Matteo Muoio

Né Fassone e Mirabelli, né Marotta, Monchi o Ausilio. Nelle ultime ore di mercato la scena se l’è presa Lotito. La cessione di Keita è l’ennesimo capolavoro in uscita del divo Claudio, capace di resistere fino all’ultimo ai capricci del giocatore, forte di un accordo di vecchia data con la Juve, e incassarci esattamente quanto aveva stabilito: 30 milioni tondi tondi per un calciatore fortissimo ma in scadenza 2018, a 48 ore dalla fine dell’ultima sessione utile per venderlo. Chapeau. Con l’assegno staccato dal Monaco il bottino estivo sale a quasi 75 milioni: 17 più 3 di bonus dal Milan per Biglia, 32 anni a gennaio e con il contratto in scadenza 2018 pure lui, 17 da Hoedt, arrivato a parametro 0 2 anni fa dall’AZ, più i 5 versati dall’Atalanta per il riscatto di Berisha e i 2 arrivati da Benevento per il prestito di Cataldi. L’estate più remunerativa dell’era Lotito, la seconda dell’intera storia biancoceleste dopo quella del 2001, che vide Nedved accasarsi alla Juve e Veròn allo United, per un incasso da oltre 80 milioni reinvestito in gran parte per Mendieta, operazione che fece sanguinare a lungo le casse biancocelesti. Che oggi stanno alla grande, perché per Lotito la legge del bilancio vince sulle ragioni di cuore e su quelle di campo. Vende, coi suoi modi e ai suoi prezzi, non si piega a procuratori e top club. E vince sempre, si legge un po’ ovunque in questi giorni. Dall’altra parte, però, la Lazio, paradossalmente slegata dai successi di mercato del suo presidente e alle volte addirittura vittima.

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Mercato in entrata insufficiente

Perché Lotito difficilmente reinveste buona parte di quello che incassa, l’ha fatto giusto lo scorso anno con Candreva ed è andata bene. Certo, la Lazio si è messa in luce a più riprese anche per il mercato in entrata grazie alle fortunate intuizioni del ds Tare, ma presto potrebbero non bastare più. Perché il mercato italiano risente delle follie che arrivano da fuori, tra fatturati in crescita e investitori cinesi si è tornato a spendere anche da noi. E quando pure squadre di fascia media come Samp e Torino iniziano a fare offerte da 15-20 milioni per qualche calciatore diventa chiaro come occorra adattarsi per non estinguersi. Concetto che il patron romano sembra non prendere affatto in considerazione. A fronte degli incassi monstre di questa estate, la casella delle entrate recita i nomi di Lucas Leiva, Marusic, Di Gennaro e Caicedo. Passi il cambio Biglia-Leiva per cifre e condizioni, per il resto il mercato laziale è da bollino rosso. La squadra non può dirsi rinforzata, è chiaro ai tifosi come ad Inzaghi, nonostante il miracolo Supercoppa. La coperta è corta, c’è meno qualità e con l’Europa League da giocare i fantasmi del secondo anno cominciano a tormentare pure il tecnico piacentino.

Nani, l’uomo giusto per sostituire Keita e salvare il mercato

Poco più di 24 ore alla fine del mercato. C’è da prendere un difensore e un sostituto di Keita. Dietro le soluzioni sono low cost – Paletta il più vicino-, per risparmiare il più possibile dal fortunoso e fortunato ricavato-Hoedt. E reinvestire tutto su una punta? Difficile, manca il tempo per il gran colpo, forse pure la volontà. I nomi che circolano da ieri fanno capo perlopiù ad alcuni talentini gestiti dalla Gestifute, l’agenzia di Jorge Mendes, intermediario nell’operazione Keita-Monaco: da Diogo Gonçalves del Benfica fino a Neto e Xadas del Braga, giovanissimi con poche manciate di minuti tra i grandi. Non si può sostituire il senegalese con una scommessa per il futuro. Inzaghi si è imposto, ha sbattuto i pugni, pretendendo un profilo pronto all’uso; così dal cilindro del potente procuratore di CR7 è uscito il nome dell’ex United Nani, oggi al Valencia. L’operazione è stata impostata, si tratta sulla base di 10 milioni. Il portoghese compirà 31 anni a novembre, al netto di qualche acciacco è ancora integro e nelle ultime due stagioni, tra Fenerbahce e Valencia, ha offerto un ottimo rendimento. E’ un giocatore importante, un nome in grado di accendere la piazza e soddisfare le richieste di Inzaghi: esterno puro, in nazionale ogni tanto gioca pure da seconda punta, con buoni risultati. Classe, velocità, discreto senso del gol, esperienza internazionale, un’ottima soluzione per riempire il buco lasciato dal numero 14, soprattutto a certe cifre. E con il tesoretto risparmiato, a gennaio si potrà tentare il nuovo assalto al pallino Azmoun…

Nani con la maglia dello United