Redazione

Dries Merten e il Napoli. Un amore assoluto, incondizionato, destinato a durare  nel tempo. Da riserva di lusso  uomo del presepe. La parabola di Dries ha toccato il suo punto più alto, ma senza coincidere con la vittoria. Alla vigilia di una stagione che può scrivere la storia del Napoli, il ragazzo ha ripreso da dove aveva lasciato. Segnando, stupendo, trascinando. Il gol all’Espanyol è solo un’altra perla da incastonare in una stagione lunga e possibilmente vincente. Dries ha una pazza idea. Trasformarsi in Diego…

Un figlio del Vesuvio

Napoli è una città che, quando le conquisti il cuore, sa amare come poche. Mertens, in riva al Golfo, è un figlio. Ha sposato il progetto azzurro nel 2013 e nel giro di diversi anni è uno dei giocatori più amati della storia. Non è stato facile. L’utilizzo a singhiozzo con Benitez. La panchina, l’apprendistato, il ruolo scomodo di dodicesimo titolare. E un’etichetta, piuttosto scomoda, “appicciata” addosso: “Chi Dries? Lo scugnizzo è buono. Però è utile solo come ricambio. Quando la partita è già iniziata”. Non deve essere stato facile convivere con l’idea di essere apprezzato a mezzo servizio. Però Mertens non si è perso d’animo. Nè ha mai voluto lasciare la città. Neanche quando, ceduto Higuain, la società ha puntato su Milik e Gabbiadini. Il belga ha atteso il suo turno con pazienza. E poi ha dato il meglio di sé.

Corsa, gol, fantasia e personalità

La svolta è arrivata per una serie di circostanze: prima l’infortunio di Milik, poi il calo di Gabbiadini. Sarri ridisegna il suo Napoli provando Mertens al centro del tridente. Invenzione, intuizione o semplice fortuna? Non importa. Contano i risultati. Il ragazzo ripaga la fiducia trascinando il Napoli più bello mai visto negli ultimi anni. Con il tempo, Dries ha unito le qualità di base a una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Da falso nueve a vero centravanti. Gol e assist a profusione, come sempre. Migliorando, nel contempo, per tenuta fisica, spirito di sacrificio e personalità. Mertens non è più l’uomo dei secondi tempi. É un calciatore maturo, che trascina la squadra sulle spalle. E vuole portarla a essere vincente, oltre che bella. L’obiettivo immediato è la qualificazione alla Champions. Poi lo scudetto. Insieme, lui e il Napoli, verso un futuro da dipingere a (tri)colori. D come Diego. D come Dries. D come Dado. É tratto.