Francesco Cavallini

Gastroenterite acuta. Detto banalmente, mal di pancia. Un gran brutto mal di pancia, che terrà Federico Bernardeschi lontano dal ritiro di Moena per quattro giorni. In tempo in tempo per raggiungere il sospirato accordo con la Juventus, fare le visite mediche e diventare ufficialmente un calciatore bianconero. L’importante è che il mal di pancia non sia contagioso e che non arrivi dalle parti di Vinovo. Anche se il rischio, a ben vedere, c’è. Se c’è qualcosa che questa pazza estate ci ha insegnato, è che l’erba del vicino non sempre è più verde, anche se il vicino in questione è la Vecchia Signora, padrona incontrastata del calcio italiano nelle ultime sei stagioni. La società è forte, i risultati arrivano, ma la perfezione non esiste e quindi, di tanto in tanto, anche gli juventini, metaforicamente, piangono.

Piangono gli addii di Dani Alves e di Bonucci, con tutte le polemiche generate dalla rescissione del brasiliano e dalla cessione dell’ex numero 19. Non c’è rosa senza spine ma, dopo le partenze, la rosa della Juventus in questi giorni si sta allungando a dismisura. Soprattutto in attacco, dove al momento attuale Max Allegri ha il cosiddetto imbarazzo della scelta. Quattro maglie, quelle del 4-2-3-1 fantasia, inaugurato in una sera di gennaio e che ha portato i bianconeri ad un passo dal tetto d’Europa. Una vera e propria armata invincibile. In cui c’è la freccia, Juan Cuadrado, lanciata sulla fascia destra a velocità supersonica. La macchina da guerra, Gonzalo Higuain, capace di abbattere la resistenza di qualsiasi difesa. Lo stoccatore, Paulo Dybala, che con la classe e con la leggiadria ha affascinato il mondo. Ma non si vive solo attaccando. Serve qualcuno che tenga su la baracca. Che aiuti gli altri a resistere alle tempeste. Quel qualcuno è lo scudo. È Mario Mandzukic, l’esterno sinistro atipico che ha cambiato il mondo juventino.

Mario Mandžukić,

Mario Mandžukić, l’equilibratore della scorsa Juventus.

E su quello scudo, sulla disponibilità al sacrificio del croato, Allegri ha costruito le fortune della sua terza Juventus, quella nata per vincere tutto e che ci è andata molto vicino. Con lui in campo, il tecnico bianconero si è potuto permettere di schierare Dybala, Higuain, Cuadrado e di aggiungere anche Pjanic a centrocampo, nella consapevolezza che a coprire le scorribande dei compagni (e di Alex Sandro) i polmoni di Mandzukic non sarebbero mai mancati. E così è stato. Calciatore di lotta e di governo, il buon Mario ha fatto il terzino e ha segnato in rovesciata nella finale di Champions. Ha rincorso avversari fino allo sfinimento e venti secondi dopo ha concluso un ribaltamento di fronte nell’area avversaria. Ce ne vorrebbe uno così in ogni squadra, come segnala Eto’o nell’Inter del Triplete. Non è quindi complicato pensare che da gennaio in poi la prima maglia assegnata da Max sia stata la numero 17, per poi passare alle altre. Ma ora viene il difficile. Arrivano Douglas Costa e Bernardeschi, Cuadrado non sembra più in bilico come qualche settimana fa (complice la rinuncia a Schick) e la compagnia lì davanti si fa un po’ troppo folta. Anche perchè con l’aggiunta di due esterni (potenzialmente bifascia) e il mancato arrivo dell’ex Samp, è evidente che nella Juventus che verrà ci sarà meno spazio per Mandzukic, che sarà prevalentemente utilizzato come vice Higuain. Duecentosei reti in carriera parlano chiaro, Mario non è l’ultimo arrivato quando si tratta di spaccare porte e di certo non farà rimpiangere il mancato impiego del Pipita. Eppure ci sono un paio di ma…

Bernardeschi

Federico Bernardeschi in azzurro

Il primo è il più classico dei problemi, quello che, come già accaduto al Bayern qualche anno fa, il poco spazio possa portare a uno di quei famosi mal di pancia prima citati. L’arrivo in Baviera di Lewandowski è significato cessione per Mandzukic, che da calciatore competitivo quale è non riesce a marcire in panchina. Da questo punto di vista, l’invenzione di Allegri è stata geniale, permettendo alla squadra di trovare il giusto equilibrio attraverso l’utilizzo costante del croato. Ma ora, come detto, gli equilibri in avanti cambiano e per continuare a schierare il numero 17 sull’esterno, Allegri sarà costretto a lasciare ai box contemporaneamente due tra Douglas Costa, Bernardeschi e Cuadrado. Difficile che ciò possa avvenire, quindi più panchina per Mandzukic.  E senza di lui salta l’equilibrio così difficilmente costruito negli ultimi mesi. Al punto che lo stesso tecnico bianconero non ha affatto escluso l’idea di passare ad una mediana a tre, inserendo il centrocampista di sostanza che arriverà dal mercato e rinunciando così alla batteria di trequartisti dietro Higuain. In questo caso, per quel che riguarda eventuali mal di pancia, peggio ancora, perchè tre posti in attacco per sei stelle (più Pjaca, sullo sfondo ma in recupero) diventano davvero pochi. E ci vorrà un bravo medico per scongiurare l’epidemia di gastroenterite.

Fino a qualche mese fa non ci saremmo preoccupati. La Juventus, società solida e forte, non ha di questi problemi. Ma in realtà ne ha, come è normale che sia. Ad Allegri servirà parecchia diplomazia per gestire uno spogliatoio che già nella scorsa stagione pare avergli dato più di qualche grattacapo. E siccome prevenire è meglio che curare, Max farà meglio a pensare a cominciare a vincere sin da subito. Le vittorie sono la miglior cura per i mal di pancia. Magari non per tutti, ma del resto nessuno è perfetto. Neanche la Juve.