Redazione

Luis Alberto. E chi l’avrebbe mai detto? Che sorpresa. E che piacere. La vittoria della Supercoppa italiana ha il sapore della rivincita su chi era pronto etichettarlo come “bidone”.

Un inizio difficile, ma pazienza e tenacia premiano

Certo, l’inizio è stato perlomeno complicato. Estate 2015: Luis Alberto sbarca a Roma e viene presentato come l’erede di Candreva. Chi? Quello? I primi mesi sono favorevoli al partito degli scettici: lo spagnolo non è in forma, rimane ai margini della squadra, spesso mugugna e a volte si autoesclude abbassando l’asticella dell’impegno quando capisce che non rientra nella formazione titolare. Insomma, sembrava il classico “bidone” da restituire al mittente o rivendere altrove. Invece no. Tare si è imposto. Cessione bloccata e fiducia nel ragazzo.

Luis, incassata la fiducia, è andato avanti

Convinto dal direttore sportivo che i comportamenti da professionista pagano sempre, Luis Alberto cambia registro. Si allena con maggiore dedizione e convince Inzaghi. Il tecnico lo utilizza poco, poi arriva la svolta: 15 aprile, Lazio – Genoa. Nove minuti a disposizione. Pochi, ma quanto bastano per raddrizzare la partita con un gol al 90′. Ecco le sliding doors: Alberto infila quella giusta e il suo destino alla Lazio cambia per sempre: Inzaghi lo prova prima come regista e poi nel suo ruolo naturale di esterno. E non ha problemi ad affidarli la maglia da titolare in Supercoppa, quando capisce che Keita mostra segni di indolenza. Nè regista, nè seconda punta. Trequartista tuttocampista accanto a Milinkovic, giostrando per il campo spinto dall’istinto e dal talento. Scelta ricambiata da 11 chilometri di corsa, sostanza e qualità. Il futuro è appena iniziato.

Un acquisto fermentato nel tempo

Non è la prima volta che un acquisto di Tare viene fuori alla distanza. Fermentano e poi diventano insostituibili.  Sorte comune a molti colleghi di Luis Alberto: in primis Strakosha, desaparecido nelle serie minori prima di rientrare e guadagnarsi il posto da titolare. Come Lukaku, che, al netto degli infortuni, si sta rivelando assolutamente affidabile. E ci sono anche altri esempi più illustri: è successo perfino con l’ex capitano Biglia, rimasto per mesi all’ombra di Ledesma. O con Candreva, all”ombra del Colosseo per via di un suo passato da romanista. E prima ancora all’attuale capitano Lulic. Gente che ce ne ha messo di tempo, ma poi è entrata nel cuore dei tifosi della Lazio. Alcuni, poi, lo hanno spezzato, ma questa è un’altra storia…