Luca Marchetti

Come passare dall’altare alla polvere nel giro di tre mesi. Tutti parlano di Bonucci e del Milan, delle connessioni che ci sono fra i due (o delle mancate connessioni). Addirittura in questa vicenda anche l’opinione del motivatore di Bonucci non è riconosciuta come veritiera dallo stesso Leo. Forse è il segnale che ognuno di noi dovrebbe soltanto guardare la cronaca, quello che succede, senza andare a fare dietrologie di qualsiasi tipo… Ma il calcio è bello per il bar, per la chiacchiera, per la passione che si porta dietro. Esattamente quella passione che tre mesi fa aveva inondato casa Milan e issato Bonucci a capopopolo. La trattativa dell’estate, uno dei difensori più forti del mondo passa dalla Juve al Milan. Tutti a chiedersi chi ci avesse guadagnato. E ognuno aveva la sua opinione.

Al Milan erano convinti di poter ripartire con slancio, grazie all’esperienza di uno che negli ultimi sei anni aveva praticamente soltanto vinto (almeno in Italia) e che poteva dargli quell’esperienza e visibilità internazionale che ancora mancava. Alla Juve con i 40 milioni (tutti di plusvalenza) hanno finanziato parte della campagna acquisti per rinnovare la squadra, sacrificando sì un giocatore di primissimo livello ma comunque nella fase della pienissima maturità: come a dire lo vendi ora o non lo vendi più. E in più Bonucci: squadra nuova, stimoli nuovi, grande partecipazione popolare, sentirsi al centro di un nuovo progetto e un po’ di milioni di euro in più sul contratto (non che alla Juve giocasse gratis). Insomma, la sfida di dover ricostruire qualcosa da protagonisti.

Tutto questo ora non c’è più. La Juve si riscopre stranamente vulnerabile dietro. Da tempo la truppa bianconera non prendeva così tanti gol ad inizio campionato. Complici la sfortuna, gli infortuni, alcuni giocatori che non stanno rendendo come ci si aspettava, un assetto diverso, e l’assuefazione alla vittoria. Tutto quello che volete, ma probabilmente Bonucci manca più di quello che ci si potesse immaginare. Ma la Juve è sempre lassù. Forse con qualche intoppo in più, ma sempre lì.

Il Milan invece non riesce a decollare. Si è detto e si è scritto che Montella è passato alla difesa a tre a causa di Bonucci, ma lo stesso Leo dice che per lui a tre o a quattro è la stessa cosa (e non abbiamo dubbi). Sostenere però che il fatto che il Milan non riesca ad ingranare sia completa responsabilità di Bonucci ci sembra eccessivo. Di sicuro non è riuscito ad andare oltre. Ci sono alcune colpe nei gol presi (e ci mancherebbe pure, è un difensore) e non ha fatto “miracoli”. Di sicuro paga la mediaticità del suo acquisto e la sua personalità. “Spostare gli equilibri” non gli riesce, ma è difficile che riesca a qualcuno… E il problema del Milan non è Bonucci. Per 42 milioni di euro vi sareste aspettati una marcia in più? Possibile, osservazione giusta. Ma il giocatore, nel 90% dei casi, lo fa la squadra.

Ecco che allora, probabilmente, quello che ha perso di più, finora, è paradossalmente proprio Bonucci. Non è nel momento migliore della sua carriera, giusto per utilizzare un eufemismo. Anche in Nazionale non gira bene (e anche qui non certo solo per sua responsabilità), ma per un giocatore come lui, appena inserito nel miglior 11 europeo della passata stagione, essere uno dei tanti non può andare bene. Ma soprattutto, Bonucci è praticamente inserito in ogni discorso (in negativo): e per quanto possa avere le spalle larghe la pressione c’è eccome. Se la sarebbe aspettata diversa, forse più dolce, la pressione… E di sicuro con un’altra classifica. Ecco perché, fatti alla mano e senza interpretazioni personali, il più deluso è probabilmente lui. Ma c’è ancora tempo. E siccome tre mesi sono bastati per ribaltare tutte le prospettive, meglio lasciare la parola ancora al campo…