Riccardo Stefani

La Roma di Di Francesco deve stare molto attenta, dato che ha un passato turbolento con i calciatori slavi in maglia biancoceleste: Stankovic, Pandev, Lulic, Djordjevic, e lo stesso Kolarov. E quest’anno in casa Lazio ce n’è uno nuovo, pieno di entusiasmo per le sue ottime prestazioni, premiate da Inzaghi con la continuità di impiego. La Lazio sembra tornata a ottimi livelli e se Tare continua a vincere tutte le sue scommesse, il campionato potrà contare su un altro costante competitor per la vetta per gli anni a venire. Adam Marusic scalda i motori, mentre Inzaghi si strofina le mani.

Marusic e i derby

Marusic milita nelle giovanili del Partizan, ma rimbalzando sulla primavera del Teleoptik arriva al Voždovac, squadra di Belgrado dove fa il suo esordio in prima squadra nel 2010 in terza divisione. Nel giro di due anni Adam vive una favola: trascina la sua squadra prima in seconda e poi in prima divisione. La Superliga, nella quale totalizzerà 6 reti in 27 presenze nella sua prima stagione, tra i quali una, importantissima, ai cugini della Stella Rossa di Belgrado, che permette alla sua squadra di portare a casa la stracittadina. Derby personale, visti gli esordi in casa Partizan, e di squadra.

Un altro bel-gradino (si perdoni il gioco di parole) per la sua carriera è la partenza per il Belgio nel 2014. Il Kortrijk ci vede lungo e beneficerà delle prestazioni e delle 11 marcature in due stagioni del montenegrino, grazie anche alle quali si qualificherà per l’Europa League. Nel 2016 arriva all’Ostenda dove in media segna una rete ogni quattro partite (5 goal, 40 presenze) ma perde una finale ai calci di rigore.

Il montenegrino ha vinto con la Lazio il suo primo trofeo

Nelle sue partite di esordio la squadra in cui militava aveva sempre perso (anche all’esordio in nazionale, il Montenegro, ha perso a tavolino contro la Russia alla sua prima convocazione) ma a Roma il venticinquenne comincia a respirare un’aria differente. E quindi non solo aiuta la squadra nella prima vittoria stagionale, ma alza anche il suo primo trofeo, tutto a tinte bianco rosso e verdi. In Belgio era andato vicinissimo ad alzare una coppa dopo un’intera stagione all’Ostenda mentre in Italia ci è riuscito impiegandoci solo 43 giorni.

Un altro elemento degno di nota è il fatto che nei campionati dove ha militato in passato, Marusic chiudeva le stagioni con circa 5/6 reti all’attivo. Ad oggi, con quattordici presenze, ne ha già segnati due e ne ha fatti fare cinque, nonostante il suo schieramento in campo sia arretrato di una posizione o forse due. Da ala è passato a tornante e talvolta a terzino. Ma ha mantenuto il piede caldo. E la Roma dovrà fare attenzione. Marusic nei derby sa fare male.