Adriano Stabile

Un furto meschino accanto a un magnifico capolavoro. Sono bastati meno di quattro minuti allo stesso autore, Diego Armando Maradona, per realizzare una sorta di ossimoro entrato nella storia del calcio: la “Mano de Dios” e il “Gol del Siglo” di domenica 22 giugno 1986, esattamente 30 anni fa.

Maradona entra nella storia

Allo stadio Azteca di Città del Messico si gioca il quarto di finale dei Mondiali tra Argentina e Inghilterra. La guerra del 1982 per le Falkland, o Malvinas, è ancora vivissima nella memoria dei sudamericani che vivono questo match come una battaglia da vincere a tutti i costi. E così Maradona, in splendida forma in occasione di quei Mondiali, trascina i suoi con una storica doppietta: al 51’ anticipa l’esperto portiere inglese Shilton con un tocco della mano sinistra che simula un colpo di testa, l’arbitro tunisino Bennaceur non se ne accorge e convalida il gol, tra le proteste inglesi.

Al 55’ poi il numero dieci argentino si fa perdonare con una magia: prende palla poco prima di metà campo, punta verso la porta avversaria per scartare nell’ordine Beardsley, Reid, Hodge, Butcher, Fenwick ed evitare anche Shilton, appoggiando il pallone in rete. E’ il “gol del secolo”, forse il più bello della storia del calcio, sicuramente il più famoso: 62 metri percorsi in 10,6 secondi con 12 tocchi tutti di sinistro (4 d’esterno, 7 di interno e uno di suola), 42 passi, una giravolta e 3 dribbling. Serve solo per la cronaca, e i rimpianti inglesi, il gol della bandiera di Lineker all’81. L’Argentina vince 2-1 e si avvia a vincere il suo secondo titolo mondiale.

«Il primo gol è stato legittimo, regolarissimo – le parole di Maradona ai giornalisti che gli chiedono se abbia toccato di mano – ho colpito la palla di testa. Semmai c’è stata la mano de Dios. L’impressione del tocco di mano è vostra, non mia, il gol è stato regolare». E sulla seconda rete dice: «Meraviglia? Meraviglia è soltanto Raquel Welch (attrice sex symbol statunitense, n.d.r.), non io. E’ stato comunque un gol molto importante. Non sono il re del calcio, sono soltanto uno che ha avuto la fortuna di essere qui a rappresentare il mio Paese quando tanti lo vorrebbero fare e non possono».

Il “Pibe de Oro” per anni ha negato il segreto di Pulcinella, forse soltanto per orgoglio patriottico: «Non direi mai se il primo gol è stato segnato con la mano – le parole di Maradona nel giugno dell’87 – il secondo, credo, è stato il migliore di tutti, per quello che significò». Poco più di un mese più tardi, in occasione di una partita a Wembley tra Lega Inglese e Resto del Mondo, il fuoriclasse argentino viene coperto di fischi a ogni tocco di palla dai tifosi britannici, che non gli perdonano la “Mano de Dios”.

Maradona, scuse e smentite

Soltanto 12 anni dopo, nel giugno 1998, il quotidiano londinese “News of the World” riporta la prima ammissione di Maradona, che si sarebbe scusato: «Mi rendo conto che quella rete non doveva essere convalidata e sono spiacente per l’accaduto».

Passano altri 7 anni però e Diego sembra tutt’altro che pentito: «Lì per lì i miei compagni stentarono un po’ a festeggiare il gol, si sentivano ladri – racconta Maradona nell’agosto 2005 durante il suo programma televisivo la “Noche del Diez” – ma io li chiamavo, volevo dissimulare. In fin dei conti chi ruba  a un ladro ha cent’anni di perdono. Loro ci avevano fatto un sacco di cose brutte: anche se non volevamo che fosse una rivincita politica, sapevamo che loro erano inglesi».

Maradona gol Inghilterra

Il “gol del secolo” in un disegno di Carmelo Silva

 

Il 31 gennaio 2008 sembra esserci il vero “mea culpa”, quasi 22 anni dopo quel fantastico 22 giugno 1986: «Se potessi tornare indietro e cambiare la storia, lo farei – racconta al tabloid “Sun” durante una permanenza a Londra – gli inglesi sono sempre molto gentili con me nonostante quello che è successo. Se potessi scusarmi lo farei, ma un gol è un gol. L’Argentina è diventata campione del mondo e io il miglior giocatore». Passano però un paio di giorni e arriva la smentita: «Parlerò con il traduttore Walter Soriano – dice Maradona a una radio di Buenos Aires – gli chiederò spiegazioni, hanno cambiato il contenuto dell’intervista». D’altronde, nel giugno 2011, a 25 anni da quell’impresa, ribadisce: «L’unica cosa che cambierei è il terreno di gioco dello Stadio Azteca, avevo il timore di un rimbalzo sbagliato perché il terreno era veramente brutto. La seconda rete è quella che tutti sogniamo di mettere a segno, la prima è stata come rubare il portafogli agli inglesi».

L’anno scorso, in un fantaprocesso scherzoso intentato a Genova dall’Associazione Nazionale Magirstrati, per Diego Maradona si decide il «non luogo a procedere per intervenuta prescrizione e una condanna per la recidiva alla lettura continua per 365 giorni dell’“Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti” di Italo Calvino».
Meglio ricordare il “Gol del secolo” piuttosto che la “Mano de Dios”: «Sapevo cosa sarebbe successo – racconta Maradona a Fabio Fazio il 20 ottobre 2013 – quando sono andato avanti dribblando ho fintato per poi andare da solo verso la porta. Sapevo che avrei superato Fenwick e gli altri, a Shilton ho fatto una finta e lui si è messo paura, poi ho spedito la palla in rete con tre dita». Mitico Diego, per l’eternità.