Redazione

A mercato chiuso e a operazione ampiamente definita, arrivano indiscrezioni dalla Germania. La cessione al Milan di Hakan Çalhanoğlu è considerata dalla dirigenza del Bayer Leverkusen un vero e proprio capolavoro. Ad influenzare il giudizio sono di certo i 22 milioni (più cinque di bonus) che rimpingueranno il bilancio delle Aspirine, ma anche e soprattutto la soluzione ad un problema che il Bayer si portava appresso ormai dal 2014. Çalhanoğlu è stato venduto perchè considerato di difficile collocazione tattica. Ora il dilemma è risolto? No, proprio come il calciatore ha semplicemente cambiato proprietario. Adesso tocca al Milan (e a Montella) capire dove inserire il turco.

Tanti ruoli ricoperti…

Eppure a ben vedere il problema non dovrebbe neanche sussistere. Una rapida ricerca permette di identificare per il numero 10 rossonero ben tre opzioni nel campo “ruolo”. Esterno sinistro, centrocampista centrale e, dulcis in fundo, trequartista. Queste, almeno in teoria e in ordine sparso, le posizioni in cui il ventitreenne di Mannheim rende meglio. Se poi decidiamo di spulciare meglio tra i dati, scopriamo che nel corso della sua carriera è stato schierato anche da esterno destro, da seconda punta e persino da attaccante centrale. A giudicare dalle cifre, un patrimonio di duttilità a cui è impossibile non trovare una collocazione tattica.

…ma un unico grande amore

La realtà però dice altro. Non importa dove venga posizionato, il cuore e l’istinto calcistico porteranno sempre e comunque Çalhanoğlu a svariare, fino a ricoprire giocoforza l’unico ruolo che il turco sente davvero suo, quello del trequartista centrale. Da lì può inventare, sfruttare la sua sublime visione di gioco e soprattutto armare il destro, letale nei calci da fermo ma anche dalla lunga distanza. Non è un caso che sulla sua maglia ci sia il numero dieci. Stiamo parlando di un artista del pallone, uno di quelli che con una giocata può cambiare il corso di una partita.

Fuori posizione nel 4-3-3

E allora perchè è così difficile inserirlo in un undici? Semplicemente perchè nel calcio moderno l’unico modo di supportare l’artista, che di applicarsi tatticamente anche in fase difensiva spesso e volentieri non ha proprio voglia, è quello di affiancargli dei portatori d’acqua. Il Milan ha Kessie, ma a centrocampo a fare il regista c’è Biglia, anche lui più incline alla giocata che alla distruzione. Se si continua a giocare con il 4-3-3 (e Montella dà quest’impressione settimana dopo settimana), resta libera per Çalhanoğlu solo una posizione ibrida da mezzala, in cui il calciatore non si ritrova.

E se il Milan giocasse con la difesa a tre?

Se, d’altro canto, si passasse alla difesa a tre, la questione potrebbe cambiare. Il centrocampo a cinque, con l’apporto dei due esterni, lascerebbe più libertà di manovra al turco, che potrebbe ricoprire il suo ruolo preferito in un 3-4-1-2 che coinciderebbe anche con la necessità di non lasciare fuori nessuno tra Romagnoli, Bonucci e Musacchio. Tutto risolto? Macchè. Questa opzione escluderebbe Suso, eventualità che a Montella non passa neanche nell’anticamera del cervello, o ben due degli attaccanti rossoneri, con almeno una sessantina di milioni costantemente seduti in panchina. E quindi? Sta a Çalhanoğlu ritagliarsi il suo spazio e conquistare la fiducia del tecnico, garantendo qualità ma soprattutto rigore tattico, indipendentemente da dove verrà piazzato in campo. Nel frattempo, la ricerca continua.