anche in Europa. La mia coppia centrale Kim-Linpeng potrebbe giocare a Manchester, Barcellona, Chelsea. L’ho detto anche a Ferguson che sento spesso: ma, finché ci sto io, non si muovono».

Tra il 2014 e il 2015 è per pochi mesi direttore tecnico del club prima di tornarsene a fare il pensionato in Italia. Nell’agosto scorso poi, dopo essere stato a un passo dal tornare a lavorare per la nostra Federcalcio, firma un contratto triennale da 60 milioni con il Guangzhou poi risolto e mutato in un accordo con la nazionale cinese a condizioni analoghe. L’ex ct dell’Italia campione del mondo nel 2006 ha con sé in Cina i suoi fidi collaboratori Narciso Pezzotti e Michelangelo Rampulla.

FABIO CANNAVARO, FRESCO DI PROMOZIONE IN SUPER LEAGUE
Il capitano della nazionale campione del mondo nel 2006 approda in Cina nel novembre 2014 nel Guangzhou Evergrande, su richiesta di Marcello Lippi che all’epoca decide di lasciare la panchina della squadra per diventare direttore tecnico. Dopo sette mesi però, nonostante i buoni risultati in campo, è sostituito con il brasiliano Luiz Scolari.

Dopo una breve esperienza in Arabia Saudita, torna ad allenare in Cina, sulla panchina del Tianjin Quanjian, in seconda divisione: subentrato a giugno scorso all’altro brasiliano Vanderlei Luxemburgo, guida la squadra dal dodicesimo al primo posto conquistando la promozione in Super League. Trionfale il suo cammino con 14 vittorie e un pareggio in 18 giornate. Non è da escludere che nelle prossime settimane possa tornare al Guangzhou Evergrande per rimpiazzare nuovamente Lippi, ingaggiato ad agosto ma poi “dirottato” sulla nazionale cinese. 

ALBERTO ZACCHERONI, CINA AMARA DOPO I SUCCESSI GIAPPONESI
L’ex tecnico di Udinese, Milan, Juve, Lazio e Torino approda in Cina all’inizio del 2016 dopo i successi con la nazionale giapponese (campione d’Asia nel 2011). Con il suo Bejing Gouan, con cui firma un accordo biennale, va male: lascia l’incarico a maggio dopo aver raccolto appena 9 punti in 9 giornate (2 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte). Zaccheroni è anche vittima di una violenta contestazione da parte dei tifosi, pochi giorni prima di risolvere consensualmente il suo contratto con il Gouan, che ora è quinto in classifica a un turno dalla fine del massimo campionato. 

CIRO FERRARA, SALVO NELLA SERIE B CINESE
Nel luglio 2016 l’ex terzino di Napoli e Juventus torna ad allenare dopo quattro anni di pausa (l’ultima esperienza in panchina era stata alla Sampdoria nel 2012): viene ingaggiato dallo Wuhan Zall, che milita nella Serie B cinese. Ferrara riesce a portare la squadra dal tredicesimo al sesto posto finale, garantendole un’anticipata salvezza grazie a cinque vittorie nelle ultime sei giornate.