Mattia Deidda

Il Napoli è pronto a gettarsi a capofitto nel campionato. L’obiettivo Scudetto non è certo sfumato, nonostante una sconfitta ed un pareggio nelle ultime due gare, giocate per di più in casa. Contro il Torino, i partenopei hanno un solo risultato disponibile. Le squadre che abitano i piani alti della classifica viaggiano ad un ritmo elevato: uscire dal campo per la terza volta senza i tre punti potrebbe significare trovarsi (potenzialmente) quarti in classifica. Nessun passo falso è più ammissibile; se la Roma dovesse vincere il recupero contro la Sampdoria, tra la prima in classifica e la quarta ci sarebbero solamente due punti di differenza. Mertens è pronto a caricarsi la squadra sulle spalle, nonostante anche lui cominci ad intravedere un meccanismo di gioco che ha bisogno di un aggiornamento.

Vittime del proprio gioco

Il Napoli sa giocare in un solo modo. Non è un problema, né un’accusa, specie quando il gioco in questione è la vera forza della squadra. Gli avversari, però, non si fermano a guardare ed ammirare la velocità con cui si svolge la manovra partenopea. Ogni squadra italiana conosce i meccanismi di gioco del Napoli. Alcune non riescono ugualmente a bloccarli, altri, vuoi per una maggiore qualità o per un periodo di forma migliore, riescono ad arginare i movimenti degli uomini di Sarri. I giocatori in campo lo sanno, e Mertens lo ha confermato nell’ultima intervista: “Le squadre ormai ci conoscono, dovremmo cambiare qualcosa per continuare ad essere imprevedibili”. Non si parla di stanchezza o di un calo di forma. Il protagonista è sempre lo stesso: il gioco. Questa volta, però, non si celebra come in passato, anzi, è necessario provare a modificarlo, al di là della qualità tecnica persa con gli infortuni di Insigne e Ghoulam.

Mertens, prigioniero di Sarri

I calciatori del Napoli sanno bene che difficilmente si avrà un’occasione migliore per vincere il campionato. La squadra gioca insieme da tanti anni e ogni giocatore conosce a memoria lo spartito del tecnico. Il futuro, specialmente nel calcio, non regala garanzie, e quando si parla di futuro, l’attenzione si sposta sempre su Mertens, che rinnovato il contratto fino al 2020, ha anche una clausola rescissoria di appena 28 milioni valida per l’estero. Non pochi per un attaccante di trent’anni, ma non abbastanza per un calciatore che nell’ultima stagione e mezza ha segnato trentotto gol in campionato. Per un cifra del genere molte squadre sarebbero pronte a contattarlo. Sarri, però, gioca un ruolo chiave in questa vicenda. Il Mertens centravanti è un prodotto del tecnico toscano. Nessuno lo aveva mai messo in quella posizione, così come nessuno può sapere se il belga possa rendere allo stesso livello in un altro meccanismo di gioco. Lasciare Napoli, e Sarri, significherebbe rimettersi in discussione e rischiare di abbandonare il feeling con la porta trovato alla soglia dei trent’anni.