Adriano Stabile

«La città racconta il mito». Mai sottotitolo poteva essere più chiaro per il docufilm “Maradonapoli”, in uscita dal 1° al 10 maggio nei cinema di tutta Italia. Una pellicola che racconta in un’ora e 12 minuti il rapporto profondo e radicato tra Diego Armando Maradona e Napoli, durante i sette anni di militanza del calciatore argentino nella squadra partenopea (dal 1984 al 1991), e la consistente eredità che l’asso argentino ha lasciato ancora oggi in città.

La storia di “Maradonapoli” inizia dal 30 giugno 1984, data dell’ufficializzazione dell’ingaggio di Maradona da parte del Napoli dopo una faticosa trattativa durata settimane («vene o nun vene? O accattammo o n’accattammo?» si chiedevano i tifosi in attesa della firma sul contratto). Il sogno si è così avverato e il 5 luglio di quello stesso anno, giorno impresso nella memoria di tutti i napoletani, il fuoriclasse argentino si è presentato palleggiando davanti a 80mila spettatori in amore allo Stadio San Paolo.

Maradonapoli, il docufilm sul Pibe de oro

Girato in 12 giorni, dopo due settimane di sopralluoghi e senza un vero e proprio canovaccio iniziale, “Maradonapoli”, che dura un’ora e 12 minuti, ha raccolto decine di testimonianze per le strade della città. La regia è di Alessio Maria Federici, romano e romanista (l’opera è stata realizzata con il sostegno della Regione Lazio), malato di calcio e innamorato di Maradona sin da piccolo tanto da andare a Buenos Aires il giorno dell’addio al calcio del “Pibe de oro”. «Venendo a Napoli e conoscendo gli interpreti di questo film, mi sono reso conto che in questa città non puoi fare un documentario perché diventa subito una commedia» ha spiegato a “Repubblica Tv” Federici, che si è avvalso del prezioso montaggio di Christian Lombardi.

La pellicola è coinvolgente: c’è la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che Maradona è amato anche dai ragazzini che non l’hanno mai visto giocare, ma che hanno ereditato la passione del mito argentino dai racconti dei padri. Ed emerge anche il rammarico di tanti giovani che non l’hanno potuto ammirare dal vivo.

DUE TIFOSI IN LACRIME NEL RICORDARE DIEGO
Non ci sono dati, didascalie né tante immagini di Maradona e dei suoi gol, ma racconti e aneddoti sul filo dell’emozione. Ci sono le tracce di Diego ancora oggi presenti in città, sotto forma di murales, scritte, maglie, oggetti, foto e soprattutto testimonianze. Due degli intervistati, addirittura, si sono messi a piangere ricordando l’asso argentino. Maradona è in qualche modo ancora a Napoli, con la sua maglia numero dieci, nonostante siano passati 26 anni dal suo addio alla squadra partenopea. Un addio traumatico, nel marzo 1991, in seguito alla positività all’antidoping per uso di cocaina.

In “Maradonapoli” il pubblico troverà immagini inedite della festa per il primo scudetto napoletano, di cui ricorre il trentesimo anniversario il prossimo 10 maggio, ultimo giorno del docufilm nei cinema. E ci sono anche immagini cedute per la prima volta da Gianni Minà, giornalista, amico e confidente di Diego.

Maradonapoli

La locandina di “Maradonapoli”

“Maradonapoli” (prodotto da Cinemaundici, con Rancilio Cube, e distribuito dalla Warner Bros) è un film girato per strada, tra la gente, senza distinzioni sociali: «Abbiamo intervistato la persona più umile dei quartieri spagnoli e il grande professionista di Posillipo» spiega uno degli autori del film, lo scrittore Jvan Sica, perché l’amore per Maradona ha sempre unito un popolo, annullando ogni differenza.

«È un Masaniello moderno» dice un tifoso, «per noi napoletani è stato l’unico demone che ci ha portato in paradiso» racconta un altro. Maradona è stato l’uomo del riscatto e della vittoria di Napoli. Per questo resterà in eterno nella storia di questa città.