Redazione

Manchester capitale del calcio continentale. Il City di Guardiola è la squadra più bella e “ingiocabile” della Champions. Lo United di Mourinho è quella che nessuno vorrebbe affrontare. Il duello in Premier si trasla nell’Europa che conta. Entrambe prime nel loro girone, non si incontreranno comunque prima degli eventuali quarti di finale. E se accadrà, saranno certamente scintille.

Due facce della stessa medaglia

Guardiola e Mourinho rappresentano la dicotomia per eccellenza. Cane e gatto, Parigi o Londra, Pes o Fifa. Da qualsiasi punto di vista li si osservi, sono due binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai, neanche andando avanti all’infinito. Ma inseguono, attraverso percorsi assolutamente differenti, lo stesso risultato: vincere. E spesso ci riescono.

Guardiola: gioco e qualità

Guardiola è un magnifico direttore d’orchestra. Le sue squadre giocano un calcio quasi musicale. Scambi, tocchi, triangolazioni, tutto rigorosamente di prima, al massimo a due tocchi. Il mantra è possesso palla e verticalizzazione. Anzi, era, perchè in Inghilterra Pep ha cambiato modo di giocare, adeguandosi a un calcio ancora più verticale. Il City adesso rinuncia a tenere troppo il pallone, o almeno, non è ossessivo nel possesso come prima. La sua più grande qualità è sapersi adeguare. Non è dogmatico. Ha saputo modificare il suo gioco rivoluzionando e rinnegando persino sè stesso. Ha inventato prima e pensionato poi il tiki-taka, a favore di un calcio più diretto, semplice, immediato. Ovviamente, senza perdere di vista la qualità.

Mourinho: intensità e determinazione

Mourinho chiede intensità, determinazione, abnegazione. Un martello pneumatico, che allena le teste dei giocatori, sino a prosciugarne le energie psicofisiche. Non a caso, ha cambiato più squadre di Guardiola, aprendo però più cicli rispetto al collega spagnolo, che ha vinto tutto a Barcellona ma, a differenza dello Special One, non si è saputo ripetere altrove. Mourinho ha vinto dove sembrava impossibile: ha trascinato, quasi di peso, il Porto e l’Inter in cima all’Europa. Non ha mai stupito per il gioco. Gestisce, non allena. Motiva, non prepara. Le sue squadre non giocano: vanno in missione, e vivono ogni attimo della partita con la bava alla bocca. Mou corre e vince per “fame”. Non a caso, ha fallito quando aveva squadre, almeno sulla carta, più attrezzate per la vittoria. Il Manchester United, in questo senso, è perfetto. Forte, ma inferiore alle big del calcio eurpeo. A colmare il gap, però, ci pensa lui. Altrimenti che Special One sarebbe?