Redazione

Alza quella Supercoppa, capitano. Alzala perché domani sera sarebbe più bello essere laziali. Senad Lulic ha un sogno: giocare la prima partita con la fascia al braccio e sollevare al cielo un trofeo. Difficile ma non impossibile.

Orgoglio e senso di appartenenza

Quella fascia, Lulic se l’è strameritata. Non è un giocatore: è un simbolo. Passato, presente e futuro della Lazio. Il bosniaco ha già alzato un trofeo. E non uno qualsiasi. Da protagonista assoluto. La sua rete al 71′ del 26 maggio 2013, ha regalato l’ultimo grande trionfo a questa società. La vittoria di una vita, porta la sua firma. Quattro anni e tre mesi dopo Senad è ancora qui. Sarà l’unico superstite di quella partita. Un segnale importante. Tutti sono andati via, tranne lui: è rimasto, nel senso pieno del termine, biancoceleste. Ecco perché la fascia è, prima di tutto, un premio. La Lazio non ha mai avuto, nella sua storia recente, calciatori con una così lunga militanza. La sensazione è che, per la prima volta dopo tanti anni, il capitano della Lazio sia un calciatore che vive la squadra come un punto di approdo, piuttosto che un trampolino.

Gli errori da non commettere

Resta solo da vincerla, questa partita. Prima o poi, succederà anche per la legge dei grandi numeri. contro la Juventus, ogni errore sarà pagato carissimo. Sarà fondamentale non concedere spazi e sfruttare ogni occasione. La Lazio è meno forte della Juventus, ma sta senz’altro meglio. Lulic avrà un compito arduo: dalla sua parte, o Cuadrado o Douglas Costa. In entrambi i casi, non saranno clienti facili. Inzaghi gli ha chiesto copertura e, se possibile, trovare tempo e modo di lanciare in profondità Immobile. La squadra, dal punto di vista difensivo, sinora, ha lavorato bene. La Lazio non ha mai perso una partita e sopratutto ha subito pochi gol e ha potuto lavorare sul fondo. La Juventus è apparsa in difficoltà sia in difesa che sul piano fisico. Coraggio capitano: mai come questa volta, l’impresa è possibile.