Francesco Cavallini

La Roma lotta, ma non basta. Alla fine della giostra, contro il Napoli la differenza la fa una rete concessa con un po’ troppa leggerezza e soprattutto la fanno le assenze e i rientri forzati. Di Francesco schiera una formazione che sulla carta è più che competitiva, ma che paga lo scotto degli infortuni patiti dai suoi. Ancora ai box Schick e Emerson, Karsdorp passa l’esordio all’Olimpico in panchina e chi è rientrato da stop più o meno lunghi non lo ha fatto certo nella forma migliore. La differenza tra Roma e Napoli è stata netta almeno per 65 minuti, ma per il tecnico giallorosso le possibilità erano veramente ridotte all’osso. Davanti all’organizzazione della squadra partenopea gli uomini di Di Francesco hanno dapprima provato a fare muro, cercando di ripartire con rapidità, ma quando hanno capito che la sfera non doveva rimanere tra i pieni dei calciatori del Napoli, hanno tirato fuori una prestazione che denota forza caratteriale. Una forza che purtroppo per la Roma non è bastata, dato che il risultato (e anche un po’ la fortuna) premia la squadra di Sarri.

Sfortunata la Roma e in particolare Kostas Manolas

Il greco è stato tra i migliori della partita, nonostante avesse a che fare con un cliente non certo abbordabile come Ciro Mertens. Ma il centrale romanista, coadiuvato da Juan Jesus, ha tenuto botta e, nonostante la rete del Napoli sia arrivata dal suo lato, non ha certo responsabilità nel vantaggio di Insigne. E finché il fato non ci ha messo lo zampino, la retroguardia della Roma, seppur soffrendo parecchio le ripartenze e le geometrie del Napoli, ha sempre trovato il modo di chiudere gli spazi che il gioco partenopeo era in grado di creare. Poi il greco sì è accasciato e ha chiesto il cambio. Sembrava la degna conclusione di una serata sfortunata, ma la dea bendata non aveva ancora finito con la Roma.

La Roma meritava almeno il pari

Perché se è vero che per i primi due terzi di match la Roma non ha mai dato l’impressione di poter impensierire Reina, il prevedibile calo degli avversari, che fino ha quel momento avevano una marcia in più e tre tempi di gioco in meno, ha aperto alcuni spazi di cui i giallorossi hanno tentato di approfittare. La squadra di Di Francesco ha catapultato nell’area avversaria ben 32 cross, quasi tutti sventati dalla splendida prova difensiva di Koulibaly e Albiol. Tranne due. E su quei due ci ha messo mano, è il caso di dirlo, la strana maledizione che pare aver colpito la Roma delle prime giornate. Nove pali in sette partite, roba da Guinness dei primati. E i tifosi giallorossi potrebbero anche riderci su, se non fosse che cinque di questi sono arrivati nelle uniche due sconfitte stagionali.

Ancora fermi al palo…

Tre contro l’Inter, due contro il Napoli che espugna l’Olimpico dopo i nerazzurri. Due capocciate, una di Fazio su cui Reina ha ripetuto l’intervento miracoloso dello scorso finale di campionato, l’altra di Dzeko, terminata sulla parte superiore della traversa. La partita finisce con la Roma che assedia la porta del Napoli, il che lascia indicazioni tutto sommato positive alla squadra e al tecnico. La reazione, seppur tardiva, c’è stata. Il carattere a questa squadra non manca. Sono mancati i giocatori ed un briciolo di forma fisica, ma i rientri previsti a breve dovrebbero dare più benzina e più qualità all’undici giallorosso. Il processo di crescita continua; perdere una partita ci può stare, soprattutto se è contro la capolista.