Augusto Ciardi

A fine calciomercato, quindi a inizio stagione, c’e stata la corsa a evidenziare la bontà del calcio italiano, talmente affascinante da far tornare a riempire gli stadi. Certo, a Milano gli epocali cambiamenti societari hanno restituito entusiasmo. A Roma, sponda giallorossa, dopo un anno e mezzo di spalti vuoti soprattutto per una protesta civile nei confronti delle istituzioni si registra un nuovo fermento. E la Juventus dello stadio di proprietà e dei sei scudetti continua a essere l’eccezione, facendo registrare l’ennesimo sold out. Ma a bocce ferme, dopo quaranta giorni di Serie A, fare due conti sugli spalti offre spunti su un calcio, il nostro, che “maltratta” gli spettatori ospitandoli in strutture imbarazzanti, ma che sta affannosamente trattando i diritti tv del prossimo triennio, consapevole di dover vendere un pacchetto completo, che contempla anche la voce “contorno”, ossia le tribune, le curve, i settori ospiti, troppo spesso desolatamente spogli da troppi anni a questa a parte, per essere appetibili per le televisioni che dovranno sborsare soldi che oggi servono a mantenere in vita i club.

I numeri degli spettatori del calcio europeo

Dopo 7 turni di campionato, 69 partite giocate (manca Sampdoria-Roma rinviata), al dato abbonati si somma quello relativo ai paganti. Per un quadro indicativo sull’affluenza allo stadio.

1635661 è il numero complessivo di chi ha superato i controlli di accesso. Per una media spettatori a partita di 23705 unità. Dal picco dell’Inter, che tocca quota 53008 a partita (la squadra di Spalletti ha giocato 3 volte al Meazza), ai 10000 spettatori in media del Chievo (3 match al Bentegodi). Confrontiamo questi numeri con quelli degli altri campionati. La Serie A in una corsa a 5, con Premier League, Bundesliga, Liga e Ligue 1, arriva penultima, precedendo soltanto il torneo francese (media spettatori 22281). Distante anni luce dal campionato tedesco che straccia la concorrenza con 44095 spettatori a partita. Già, la Bundesliga più del campionato inglese, secondo a quota 38293. Terza la Liga, media spettatori 26564. Che certifica come in Spagna non esistano soltanto i luccichii di Real Madrid (65623 spettatori a gara), Barcellona (44778, ma la media è notevolmente più bassa perché per questioni extra campo l’ultima partita si è giocata a porte chiuse) e Atletico Madrid (61865) col suo Wanda Metropolitano nuovo di zecca. La Liga è anche casa dello stadio con la media spettatori più bassa d’Europa (l’Europa che conta), il Municipal di Ipurùa, la casa dell’Eibar, che in tre partite ha attratto 16060 spettatori, per l’inconsistente media di 5420 a match. Dal Las Palmas (19006) al Leganes (10307), altre dieci squadre registrano una media spettatori inferiore alle 20 mila unità. Praticamente come la Serie A, dove si passa dai 18334 del Torino ai 10000 del Chievo, con in mezzo Atalanta, Verona, Udinese, Cagliari, Sassuolo, Benevento, Spal e Crotone. Alcune di queste penalizzate da impianti che hanno capienza limitata.

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L’Allianz Arena di Monaco, lo stadio del Bayern.

Impressionano i numeri dei tedeschi. Il picco è del solito Borussia Dortmund, che guida non solo la classifica locale ma anche quella europea con 81073 spettatori in media a gara. La Bundesliga cala in serie numeri impressionanti per media spettatori; Bayern 75000, Schalke 61580 (queste tre superano l’Inter capofila in Italia), Stoccarda 52951, Amburgo 51814, Monchengladbach 50014. Ma sopra i 40 mila si assestano anche Hertha, Colonia (un punto in sette partite), Hannover, Eintracht, Werder Brema e Lipsia. L’ultima di questa speciale classifica, il Friburgo, ha una media di 23725 spettatori a partita. Più del doppio del Chievo ultimo in Italia, il quadruplo dell’Eibar ultimo in Spagna. La Germania con i suoi impianti nuovi, fruibili, fa il vuoto.

