Redazione

Juventus, Napoli, Inter e infine Milan. Un curriculum di tutto rispetto, che calcisticamente forse possono vantare giusto Bobo Vieri o il buon Aldo Serena. Tre incarichi simili, ma diverse, poi arriva il signor Li (o Yonghong, che con i cinesi c’è sempre il dubbio di sbagliarsi) e ti dà le chiavi di casa e il portafogli gonfio di soldi. Ma, come direbbe lui stesso, passiamo alle cose formali. Marco Fassone, piemontese DOC in quanto nato a Pinerolo, è l’amministratore delegato del nuovo Milan con gli occhi a mandorla. Non è un nome così nuovo, anzi, ha alle spalle una carriera importante. Esordisce nel mondo del calcio come elemento fondamentale dell’area marketing della Juventus, lavorando anche alla realizzazione dello Stadium. Poi viene convinto da Aurelio De Laurentiis a prendere il posto di Pierpaolo Marino a Napoli come direttore generale. Altro giro, altra corsa, stavolta a Milano, dove l‘Inter gli affida la comunicazione. E poi il grande salto della barricata, la chiamata del nuovo Milan.

Fassone e Mirabelli, la coppia d’oro rossonera

Accoglienza? Dubbia. Normale quando si “acquista” qualcuno dai rivali di sempre. E ancora più comprensibile quando si va a ricoprire il posto che per trent’anni (mica bazzecole) è stato dell’inimitabile Adriano Galliani. Che non è sempre stato quello delle ultime stagioni, dei parametri zero e delle scoperte improbabili, ma che era uno di quei dirigenti che partiva di nascosto e magari due giorni dopo tornava in aereo con un futuro Pallone d’Oro. Un modello a cui ispirarsi e da cui imparare. Anche fin troppo bene, perchè assieme all’inseparabile Massimiliano Mirabelli, direttore sportivo, Fassone sta spopolando in Italia e in Europa con il faraonico mercato rossonero. Dimenticate le comparsate social in “maglia” nerazzurra, il passato juventino passa in secondo piano. L’AD milanista è l’uomo del momento.

Silva con Fassone e Mirabelli durante la presentazione. Ph dal sito ufficiale del Milan

Lo dimostrano i dieci (finora) acquisti, ma soprattutto lo certifica il web, il vero termometro della popolarità e dell’interesse nazional-popolare. Tra video e immagini, c’è un intero catalogo mediatico dedicato a Fassone e Mirabelli che spopola sulle bacheche Facebook e Twitter di mezza Italia. Dal fotomontaggio stile Gomorra, in cui la strana coppia minaccia di riprendersi tutto ciò che era suo, a improbabili parodie di famosi film, che terminano immancabilmente con l’acquisto di qualcuno per il Milan. L’espressivo volto del piemontese è anche l’incubo, vero o umoristico, delle altre squadre, che lo vedono spuntare ovunque, sempre intento a mandare all’aria trattative già concluse. Insomma, una sovraesposizione forse non preventivata, ma che ai nuovi proprietari del Diavolo, partiti tra lo scetticismo generale, non può che fare piacere.

Siamo nella generazione del web, ma qualcosa di tradizionale resta, nonostante il ricambio formale. Senza un tormentone, non si va da nessuna parte. E Fassone non si è fatto mancare neanche quello. Tutto è cominciato dal rinnovo di Montella, una delle prime operazioni ufficiali concluse dal nuovo Milan. Annuncio, conferenza stampa e poi la firma in diretta video, accompagnata da un’espressione destinata a diventare celebre. Passiamo alle cose formali. Se lo sono sentito ripetere tutti, da Andrè Silva a Conti, e presumibilmente a ore toccherà a Bonucci e a Biglia. Ed ecco quindi che la frase diventa il mantra dello strapotere rossonero, quella che ogni calciatore desidera ascoltare, l’offerta, come si suol dire, che non si può rifiutare. Un cult, riconosciuto dal suo stesso creatore, che ormai lo va esportando in ogni dove con uno humour non indifferente. E che ora, come ogni tormentone che si rispetti, si è espanso nella vita di tutti i giorni e può valere per un invito a cena o l’acquisto di un cellulare. E il passato di Fassone? Totalmente gettato nel dimenticatoio. Del resto, quelle con le altre erano storie serie, ma solo con il Milan il buon Marco…è passato alle cose formali!