Matteo Muoio

Come il Goblin per Spiderman, come il Joker per Batman, così in Germania la Red Bull Lipsia per l’Amburgo. Una nemesi. Tradizione contro modernità, memoria storica contro rischio d’impresa, l’orologio del Volksparkstadion e i tori rossi sulle lattine della famosa bevanda energetica. Da una parte la squadra più antica e invidiata della Bundesliga, dall’altra la più giovane e odiata.  Mai retrocessa la prima, in Bundes dopo una rapida scalata dalla quinta serie la seconda. Il Lipsia è la vera sorpresa della stagione: secondo in classifica, squadra più giovane del torneo e gioco spettacolare. L’Amburgo vive l’ennesima annata difficile della storia recente ed è impegnato nella lotta per non retrocedere. Sabato, però, si sono affrontate e i veterani hanno abbattuto i tori rossi in casa loro, alla Red Bull Arena: 3-0 con le reti di Papadopoulos, Walace e Hunt. La vendetta dopo il 4-0 dell’andata, una vittoria incredibile celebrata da tutta la Germania del calcio. Vi spieghiamo perché.

Lipsia-Amburgo

Holtby dell’Amburgo contrastato da Naby Keita del Lipsia.

RB Lipsia: creazione di una multinazionale, nell’est del paese

I più odiati, s’è detto. Perché nel calcio tedesco la tradizione conta più dei risultati. E il Lipsia non ne ha, essendo nato per la volontà della Red Bull di portare il suo esperimento calcistico in uno dei campionati europei più blasonati. Dopo il Salisburgo, la Red Bull Brasil, quella ghanese – ora soppiantata – e quella di New York, i vertici dell’azienda austrica hanno guardato in Germania, precisamente ad est del paese, dove da anni mancava una grande del calcio tedesco. Hanno scelto Lipsia perché con mezzo milione di abitanti è uno dei centri urbani più popolati dell’ex Germania Est e, pur non avendo una rappresentativa calcistica particolarmente importante, aveva già uno stadio da 44mila posti costruito per i Mondiali del 2006. Inizialmente provarono a rilevare l’FC Sachsen – erede del vecchio Chemie – ma le proteste dei tifosi resero impossibile l’operazione, quindi, nel 2009, virarono sul SSV Markranstädt, club dell’omonima città limitrofa all’epoca militante in NOFV-Oberliga, la quinta divisione regionale. Anche in questo caso i tifosi provarono ad opporsi, senza successo. La Red Bull, come da prassi, cambiò nome e colori del club, incorporando quattro formazioni giovanili dal succitato Sachsen in cambio di un indennizzo economico. L’accordo con la federcalcio regionale sassone prevedeva comunque la ricostituzione e l’affrancamento dal gruppo Red Bull della società preesistente, che dalla stagione successiva ricominciò dalla sesta divisione.

Lipsia-Amburgo

La pagina della sezione “sport di squadra” nel sito della Red Bull

Con i mezzi economici a disposizione l’ascesa alle serie maggiori fu, ovviamente, rapidissima e lo scorso 8 maggio i tori rossi festeggiavano la promozione in Bundes dopo due anni di Zweite. E con la ribalta sono arrivate pure le manifestazioni di dissenso dei tifosi di altre squadre. Qualcosa s’era visto pure in Zweite e Regionalliga, quest’anno hanno raggiunto il culmine: ad agosto, in Coppa di Germania, i tifosi della Dynamo Dresda lanciavano in campo la testa mozzata di un toro. A settembre quelli del Colonia impedivano l’accesso allo stadio al pullman del Lipsia sedendosi per strada; a dicembre quelli del Bayern esponevano uno striscione che recitava: “Non importa se Lipsia, Salisburgo o New York, per voi non c’è spazio nel nostro sport”. Qualcosa hanno fatto vedere pure quelli di Amburgo, Werder e Borussia Dortmund, con gli ultimi che a novembre decidevano di disertare la trasferta. Perché il Lipsia è un prodotto commerciale, nato per veicolare e rafforzare nel settore l’immagine di un brand, controllato da una multinazionale in barba all’azionariato popolare vigente nel calcio tedesco. E poco importa se il Bayern arriva a fatturare mezzo miliardo all’anno, il nemico è ad est. Un ostracismo che fa passare in secondo piano l’ambizioso progetto tecnico del club: una neopromossa con possibilità economiche che ha deciso di investire – tanto – sui giovani e in estate ha portato a Lipsia talenti come Timo Werner, crack del calcio teutonico, il centrocampista guineano Naby Keita e lo scozzese Oliver Burke. Giovane e preparato pure il tecnico, l’austriaco Ralph Hasenhüttl. I più odiati esprimono probabilmente il miglior calcio del campionato e il secondo posto in classifica non è una casualità. Ah, nessun club neopromosso aveva mai fatto così bene nella storia della Bundes.

Timo Werner, 20 anni. E’ arrivato dallo Stoccarda per 15 milioni.

L’AMBURGO E L’OROLOGIO BUNDES

Di contro, l’Amburgo. La squadra più antica della Germania – fondata nel 1887 – e l’unica a non essere mai retrocessa. Gli anseatici hanno preso parte a tutte le 54 edizioni della Bundes dall’anno della sua istituzione, il Bayern ne ha saltate 2. Non a caso la mascotte del club è un dinosauro. Pare non possano retrocedere, ci sono andati vicino più volte nelle ultime stagioni ma alla fine rimangono sempre lì, in massima serie. I fasti degli anni ’80 sono un lontano ricordo come pure i buoni piazzamenti di inizio millennio, però tutta Germania li invidia. Perché quando si va a giocare al Volksparkstadion c’è un orologio digitale che tiene il conto degli anni, dei mesi, dei giorni e perfino delle ore, dei minuti e dei secondi vissuti dalla squadra in Bundesliga. E’ lì dal 2003 e continua a scorrere, nonostante l’Amburgo stazioni nei bassifondi della classifica da diverse annate a questa parte. Nel 2014 e nel 2015 è arrivato addirittura a giocarsi il play out per la permanenza in massima serie, salvandosi in entrambi i casi. Per questo, nel 2015 era partito uno sfottò social, con i tifosi delle squadre avversarie che avevano lanciato una petizione su Facebook per lo smantellamento dell’orologio, dando l’Amburgo per spacciato. Furono raccolte più di 80000 firme ma nello spareggio salvezza i veterani si imposero sul Karlsruhe. Quest’anno sono nuovamente impegnati nella lotta per non retrocedere, complice anche la peggior partenza in campionato della storia. Nelle ultime giornate, però, i ragazzi di Gisdol hanno fatto registrare un netto miglioramento in termini di gioco e risultati e grazie al successo contro il Lipsia sono riusciti a scavalcare il Werder, ora terzultimo. La vittoria della tradizione, per tenere acceso l’orologio.

Lipsia-Amburgo

L’orologio del Volksparkstadion