Francesco Cavallini

La Roma dei due Faraoni ce la ricordiamo tutti. Del resto Salah ed El Shaarawy hanno giocato la loro ultima partita assieme giusto un paio di mesi fa, partendo titolari nell’assalto alla porta del Genoa per conquistare la Champions diretta nel giorno dell’addio di Francesco Totti. Ora Momo se ne è andato, lasciando tra i tifosi giallorossi il rimpianto per un ragazzo apprezzato e un calciatore spesso decisivo. È invece rimasto nella Capitale il numero 92, che tiene alta la bandiera dell’Egitto (ma indossa la maglia dell’Italia), in attesa di sapere se Riyad Mahrez, anche lui originario dell’Africa mediterranea, arriverà a fargli compagnia a Roma. Ma di ragazzi di quelle zone. sulle rive del Tevere ne sono passati anche altri. Come Housseine Kharja, il marocchino arrivato in prestito dalla Ternana e divenuto un buon rincalzo nella prima stagione di Spalletti. O Mehdi Benatia, che nell’anno in cui la Roma ha rimesso la chiesa al centro del villaggio ha guidato la difesa giallorossa, prima di autoesiliarsi a Monaco di Baviera e di tornare da nemico, con la maglia della Juve. Ma nessuno di loro è rimasto nell’immaginario collettivo della tifoseria come il primo Faraone. L’egiziano che faceva coppia con Ibra, sia in campo che (almeno a dar retta alle leggende metropolitane) nelle scorribande notturne ai tempi dell’Ajax. Quello che è arrivato a Roma con l’etichetta da fenomeno ed è ripartito, neanche a dirlo, da bidone. Nessuno sarà mai come Ahmed Hossam Mido.

Mido, da golden-boy a giramondo

Alto. Potente. Ambidestro. Dotato di una tecnica spaventosa. Arrivato all’Ajax nel 2001. A leggerla, sembra proprio la descrizione del Colosso di Malmö, ma in realtà è anche perfetta per Mido. Nato al Cairo, giovanili ovviamente nello Zamalek, quella che una volta era la Juventus d’Africa, e poi subito il grande salto in Europa a neanche diciotto anni. Lo prende prima il Gent, ma in Belgio il ragazzino si annoia. Troppo facile quel campionato. Meglio provare con i vicini di casa. Quando arriva ad Amsterdam è già tra i predestinati del calcio del nuovo millennio. Qualcuno arriva a suggerire che tra Ibrahimovic e Mido, quello davvero forte è l’egiziano. Sulla panchina del Lancieri c’è Koeman, non esattamente un tenerone. E Mido non gli piace. Forte, fortissimo, ma indolente. Troppo amante degli eccessi. Assieme a quell’altro, a quel pennellone svedese, sembrano due monelli, sempre pronti a fare stupidaggini. Screzi, insulti, qualche rosso di troppo e conseguenti panchine punitive per il ragazzo del Cairo. In ogni caso, l’Ajax vince campionato e coppa d’Olanda senza neanche sudare troppo. Quei due lì davanti sanno davvero il fatto loro. 

Ma il giocattolo si rompe a fine 2002. La strana coppia scoppia, e anche parecchio male. La storia racconta che tra i due sia scoppiata una lite e che Mido, accecato dalla rabbia, avrebbe tirato verso Ibra un paio di forbici, fortunatamente mancandolo. Ecco, il fatto di non aver colpito Zlatan è forse l’unica parte verosimile della ricostruzione, dato che se avesse centrato il bersaglio, probabilmente Mido non sarebbe stato in grado di raccontarlo a nessuno. Ma fatto sta che Koeman, spazientito, lo spedisce tra le riserve e lui, stizzito chiede la cessione. L’Ajax però nicchia, perchè Mido è un capitale e nessuno vuole lasciarlo andare se non per un bel gruzzolo. Si fa avanti il Celta, che si accontenta di un prestito. Otto partite, poche, ma quattro gol, molti, almeno in proporzione. Quanti ne bastano per decidere al Marsiglia di puntare su di lui. Quindici milioni per gli olandesi, che si fregano le mani, una stagione mediocre per Mido, che in Francia si trova davanti un altro ragazzo che farà strada, Didier Drogba, e quindi decide di andarsene.

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Mido al suo esordio in Serie A

E a fine stagione 2003/04 arriva la Roma. Batistuta è già un lontano ricordo e serve un attaccante di peso. Mido è da parecchio nel taccuino della società giallorossa. In realtà, c’è anche un altro nome nella lista. Esatto, quello di Zlatan. Che costa un po’ di più ed ha anche più richieste, avendo praticamente vinto da solo l’ultima Eredivisie. Capello però si è innamorato e vuole solo lui. E lo avrà. Non alla Roma, perchè il 27 maggio compie l’estremo tradimento e si accasa alla Juventus, portandosi dietro anche lo svedese per la modica cifra di 16 milioni. Ai giallorossi resta ben poco da fare. Nell’ennesimo bivio della storia romanista, la Roma sceglie per forza di cose Mido. Il palmares, anche solo quello relativo alle due stagioni successive, dimostra chi abbia fatto la scelta giusta. Due scudetti (poi revocati) da protagonista alla Juventus per Ibrahimovic, tredici presenze e zero (ZERO, o come si dice a Roma, OVO) reti per l’egiziano, che ha anche la faccia tosta di presentarsi dicendo di poter fare molto meglio del suo ex compagno di squadra. Alla faccia del fenomeno.

