Stefano Impallomeni

Con il Crotone non dovrebbe essere una domenica complicata. Non dovrebbe. Perché con la pazza Inter non sai mai come va a finire, specialmente nell’ultimo periodo. De Boer è stato silurato e ora è il momento non dei giovani ma di Vecchi che, dopo aver esordito con una sconfitta a Southampton in Europa League, cercherà di lasciare almeno con un bel ricordo. L’internalizzazione dei nerazzurri sembra la vera questione da affrontare. Il nuovo allenatore sarebbe un testa a testa neanche tanto appassionante e quasi disperato. Non tanto voluto. Il casting si assottiglia. Bielsa, Guidolin e altri ancora sono sfumati. Resta l’ultimo round con Marcelino, che sarebbe passato in vantaggio su Pioli. Anche se nelle ultime ore è spuntato il nome di Gianfranco Zola, che metterebbe d’accordo tutte le correnti interiste.

Inter, un misterioso calo di rendimento

La cordata di Suning soffia per l’arrivo dello spagnolo e avrebbe, naturalmente, l’ultima parola che potrebbe essere ancora straniera. Ausilio, Zanetti e altri ancora – dicono fonti ben informate- opterebbero invece per una soluzione all’italiana. Pioli, insomma, meglio di Marcelino, se non altro per riprendersi un’identità perduta con una certa velocità e per rimettere a posto i cocci improvvisamente esplosi in abbozzi di stili e corsi alquanto invisibili e misteriosi. Meglio, molto meglio chi già conosce la serie A, evitando errori a catena supplementari. Vedremo chi la spunterà. Nel frattempo, sono inevitabili alcune considerazioni. È davvero un mistero, infatti, assistere a un calo così vistoso da parte dell’Inter. L’organico è di un livello eccellente. I giocatori ci sono, ma è incredibilmente difficile metterli insieme, farli diventare una squadra potenzialmente forte come molti sostengono. L’aspetto curioso è quello di aver visto scomparire un’Inter, una sola, capace di fare una partita seria. Una partita ben giocata e vinta con merito. Mi riferisco alla sfida delle sfide, quella contro la Juventus, battuta in rimonta con super Icardi e Perisic. In quell’occasione avremmo scommesso in parecchi su un probabile protagonismo interista e invece, poi, a Roma una testa di troppo, quella di Icardi, ha decretato la depressione definitiva, i dubbi nascosti, le paure croniche. Da quella sconfitta, la nuova deriva. Perché?

Frank De Boer durante Sampdoria-Inter

Frank De Boer durante Sampdoria-Inter

Il problema non si può liquidare soltanto in una visione generale di gestione. Forse, i cinesi non sono pronti per la serie A e l’Italia non è pronta per capire i cinesi. Ma detto questo, De Boer ha colpevolmente abbassato la guardia non credendo fino in fondo al suo lavoro, sotterrato da discutibili rapporti con alcuni calciatori e non tanto dal modulo applicato. Non credo alla favola degli ammutinamenti, ai giocatori che giocano contro il proprio allenatore. L’ultima partita a Genova con la Samp è stata ben giocata. Il secondo tempo è stato più che buono. La partecipazione della squadra è stata notevole. De Boer ha sbagliato le scelte a centrocampo, non in quella partita, ma nelle partite del suo interregno. Non ha mai deciso per valori assoluti, ma in base agli allenamenti quotidiani, agli atteggiamenti, ai comportamenti che sono, per carità, importanti ma mai fondamentali quanto i valori individuali. Si sceglie il più bravo, non il più diligente. Brozovic non doveva essere tenuto in castigo per molto tempo per l’uso improprio dei social. È ed era un giocatore da tenere in considerazione. Banega è stato distrutto. Medel sembra aver perso aderenza e forza. Kondogbia, pur non essendo un portento, è stato bocciato senza tanti complimenti. Tutto ridimensionato in mezzo al campo, pochi spunti e Icardi, in attacco, a predicare nel buio con Candreva ed Eder intermittenti: lì né attaccanti, né centrocampisti, né difensori. Senza dimenticare Perisic che non può essere un panchinaro, un’alternativa che deve giocarsela con gli altri. L’olandese non ha mai trasmesso certezze, insomma, sebbene abbia fatto intravedere qualche cosa sul piano del gioco. La fragilità difensiva però lo ha condannato. Un disastro, con Handanovic a volare da un palo all’altro per parare imbarazzi e brutte figure.

MARCELINO: LA CARRIERA IN SPAGNA
Ora Marcelino, con Pioli sullo sfondo, molto sullo sfondo, salvo clamorosi colpi di scena. Marcelino, già ma chi è Marcelino? Può essere la soluzione dei mali? È la scelta giusta? Non escludiamo nulla, ma la sua carriera traccia un bilancio da onesto mestierante. Niente di eccezionale, ma lo spagnolo un senso al suo calcio l’ha saputo dare spesso. Da vedere il suo impatto con il calcio italiano di cui conosce qualcosa, ma non tutto. In Spagna è andato meglio in serie B ( diciamo così per farci capire). Due promozioni con Recreativo e Saragozza. Ha allenato il Siviglia, ma noi ci ricordiamo il Siviglia di Emery. Mentre ci ricordiamo bene il suo Villarreal, la parentesi florida del suo percorso. Una squadra aggressiva, bella a vedersi, molto equilibrata. In tre anni e mezzo: una promozione, due sesti posti e un quarto posto lo scorso anno, che è valso la qualificazione ai preliminari di Champions League. Marcelino, 51 anni, dunque, è uno scalatore esperto, non di grido e che viene dal basso. Sarà lui il nuovo profeta dell’Inter? Basterà per il rilancio? Ancora pochi giorni e sapremo, ma per Marcelino, se sarà lui il prescelto, non sarà una passeggiata di salute. San Siro è una Scala a pioli, piena di insidie, che ti benedice o ti affossa.