Redazione

Forse Ljajic è cresciuto. Forse, perchè è stato detto troppe volte: Ljajic avrebbe tutto, e anche di più, per imporsi come top player. Non ci è riuscito. Il problema non è nei piedi, quando nelle testa. Nel Torino però ha (forse) finalmente trovato la sua dimensione. Il 4-2-3-1 di Sinisa Mihajlovic gli è cucito addosso. E sinora il talento ha risposto presente. 3 gol e 2 assist in cinque partite. Quando basta per sfidare Dybala nel derby?

Quanto è cambiato?

Ljajic è potenzialmente un fenomeno assoluto: dribbling, tocco di palla, visione di gioco e un piede che sembra una…stecca da biliardo. Il suo più grande limite è la discontinuità. Anche nell’arco deo 90′ di gioco. Ljajic sa giocare benissimo a pallone ma non allo stesso modo a calcio. Nei momenti di difficoltà sbaglia spesso la scelta ed eccede sempre nella ricerca del barocco. Negli ultimi mesi, però (forse) è cambiato. Molto più presente a sé stesso, disciplinato tatticamente. Resta da capire se è il classico “mese di Ljajic” cui segue un periodo di buio o se finalmente (forse) sia la volta buona.

Decisivo, in un Toro che attacca da…Toro

Di certo Ljajic è agevolato da un impianto di gioco in cui ci sono più “galli” a cantare. Non più solo Belotti. Il Torino ha una spina dorsale ben definita. N Koulou, al di là delle facili battute, regge il pacchetto arretrato. É il leader che comanda la difesa e i compagni e si propone anche come primo regista della squadra. La squadra gioca molto in verticale e sfrutta totalmente l’ampiezza del campo. In mezzo al campo Rincon e Baselli garantiscono qualità e quantità. Iago Falque e Niang si dividono il lavoro sulle fasce. Ergo, Ljajic ha meno responsabilità e più sfogo di seguire istinto e talento. L’ideale per un calciatore che ha sempre sofferto le aspettative. Se non gli si chiede molto e gli si garantisce un posto da titolare, Ljajic dà il 110% di quello che può. Si, vero, è un paradosso, anche irritante. Però è l’innegabile realtà di un calciatore fantastico. Purchè non gli si chieda di mostrarlo e di esserlo o di prendere per mano la squadra.