Redazione

Madrid sfida Barcellona. Real Madrid- Espanyol nel giorno del referendum sull’Indipendenza Catalana sembra quasi uno scherzo del calendario. La Liga ha senso dell’umorismo. Senza mischiare calcio e politica, per carità, a (quasi) nessuno interessa che, qualora vincesse il “sì” anche l’Espanyol dovrebbe, regolamento alla mano “sloggiare” dal massimo campionato spagnolo. Questione di tifosi. Talmente pochi…

Chi ne sentirebbe la mancanza dell’Espanyol?

Perché i tifosi dell’Espanyol si chiamano “Periquitos”? Beh, un appellativo che deriva da un sarcasmo piuttosto tagliente. “Perico” è l’alter ego catalano del nostro Gatto Felix, fumetto che spopolava nella prima metà del 1900. La malignità risiede appunto, nel fatto che i tifosi siano appunto “quattro gatti”. Del resto, ci vuole coraggio o un fortissimo senso di appartenenza per scegliere l’Espanyol. Particolarmente odiato dai “culès” del Barcellona proprio perché il nome richiama la Spagna.

Chi sono e quanti sono?

I tifosi “barcellonisti” indipendentisti hanno sempre individuato nell’Espanyol il nemico che associa alla città catalana la “detestata” Spagna. Considerata, dunque, la squadra dei “cavalli di troia”, ovvero quella degli immigrati dalla Spagna giunti a Barcellona. I tifosi dell’Espanyol replicano: è una storia diversa. Non è la squadra dell’opposizione, del “No” alla Catalunya come stato. Piuttosto è stata chiamata così perché, al momento della fondazione, aveva solo giocatori spagnoli. A differenza dei rivali, già con un connotato dal respiro internazionale. Prontissima la contro risposta: il Barcellona non sceglie solo calciatori spagnoli sin dalla nascita proprio per dimostrare, nei fatti,  il distacco dalla Corona.

Come vivono il referendum?

I tifosi sono effettivamente “quattro gatti”. Appena il 3,7% della popolazione calcistica spagnola. Pochi, davvero, ma con una forza di volontà encomiabile. Il motto è “non puoi capire cosa sia l’Espanyol se non ce l’hai nelle vene”. E che sangue scorre? Catalano o spagnolo? Beh, con lo stesso coraggio con cui tifano la squadra condannata a vivere all’ombra dei blaugrana, la maggior parte dei “gatti” preferisce guardare alla finestra: ritengono che lo sport debba comunque restare fuori dai cambiamenti politico sociali che potrebbe generare il referendum. E in generale auspicano un cambiamento, non una rivoluzione.