Bundesliga prima per media spettatori, segue la Premier

Battendo in modo netto persino l’Inghilterra. La cui certezza è il Manchester United. 4 match giocati a Old Trafford dalla squadra di Mourinho, 300109 spettatori totali, 75027 in media. Non è una novità. I Diavoli rossi hanno lo stadio più capiente. E le ambizioni fra le più elevate. Alle sue spalle si issa il Tottenham, agevolato dalla capienza di Wembley, temporanea casa in attesa del nuovo stadio: media spettatori 68938. Quindi Arsenal (59290), West Ham (56962), Liverpool (53192), Manchester City (52269). I campioni in carica del Chelsea arrivano ottavi, dopo il Newcastle, con 38615, ma come per la Juventus in Italia, il sold out praticamente garantito è condizionato nei numeri bassi dalla capienza inferiore rispetto a quelle delle altre big inglesi. E se il Bournemouth è come il Chievo (10400 spettatori a partita), la differenza con l’Italia sta nel numero di squadre che hanno medie inferiori ai 20000 spettatori. In Premier League sono soltanto 2: Bournemouth e Burnsley, che ne registra comunque 19750 a partita.

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L’Etihad Stadium del Manchester City

La Francia da un lato consola l’Italia, dall’altro preoccupa e in coda all’approfondimento capiremo perché. Paris Saint-Germain (47161) e Marsiglia (45679) guidano la graduatoria, il Lione terzo si difende (37877), i campioni del Monaco fanno i conti con lo stadio gioiello di casa che rispetto agli impianti più capienti sembra una struttura del Subbuteo, e la media spettatori per Radamel Falcao raggiunge quota 11322. Due squadre sotto i 10 mila: Troyes (9171) e Amiens (9131). Il 66% delle squadre europee con media spettatori sotto i 10 mila, gioca in Ligue 1.

Crescita sì, ma impercettibile

In Italia la media spettatori è in aumento rispetto allo scorso intero campionato (22164 spettatori). Inter e Milan furono le squadre più seguite in casa ma con cifre inferiori rispetto alle attuali (46620 i nerazzurri, 40294 i rossoneri). A fine stagione Empoli (9483) e Crotone (8222) chiusero sotto i 10000 spettatori a match, ma in quel periodo subentra a volte disinteresse o ad abbassare a media ci sono fasi della stagione in cui la squadra piccola delude e il tifoso si prende una vacanza dallo stadio.

La Juventus (38798) ha gli stessi numeri del 2016-17 (39489), ma è stata tirata giù dal podio dal Napoli, passato da 36605 a 42351 spettatori a match. Poi viene la Roma, che ospitando Inter, Verona e Udinese ha coinvolto 110890 spettatori (36963 a partita). La Lazio degli ultras che hanno fatto pace con Lotito tornando all’Olimpico con costanza ha una media di 27000 spettatori a gara, con cui ha scavalcato la Fiorentina (23601), quinta nella passata stagione.

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Lo Stadio Olimpico durante una partita della Roma

Insomma, a parte la crescita notevole degli spettatori in media che si registrano a Milano, i dati delle prime sette giornate di Serie A non sono diversi da quelli del 2016-17, la crescita è impercettibile. Niente a che vedere con la Bundesliga, che ha registrato un aumento di 2500 spettatori a match. Come la Premier League (2600 in più). Unico campionato con spettatori in calo, la Liga che nel passato campionato ha registrato 27630 spettatori a partita. Ma anche su questo dato incidono le porte chiuse dell’ultimo Barcellona. 1000 in più in media per la Ligue 1, un anno fa a 21029.

Quando la Serie A era regina dei botteghini

Dato storico: la stagione della Serie A con la media spettatori più alta è il 1984-85, la stagione del Verona di Bagnoli campione d’Italia, la stagione del sorteggio integrale degli arbitri: 38622 spettatori a partita. All’epoca i campioni giocavano anche in squadre piccole, all’interno di stadi che nel frattempo sono rimasti gli stessi, quindi sono invecchiati, si sono imbruttiti, hanno mantenuto le piste di atletica, ma in compenso hanno visto aumentare il costo del biglietto di accesso e sono stati nettamente superati dalle televisioni. 38622 spettatori per la Serie A 1984-85. In quella stagione cosa accadeva all’estero? Deprimiamoci insieme:

in Germania la media era 19827, in Inghilterra 21055, in Spagna 23400, in Francia 9944. In poco più di 30 anni l’Italia è stata non sorpassata o doppiata, ma umiliata dagli altri campionati nazionali europei. Gli stadi italiani continuano a essere semivuoti e improponibili, non esiste una tendenza felice, non c’e crescita. Non esistono prospettive. Nonostante le sfacciate esternazioni del Presidente FIGC Carlo Tavecchio che si chiede perché molti auspichino stadi nuovi e di proprietà, e nonostante l’ostracismo delle istituzioni che piuttosto che agevolare la nuova impiantistica, scoraggiano i volenterosi proprietari, o almeno i pochi che propongono progetti innovativi provando ad applicarsi per stare al passo coi tempi. In Italia si teorizza il futuro praticando il Medioevo.