Redazione

Riyad Mahrez è mancino. Proprio come vuole Di Francesco. E gioca prevalentemente sulla destra, esattamente nella zona di campo che, Ünder escluso, è attualmente scoperta nello scacchiere tattico dell’abruzzese. A match made in Heaven, direbbero a Leicester, che poi è la versione anglofona del nostro più classico Dio li fa e poi li accoppia. Solo che non va esattamente così. O almeno, non è detto. Perchè Mahrez ha qualcosa che il gioco del tecnico della Roma prevede, ma in dosi molto moderate, ovvero uno spirito un po’ anarchico. Difficile ingabbiarlo Mahrez, sia tatticamente che con la palla al piede. È mancino, istintivo, indossa il 26, ma il 10 gli starebbe a pennello. Calcia da fuori, dribbla, serve palloni impossibili ai compagni attoniti. Non è prevedibile, questo è certo. E non è il più ligio degli attaccanti, a fare movimenti ben precisi fino allo sfinimento non ce lo vedremo mai. Eppure…

Mahrez roma

Mahrez con la maglia del Leicester

Eppure Mahrez, che Monchi vuole fortemente, che desidera strappare non solo al Leicester, ma anche all’Arsenal, che lo cerca da ormai un anno, può essere l’uomo adatto per questa Roma. Un anarchico per un calcio organizzato. Il che suona parecchio come una contraddizione in termini, ma che in realtà è quanto di più aderente alla attuale realtà giallorossa. Basta guardare un po’ indietro e tornare alla stagione 1997/98, quando a Trigoria si affaccia Zdenek Zeman. Che del Di Francesco allenatore è un po’ il padre putativo, con l’abruzzese che ha però imbracciato idee un po’ meno estremiste. Il succo però è quello. Fatica, schemi, gioco veloce e preciso. Facile quindi, immergendosi di nuovo nel passato, immaginare i dubbi che il Boemo avrà avuto nel dover per forza di cose inserire nell’undici titolare Francesco Totti, che all’epoca era un 10 puro, ruolo che Zeman non considerava neanche ai videogiochi.

E invece il Capitano (che capitano diventa proprio in quella stagione), con Zeman esplode definitivamente. Il tecnico gli cuce addosso la posizione di esterno sinistro con licenza di svariare, di accentrarsi. Un po’ quello che faceva Insigne nel suo Pescara e che anche El Coco Lamela, seppur sulla fascia opposta, ha mostrato nella seconda Roma zemaniana. Totti, Insigne, Lamela, tutti calciatori pieni di estro, difficili da imbrigliare, ma che fanno la differenza. Proprio come, tornando all’esperienza di Di Francesco, Berardi nel Sassuolo. Che forse non sarà stata l’ala destra più tatticamente disciplinata del campionato, ma che con la sua fantasia, la sua luce, ha saputo spesso e volentieri accendere le partite dei neroverdi. E allora appare abbastanza evidente un dato. Ok gli schemi, ok un calcio organizzato, ma un po’ di anarchia serve.

Domenico Berardi, 43 gol in Serie A con la maglia del Sassuolo

Serve perchè, e l’esperienza ad alto livello di Sarri lo dimostra, giocare contro squadre che si chiudono e il cui unico obiettivo è non permettere all’avversario di sviluppare le proprie trame è un problema, soprattutto per chi fa dell’organizzazione il proprio credo. Il famoso concetto per cui una volta capito il giochetto, tutti quanti sanno come fermarti. Ma contrastare una squadra dall’alto tasso tecnico (come la prossima Roma) diventa mille volte più complicato se si aggiunge a dieci costanti una variabile impazzita, capace di tutto e del suo contrario. Insomma, il calciatore in grado di scardinare con il talento anche le difese più ostiche. Il lampo di luce.

Ed ecco quindi Mahrez, che può regalare a Di Francesco l’imprevedibilità di cui può avere bisogno. Anzi, di cui ha bisogno, perchè se è vero che Monchi fa mercato su indicazione del suo allenatore, che richiede caratteristiche più che calciatori ben precisi, la caccia prima a Berardi e poi all’algerino del Leicester rappresenta una chiara volontà di completare la rosa con quel pizzico di follia, che in un calcio metodico solitamente sembra non poter trovare spazio. E anche il piccolo (di età e di statura) Ünder sembra un acquisto motivato dalle stesse ragioni, almeno a giudicare dal fantasmagorico video di presentazione regalato dal settore comunicazione della società giallorossa.

Ed è emblematica, da questo punto di vista, l’analisi delle coppie di terzini ed esterni. Sulla sinistra Palmieri e Kolarov, terzini di gamba e offensivi, con davanti Perotti ed El Shaarawy, disposti al sacrificio. Dall’altro lato Karsdorp e Peres (che sta studiando da terzino di una difesa a 4), fisici e con polmoni capienti, con davanti il turco e, forse, l’algerino a illuminare la scena. Perchè ok l’anarchia, ma mai dimenticare l’equilibrio. Su questo, Di Francesco non transige. Eusebio perdona, ma il campo no.