Redazione

Fatelo arrabbiare ancora. Mertens, nel momento in cui segna il raddoppio con il Bologna, non esulta. Perché? Molto semplice: si è arrabbiato. Il centravanti del Napoli non digerisce la concorrenza di Milik? E Sarri, forse (anche senza forse) ci gioca su. Se la partita è sofferta, il punteggio bloccato, il tecnico toscano invita il polacco a scaldarsi e catechizza il belga. Quanto basta per smuovergli l’orgoglio. Beh, se i risultato sono questi, meglio indispettirlo.

Non è neanche la prima volta

Mertens ci è “ricascato”. Il gol, il silenzio, lo sguardo verso la telecamera, quasi infastidito. Una scena già vista: basta riavvolgere il nastro all’inizio dello scorso campionato. Trasferta a Pescara, Napoli in svantaggio di due reti. Dries entra in campo e sigla una doppietta che toglie le castagne dal fuoco a Sarri. Anche allora, ha uno sguardo poco sereno, incupito: proprio come a Bologna. Allora, si chiedeva perché dovesse partire dalla panchina. Adesso perché deve sentirsi in discussione dopo aver sforato quota 30 gol lo scorso anno.

Una convivenza difficile

Mertens non capisce. Non è bastato cambiare ruolo e segnare gol come se piovesse? Beh, solo in parte. Milik non è l’ultimo arrivato. Sarri ha il diritto di scegliere per il bene del Napoli. E quando il tecnico ci pensa su, Mertens si arrabbia. E segna. Beh, tutto sommato, non male. Tutto bello, ma il patto di ferro siglato in ritiro ha come l’obiettivo la vittoria, non il giocare sempre. L’essenza dell’accordo è sentirsi parte della squadra, elemento importante e decisivo del collettivo. Non indispensabile, però. Mertens può e deve capire che in una stagione così ricca di impegni non può giocare sempre e per tutti i 90′. Ne va del suo bene e di quello del Napoli. E Sarri non può ne deve rottamare Milik, che sinora ha fatto solo intravedere le sue qualità. Certo, la situazione non è semplice: tutti devono mostrare maturità. La profondità della rosa è tale da trarne solo dei vantaggi.