Francesco Cavallini

Leo e Diego, Diego e Leo. Binomio inscindibile, ma riducibile nella semplice e allo stesso tempo complicatissima domanda. Chi è il migliore? Il vero Diez? Nel giorno in cui Diego festeggia la cittadinanza onoraria di Napoli, Leo annuncia al mondo l’ennesimo prolungamento del suo milionario contratto con il Barcellona. Trenta milioni l’anno, le cifre di cui già si parlava ma che ora sono messe nero su bianco nella scrittura che legherà la Pulce al Barça, il suo Barça, fino al 2021. Alla naturale scadenza dell’accordo, Messi avrà appena compiuto trentaquattro anni. Pochi per lasciare, ma troppi per pensare di mettersi davvero alla prova in una realtà diversa da quella catalana.

Già, perchè se sul piano tecnico è difficile, se non impossibile, trovargli una pecca, i detrattori di Messi spingono su due punti ben precisi, che nel nostro ragionamento fanno pendere la bilancia, seppur leggermente, verso Diego. Il primo è che Leo infatti non ha mai lasciato il Barcellona, sia per una precisa scelta di cuore (l’amore per la società che l’ha portato in Europa e che lo ha accudito e curato quando era ancora poco più che un bambino), sia perchè, ed è difficile dargli torto, ha sempre giocato in una delle corazzate del calcio mondiale, circondato da altri campioni che sul campo parlano la sua stessa lingua. Ma non ha mai osato, non ha lasciato il nido sicuro in cui è idolatrato per andare a cercare “fortuna” altrove.

Leo Messi, mancino puro

Leo Messi, mancino puro

Cosa che invece Diego ha fatto, prima accasandosi nel 1982 proprio in Catalogna, dove era ancora relativamente fresca la ferita dell’addio di Cruijff, poi nel 1984 facendo l’inaspettato. Il grande salto nel buio. La scommessa infinita, quella che doveva dimostrare al mondo la grandezza di quel ragazzo, del Pibe de Oro. Napoli. Perchè Napoli per Maradona è la scelta perfetta, il palcoscenico necessario per la sua recita più grande. Una società ambiziosa, una buona rosa, ma schiacciata da sempre dal peso delle grandi del Nord. Eccola la chiave, sfidare la Juventus di Platini, il Milan, l’Inter, persino la Roma di Viola, prendere per mano la squadra verso un sogno che pare irrealizzabile.

Questo Leo non ha mai potuto (o voluto) permettersi di farlo. Quando ha messo piede in prima squadra c’erano Deco, Ronaldinho, Eto’o, non certo gli ultimi arrivati. Il Barça era grande prima del suo arrivo, lo sarà anche dopo. Cosa che del Napoli non si può dire, perchè nonostante le ultime ottime stagioni manca ancora quel guizzo davvero vincente, quello che nella storia della società partenopea solo Maradona ha saputo dare. Se Messi, magari all’apice della grandezza, avesse accettato di mettersi in gioco come Diego, oggi la sua stella, se possibile, sarebbe ancora più luminosa. Non è andata così e non è possibile fargliene una colpa. Ma nel confronto, è evidente, perde.

messi maradona

Ronaldinho e Messi ai tempi in cui giocavano insieme al Barca

Come perde in un altro testa a testa, quello con la maglia della nazionale. Più di trent’anni fa Maradona ha guidato (ma sarebbe meglio dire trascinato con la forza) l’Albiceleste al suo secondo titolo mondiale. E il trionfo di Leo? Non c’è, neanche una coppetta qualsiasi. La bacheca della federazione argentina è desolatamente vuota dal 1993. Quando (anche se ancora per poco) tra i convocabili, neanche a dirlo, c’era ancora Diego. Che poi è stato anche allenatore di Leo quando per due anni ha guidato la nazionale. Mondiale 2010 e Coppa America 2011, nessuna rete di Messi e due eliminazioni scottanti per i sudamericani. Il rapporto, almeno a sentire la versione di Maradona, è sempre stato solido e sincero. Sarà, ma tra gli oltre 200 invitati al matrimonio di Leo, il nome di Diego non c’era.

Magari il 10 del Barça si è legato al dito qualche dichiarazione del Pibe, secondo cui una volta Messi è il miglior calciatore che Diego abbia mai visto, quella successiva è un peluche senza personalità più che un calciatore. C’è, è evidente, una acrimonia di fondo. Da chi sia partita e per quale ragione, non è dato a sapersi. Resta una storia di incroci, piccoli e grandi nelle carriere e nelle vite dei due numeri dieci. Ognuno, per la propria epoca, ha rappresentato il calcio. Per questo, solo per questo, sarebbe giusto ed ecumenico assegnare un pareggio. Ma alla fine, la spunta Diego, per un solo motivo: la mediaticità assoluta. Messi è personaggio, ma mai quanto Maradona. Non troppo coerente, ma sempre divisivo, mai banale. Perchè in fondo, Diego quando è davanti a un microfono è esattamente come era in campo. Imprevedibile e capace di tutto. Nel bene e nel male.

maradona messi

Diego e Leo in nazionale