Luigi Pellicone

 

Manolas e la Roma. Torna a casa Kostas. Niente grosso grasso matrimonio greco a San Pietroburgo. Il centrale difensivo ha detto “Niet” e lasciato lo Zenit sull’altare: un comportamento poco ortodosso. Scelta di vita. Questione di rubli? Dubbi. I russi non avrebbero avuto problemi a versare lo stipendio in dollari: e comunque, la busta paga era ottima. Cinque milioni più bonus, più del doppio di quanto percepito a Roma, dove Manolas guadagna, e con ogni probabilità, continuerà a guadagnare 1,9 milioni di euro. Inutile protestare. É stato lui a chiedere la cessione, dopo una stagione condita da un atteggiamento indolente distratto e nervoso: e sempre lui ha fatto saltare l’affare con i russi. Gran bell’autogol: tuffo in testa carpiato e palla all’incrocio dei pali. Manolas si è di fatto consegnato, mani e piedi, alla volontà di Monchi: amico mio, hai rifiutato la Russia? In Italia non ti vendo. La soluzione è la permanenza a Roma. Ah, e senza rinnovo né ritocco. Del resto, se hai rifiutato 5 milioni, quanti ne vuoi? Se ti accontenti della metà, firma qua, anche subito. Altrimenti, zitto e gioca. E vissero tutti infelici e scontenti. La Roma, per la figuraccia. La tifoseria per un mercato che non decolla.

manolas roma

Manolas, un ritorno al futuro?

Eppure la tragedia greca potrebbe trasformarsi in un nuovo inizio, soprattutto per Manolas. Oh, il ragazzo sarà capriccioso, ma resta uno dei centrali migliori d’Europa. Qualcuno, lo ha dimenticato: succede, specialmente a Roma. Una città dove si passa dall’altare alla polvere in un amen. Manolas, rimasto fuori dal “cerchio della fiducia” è scarso, attaccabrighe, scansafatiche. Avrebbe lasciato la capitale con il benestare di tutti. Rudiger, preso a pernacchie al suo arrivo, poi divenuto idolo dei tifosi, lascia la città reincarnatosi in un essere quasi mitologico: un semidio generato dal miscuglio di Baresi e Beckenbauer. Se in Inghilterra avrebbero preferito altro, un motivo c’è. O no?

Suvvia, Tonino era bravo e simpatico. Però Manolas, quello vero, è un’altra cosa: più affidabile in marcatura e nei movimenti e, sopratutto, molto più adattabile come centrale di una difesa a 4 rispetto al tedesco. L’arrivo di Karsdorp è un segnale forte e chiaro. La Roma gioca a 4. Un modulo dove Manolas serve come l’acqua nel deserto: la sua velocità, in una linea che presumibilmente giocherà piuttosto alta, è fondamentale. E poi, si integra perfettamente con Fazio. Due giganti, per una coppia centrale perfettamente compatibile. L’argentino è la “mente” della difesa: comanda e imposta. Manolas il “braccio”: corre, chiude. Ed entrambi si fanno sentire in zona gol. Prospettive quanto mai interessanti, dunque: il tempo guarirà ferite e incomprensioni. Manolas ha tutto per riprendersi la Roma. Purché ne abbia voglia.