Il perchè di questo fallimento? Ufficialmente la motivazione è problemi di ambientamento. Ma come, obietteranno dalla Capitale, abbiamo anche la Piramide! E tutti quegli obelischi! Certe volte fa anche caldo come al Cairo. Mido caro, cosa ti è mancato? Di certo la voglia di giocare a pallone. Più che un Faraone, il numero 99 sembra una mummia. Vedere l’egiziano in campo in quella dozzina scarsa di partite è un supplizio. Lento, indolente, neanche un briciolo di cattiveria o perlomeno di interesse. La pessima forma fisica, tra l’altro, non aiuta. Mai un lampo, un qualcosa che faccia dire “ah, ma quello è Mido, l’avevano detto che era forte”. Zero, come le reti, come il suo apporto alla squadra. Certo, la Roma quell’anno ci mette anche parecchio del suo, dato che la stagione è quella che è. Pronti via, se ne vanno Capello, Emerson e Samuel, poi arriva l’addio improvviso di Prandelli. In panchina si siede Völler ma viene esonerato, la squadra è affidata a Del Neri, che se possibile fa anche peggio del tedesco. L’annata finisce con Bruno Conti sul ponte di comando e con Cassano che segna il gol salvezza alla penultima giornata, mentre Mido è già a Londra a svernare al Tottenham. 

I ricordi di chi c’era o i pochi filmati sopravvissuti di quella mezza stagione raccontano di un calciatore che definire scarso è dire poco. Tragicomico il tentativo di colpo di testa ravvicinato nel match dell’Olimpico contro l’Inter. Roma sotto di una rete, Dellas fa un’ottima sponda servendo l’egiziano appostato a centro area. Coordinazione pessima, impatto se possibile ancora peggiore, con la palla che schizza verso l’alto invece di andare verso la rete. Per fortuna della Roma (e di Mido), subito dietro c’è un giovanissimo Daniele De Rossi, che stoppa quel goffo ed involontario assist e pareggia. Il resto è pura (e totalmente inutile) accademia. Come lo scatto felino nello scontro di Champions contro il Real Madrid, con Roberto Carlos (mica uno qualsiasi!) superato in velocità, seguito da un piattone dal limite sul secondo palo colmo di sufficienza, che naturalmente termina a circa un metro e mezzo dalla porta. Tra l’altro Mido riesce anche in un mezzo miracolo, cioè far sembrare un calciatore equilibrato e costante Antonio Cassano, che in quel periodo è in rotta con la società e con Totti, ma che di fronte all’egiziano pare un ragazzo riflessivo e con la testa sulle spalle.

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Mido durante la sua seconda parentesi in giallorosso

Ma anche questa lodevole iniziativa non basta e dopo sei mesi arriva la prima separazione consensuale. Prestito agli Spurs, un anno e mezzo. Trentotto presenze e tredici reti, con tanto di doppietta all’esordio. Allora evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto. Le qualità ci sono, forse è il caso di riprovarci. E quindi nell’estate 2006 il buon vecchio Mido torna (suo malgrado) nella Capitale. Ma a Trigoria, dopo il caos del 2004, è arrivato sulla panchina giallorossa Luciano Spalletti, che il Faraone non vuole vederlo neanche dipinto. E nemmeno la tifoseria, che due anni prima lo aveva accolto con le migliori intenzioni, è disposta a regalargli una seconda chance. Di nuovo valigie, di nuovo Tottenham. E poi una lunga serie di squadre, con sempre meno presenze, fino al mesto ritiro del 2013, ad appena trent’anni, mentre il suo ex compagno di baldoria Ibrahimovic sta vincendo il primo dei suoi quattro campionati francesi con la maglia del PSG.

Le indimenticabili (in negativo) prestazioni di Mido, unite alle aspettative date dalla sua carriera al momento dell’arrivo, classificano l’egiziano tra i peggiori flop di mercato della storia recente della Roma. Forse c’è stato anche di peggio, ma vedersi superare per reti in giallorosso da Fabio Junior (!) e Bartelt (!!), che per convenzione comune rappresentano le vere grandi sòle della storia dell’attacco romanista, non è esattamente impresa da tutti. Sarà anche per questo che l’arrivo di Salah aveva generato più di qualche dubbio, poi prontamente smentito dalla guizzante ala destra col numero undici. Ma i tifosi vanno compresi, non rimproverati. In fondo la memoria storica è difficile da cancellare. E purtroppo, almeno fino all’arrivo di Momo, per i romanisti Egitto era sinonimo di Mido. Quello che la Roma ha preso al posto di Ibra. Un’etichetta che non si augura neanche al proprio peggior nemico.