Stefano Impallomeni

Mario Savo alla corte di Guardiola. Non è il colpo dell’estate, tipo Gabriel Jesus o Sanè, non gioca, ma alla resa dei conti sarà un acquisto che peserà e darà il suo contributo. Savo, con già esperienze nel Latina di Juliano, parteciperà allo sviluppo di un innovativo software informatico in collaborazione con i Citizens. La notizia incuriosisce non poco. Il team dell’italiano, formato insieme a Matteo Consonni, Gian Piero Cervellera e Jeshua Maxey, ce l’ha fatta, dopo aver sbaragliato la concorrenza di 70 persone che hanno partecipato nei giorni scorsi al concorso lanciato dal club inglese a Manchester. Obiettivo comune: elaborare un software di match analysis in grado di supportare Guardiola durante le sessioni di allenamento e soprattutto prima, durante e dopo le partite del City. Non una novità nel mondo del calcio, ma senz’altro unica e originale l’idea del club che, grazie a un hastag #hackmcfc, ha coinvolto circa 30.000 persone, con esperienza nel settore della gestione telematica dei dati, di cui 70 selezionate nella gara-colloquio alla fine vinta dal nostro Savo.

(ph. tratta dal profilo privato Facebook di Mario Savo, nuovo match analyst del Man. City)

(ph. tratta dal profilo privato Facebook di Mario Savo, nuovo match analyst del Man. City)

LA FIGURA DEL MATCH ANALYST
Il Match Analyst è diventata, nel corso del tempo, una figura sempre più centrale all’interno delle squadre. Alcuni allenatori li utilizzano, altri li consultano e infine altri ancora li sopportano con diffidenza. Molti ritengono che ricoprano ruoli indispensabili, ma in pochi ne parlano e sembrano conoscere la loro cervellotica azione di affiancamento. Che cos’è veramente un Match Analyst? A cosa serve? Senza addentrarci troppo nei tecnicismi, questo tipo di risorsa non è nient’altro che un sorta di “radiologo”, che ti dà le soffiate sulle criticità, su quello che non va in ogni singolo calciatore, ma non ti risolve il problema, non opera soluzioni. Ha una valenza più o meno preventiva. Rappresenta una sorta di allarme, un aiuto per non distruggere del tutto una condizione atletica, peggiorare una postura o una statistica. E viceversa, può migliorare il lavoro del tecnico, lo può indurre a fare cambiamenti, a mutare strategia durante una partita, farlo ricredere sui rendimenti individuali. È un’analisi oggettiva che si contrappone a quella emotiva dell’allenatore. Video, dati sui chilometri percorsi, analisi del gesto e del comportamento più frequente dell’atleta, rivelazione della velocità e anche l’applicazione del GPS inerente la prestazione sportiva: questo in sostanza il lavoro (e in estrema sintesi) del Match Analyst, che non è il verbo ma può essere, se competente e bravo, una declinazione positiva del lavoro collettivo di una squadra. È un metodo molto attuale e ora che va molto di moda. Eppure gli esperimenti sono partiti da lontano. Negli anni ’80 il colonnello Lobanovski fu una specie di antesignano. La sua Dinamo Kiev fu un capolavoro di dettagli, molti dei quali analizzati al Pc. Sacchi introdusse i video-lezione. Bacconi nel 2006 fece emergere questa nuova figura collaborando con l’Italia di Lippi che vinse il titolo mondiale a Berlino.

Sacchi insegna tattica al suo Milan.

I criteri sono cambiati, ma la sostanza è che l’aggiornamento e l’implementazione si sono trasformati in passaggi quasi obbligati. Adesso la preparazione atletica, i dati statistici e lo studio delle squadre avversarie impongono una strutturazione differente. Una volta le squadre venivano allenate in blocco. Ora anche gli allenatori hanno due tre uomini di fiducia dedicati ai reparti. Ci sono i tecnici della difesa e dell’attacco. E infine, ci sono i criteri di valutazione per scegliere i calciatori. Qui, a differenza del software, sarebbe preferibile ancora l’opera dell’uomo che vede dal vivo pregi e difetti di un calciatore. Per scovare talenti serve gente abituata, che abbia l’occhio allenato, o meglio illuminato. Prima di tutto questo, poi dvd, dati e altre diavolerie che possono senz’altro darti una mano. E, interessi e algoritmi a parte, sarebbe importante valutare i calciatori sotto tutti i punti di vista e non soltanto perché sono alti due metri e capaci di correre a duecento all’ora. Ma forse qui, anzi di sicuro, mi sbaglio. Il calcio è cambiato, ma di gente come Baggio, Maldini, Del Piero o Totti non si vede neanche l’ombra. I dati aiutano a capire, ma non fanno la vera differenza.